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lunedì 15 dicembre 2014


Clementine, Eleuteri: linea italiana per fermare il declino


La scorsa settimana Confagricoltura ha lanciato un Sos sulla difficile situazione vissuta dalle clementine italiane, alle prese con prezzi sempre più bassi, concorrenza estera e anticipo della maturazione dei frutti (cliccare qui per leggere); un grido d’allarme sul quale interviene Marco Eleuteri, direttore commerciale di Aop Armonia, tra le realtà più vocate per la produzione dell’agrume. “Non si può certo criticare la presa di posizione di Confagricoltura, la drammaticità della situazione in cui si trova da anni il settore agrumicolo italiano è nota a tutti gli addetti ai lavori anche se probabilmente al di fuori del nostro piccolo mondo il grande pubblico ignora questa situazione; ritengo però criticabile la totale assenza di proposte concrete per superare lo stato di totale abbandono in cui si trova l'agrumicoltura italiana, ed è un appunto che non rivolgo solo alle associazioni di categoria, ma anche alle nostre stesse Op e alle Unioni nazionali che le rappresentano istituzionalmente nelle stanze del potere a Roma e a Bruxelles”.  “Organizzazioni - incalza Eleuteri - a mio avviso  incapaci, ad oggi, di ottenere dalla politica, tanto a livello europeo, quanto in ambito nazionale e regionale, misure di intervento strutturali capaci di frenare questo declino apparentemente inarrestabile che sta affossando un intero comparto produttivo di vitale importanza economica per vasti territori di diverse regioni”.

Per Eleuteri “non si possono più accettare lamentele finalizzate ad ottenere semplicemente aiuti straordinari o eccezionali, perché se non cambiamo profondamente la nostra struttura produttiva, le crisi si ripeteranno tutti gli anni, e quegli stessi aiuti che continuiamo a definire "straordinari" o "eccezionali" assumeranno un carattere sempre più ordinario e come tali inaccettabili in quanto inutili”. 




Ed ecco la proposta: “perché, ad esempio, non destiniamo una parte degli aiuti straordinari a finanziare delle attività di ricerca e sviluppo finalizzate all'ampliamento della gamma varietale delle clementine italiane? Oggi abbiamo la possibilità di sviluppare una linea tutta Italiana di clementine dalle caratteristiche organolettiche eccezionali - tutte derivanti dalla clementina Comune - senza dover correre qua e là per il mondo, come fanno molti dei nostri operatori, cercando di diffondere da noi varietà nate in Spagna, o in Marocco, o in Israele, arrivando sempre molto dopo i nostri competitors, spesso con risultati diversi da quelli ottenuti nei Paesi d'origine per le diverse caratteristiche degli ambienti produttivi, e comunque  senza mai offrire nulla di nuovo sul mercato internazionale”.

Il manager di Aop Armonia sostiene che “una linea varietale dalla marcata identità italiana, con un calendario di almeno 5 mesi, gustativamente eccellente e con una forte capacità distintiva, sarebbe di gran aiuto a quegli operatori che volessero affrontare i mercati europei più esigenti e a più alto valore aggiunto con un prodotto di elevata qualità ed in qualche modo diverso da quello dei nostri rivali mediterranei”.

“Impiegare risorse pubbliche e/o private per sviluppare progetti come questo in un ottica di sviluppo medio/lungo periodo - conclude Eleuteri -  sarebbe ben più utile alla nostra clementicoltura, di quanto non lo siano i "contentini" rappresentati dalle misure di sostegno eccezionali... che è un po' come dare un ombrello, anziché un tetto,  a qualcuno che è già bagnato fradicio”.

Sulla stessa lunghezza d’onda  l'agronomo calabrese Francesco Perri (a sinistra di Eleuteri nella foto di apertura), collaboratore di Aop Armonia: "la situazione in Calabria, come anche in Puglia e Basilicata è veramente drammatica, con prezzi pagati agli agricoltori in molti casi inferiori ai loro costi di produzione. Purtroppo fintantoché i nostri agrumicoltori non diversificheranno le varietà coltivate ampliandone la gamma, la situazione in futuro potrebbe anche peggiorare. La clementina Comune rappresenta ancora una percentuale troppo alta  - oltre il 75% - sul totale delle varietà coltivate, con performance economiche sensibilmente inferiori a quelle di varietà più precoci e tardive. Va detto che chi ha diversificato oggi non soffre tanto, anzi: ci sono clementicoltori che, nonostante lo scenario generale negativo, riescono anche ad ottenere risultati molto positivi dalla loro attività; si tratta, è vero, di pochi casi che rappresentano eccellenza, ma spero possano quantomeno servire da esempio virtuoso per tutti gli altri”.



“Per quanto riguarda la ricerca italiana di settore e quanto sostenuto da Eleuteri sulla possibilità di sviluppare una linea di clementine tutta italiana - aggiunge Perri - direi che insieme ai colleghi del Cra di Acireale in questi ultmi anni abbiamo raggiunto risultati molti interessanti. Dopo la varietà Spinoso che oggi comincia ad avere una buona diffusione nei nostri ambienti produttivi, stiamo osservando da anni il comportamento di una varietà tardiva con maturazione da metà gennaio e conosciuta al momento con la sigla SZ; si tratta di una mutazione gemmaria della clementina Comune individuata dal sottoscritto alcuni anni fa attualmente in fase di risanamento presso il Cra di Acireale. Oltre ad essere molto produttiva è del tutto simile per forma e gusto alla clementina Comune, di cui è  figlia, e, per il periodo in cui viene raccolta, rappresenta una alternativa molto valida (ed italiana al 100%) all'Hernandina”.

“Oltre alla SZ - conclude Perri - recentemente abbiamo individuato anche un'altra mutazione spontanea, questa volta di Spinoso, con maturazione i primi di ottobre, con calibro sostenuto - aspetto critico per le varietà precoci - e molto succosa,  per forma e gusto anch'essa simile alla clementina Comune, a mio avviso interessantissima. Per concludere direi che quanto auspicato da Eleuteri è assolutamente realizzabile, mi rincresce solo osservare come da anni la ricerca italiana di settore sia abbandonata a se stessa, praticamente senza fondi e lasciata ad un gruppo di sparuti uomini di buona volontà che, mossi da passione e  spirito di servizio, continuano a combattere affinché questo settore non scompaia definitivamente.  Senza ricerca scientifica non c’è sviluppo, e senza sviluppo tutti noi saremo condannati senza appello al declino... magari girando disperati, con il piattino in mano, per raccogliere l'elemosina delle misure di sostegno".

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