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mercoledì 1 ottobre 2014


Export: numeri e chance in Usa, Cina, Corea del Sud, Brasile

Quali sono i mercati Oltremare consolidati e le mete su cui sta invece puntando ora l’ortofrutta italiana al di fuori dal Vecchio Continente? Quali le specie autorizzate ad approdare lontano dall'Europa e quelle su cui si sta lavorando per consentirne l'export?  A fare il punto della situazione, in un interessante convegno organizzato da Agrinsieme venerdì scorso al Macfrut di Cesena, la responsabile progettazione e legislazione del Cso Simona Rubbi, che ha esaminato alcuni esempi chiave di sbocchi interessanti, che lo diventano ancor di più alla luce dell’embargo russo in vigore dal 6 agosto scorso.

I mercati extra Ue rappresentano sicuramente un’opportunità molto interessante in particolare per i prodotti frigoconservabili e con shelf life lunga, ha spiegato Rubbi, ma l’approccio e il consolidamento non sono affatto semplici: la definizione di un protocollo con le condizioni fitosanitarie richiede un lavoro di squadra costante e quotidiano di molti anni (mediamente dai 7 ai 10).

Non solo: anche quando il mercato è aperto, le esportazioni sono aggravate da maggiori costi, sia in termini economici che di tempo (ad esempio per le procedure pre-clearance) tutti a carico delle strutture fornitrici. E ancora, ha proseguito Rubbi, è richiesta una programmazione a medio - lungo termine che incide notevolmente sia sulla parte produttiva che sulle consuetudini commerciali.

Ecco la panoramica sui principali mercati di riferimento illustrata dall'esponente del Cso:

Stati Uniti

Mele e pere. I dati dimostrano che gli Stati Uniti, pur essendo paese produttore, importano quantitativi importanti di pomacee. Dopo circa 15 anni di lavoro, da settembre 2013 l'Italia può esportare mele e pere grazie alla sottoscrizione dell’accordo bilaterale con gli Usa. Purtroppo, ha spiegato Rubbi, per garantire la completa assenza di determinati organismi nocivi si è costretti ad effettuare diversi controlli in campo e soprattutto prima della spedizione del carico gli ispettori americani di Aphis vengono in Italia per la cosiddetta pre-clearance. Nella precedente campagna commerciale sono stati spediti in totale 33 container (18 di mele pari a 360 tons e 15 di pere pari a circa 230 tons) per un totale di poco meno di 600 tons.



Quest’anno sono già partite le prime mele e a metà ottobre seguiranno le pere.
Per questo mercato è fondamentale avere una programmazione almeno a medio termine ed accompagnare i nostri prodotti con un piano promozionale ben strutturato ed efficace, ha detto Rubbi.

Kiwi. Molto interessanti sono i dati di import di kiwi, in quanto confermano che la produzione degli Stati Uniti di circa 20.000 tons non è assolutamente sufficiente a coprire il fabbisogno interno. Ma ancor più interessante è il dato dell’import dall'Unione Europea: oltre a confermare il trend di crescita iniziato nel 2009, il grafico mostra che i dati dell’Italia sono praticamente sovrapponibili a quelli totali dell’Ue.

Cina

Kiwi. Nonostante sia il primo produttore mondiale, la Cina è un Paese ad alto fabbisogno di prodotto estero. Il kiwi italiano è stato il primo europeo ad arrivare in Cina, con l’accordo bilaterale siglato nel 2009. Come dimostrano i dati di export, si evidenzia una crescita molto significativa: dalle 1.000 tonnellate del 2010 alle oltre 7.300 del 2013. Il trend positivo è già ampiamente confermato dai programmi per la prossima campagna commerciale.



Agrumi, mele, pere. Sta per essere finalizzato il protocollo bilaterale per consentire l’accesso agli agrumi italiani sul mercato cinese, interessante anche per le mele, entrambi con quantitativi che si aggirano intorno alle 350.000 tons. Invece i quantitativi totali di pere rimangono stabili sulle 45.000 tons, ma vi può essere ulteriore spazio per le nostre pere che arriverebbero sul mercato cinese come un prodotto nuovo.
Mele e pere saranno i prossimi dossier.

Corea del Sud

Kiwi. Ad aprile 2012 si è concluso l’accordo bilaterale tra Italia e Corea del Sud per il kiwi. Anche in questo caso il kiwi italiano è stato il primo d'Europa ad arrivare in Corea. Si tratta di un mercato interessante anche se ancora marginale per i volumi. Avrà bisogno di tempo per maturare. Le esportazioni sono estremamente difficoltose a causa delle condizioni fitosanitarie che impongono l’ispezione di ogni container da parte degli ispettori coreani, ha sottolineato Rubbi. La prossima campagna dovrebbe essere l’ultima con le attuali condizioni e poi il tutto dovrebbe semplificarsi. Anche il Fta tra Corea del Sud e Ue ha iniziato ad agevolare le esportazioni, abbassando progressivamente i dazi sui prodotti, compreso il kiwi.
Attualmente è in esame il dossier agrumi.

Brasile

I dati dimostrano che si tratta di un mercato potenzialmente molto interessante per pere e kiwi. Nel 2011 è stato concluso anche il protocollo per gli agrumi italiani.
Le susine (specie prunus salicina) sono l’esempio emblematico di come le barriere fitosanitarie possano essere misura di protezionismo: sono state esportate dal 2007 fino alla scorsa campagna commerciale senza problemi, attualmente sono bloccate in quanto le autorità brasiliane le ritengono non conformi alla specie prunus domestica. In realtà le problematiche fitosanitarie e gli organismi nocivi che interessano le due specie sono esattamente gli stessi.



Mercati su cui non è possibile accedere ma si sta lavorando

Giappone: l'Italia può accedere con arance delle varietà Moro, Sanguinello e Tarocco. Attualmente si è alle fasi conclusive per il kiwi.
Vietnam: kiwi, uva da tavola, mele e pere.
Messico: mele e kiwi.
Sud Africa: pere e mele.

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