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lunedì 12 gennaio 2015


«Bio in crescita. E il 40-50% dell'ortofrutta passa da Ccpb»

Andamento del numero di aziende certificate, ettari certificati, tracciabilità e rintracciabilità: Italiafruit News ha chiesto a Fabrizio Piva,  Amministratore Delegato CCPB, di delineare l'evoluzione che ha avuto il biologico nel 2014.  

Quali sono i numeri registrati dal bio nel 2014? E che cosa rappresenta oggi CCPB come certificazioni?
Nel corso del 2014 il biologico ha avuto uno sviluppo notevole sia in termini di domanda interna, con una crescita rispetto al 2013, che è a due cifre, sia sul versante del mercato internazionale. Sul lato del mercato interno nei primi 5 mesi del 2014 l'aumento della domanda sullo stesso periodo del 2013 è stato del 17,3%. Sul versante del mercato mondiale la domanda ha fatto registrare importanti passi in avanti sulla base delle informazioni desumibili dalle aziende che certifichiamo. Le aziende certificate sono aumentate di oltre l'1%, mentre la superficie di quasi il 6%.

L'ortofrutta è pur sempre il settore maggiormente vocato al concetto di biologico: il prodotto fresco sente più di altri il fascino del biologico perché il consumatore quando mangia un prodotto fresco addenta un prodotto che non ha subito preparazioni, mondature, cotture o altri procedimenti tali da ridurre la presenza di eventuali sostanze estranee al prodotto e ricerca la maggior naturalezza possibile che in effetti trova sua elezione nel biologico.

CCPB rappresenta nell'ortofrutta biologica uno degli organismi più rappresentativi certificando la maggior parte delle strutture più significative nel panorama dell'offerta ortofrutticola; non vi sono dati certi ma possiamo presupporre che il 40-50% dell'ortofrutta biologica passi dalla certificazione di CCPB.

Tracciabilità e rintracciabilità sono sempre più sulla bocca di tutti e poter garantire ai propri interlocutori finali trasparenza su questi aspetti è oggi sempre più un fattore critico di successo. Quali innovazioni a livello di approccio e di applicazioni sono oggi disponibili e quali nuove frontiere si possono immaginare?
Ritengo che le innovazioni debbano passare dai sistemi informatici in modo da poter tracciare lotto per lotto per arrivare alla singola azienda che ha ottenuto il prodotto e garantire dalla foto alle informazioni contenute nel quaderno di campagna, seguendo il prodotto in tutti gli step di cui è composta la filiera. La rintracciabilità non va letta solo come uno strumento di marketing, ma sempre più come uno strumento conoscitivo volto a prevenire situazioni di rischio sanitario. Il poter includere ad ogni passaggio le informazioni in un QR code significa conservare adeguatamente tutte le informazioni e non perdersi in fogli excel o documenti che renderebbero la rintracciabilità labile e insicura. Quindi, non solo origine ma informazioni sulle caratteristiche del processo e del prodotto quali ad esempio quelle organolettiche o nutrizionali o varietali. Per fare questo è necessario andare al di là degli obblighi di legge e, ancora meglio, assoggettare a certificazione il proprio sistema di rintracciabilità in base alla norma ISO 22005 per la quale, ad esempio, CCPB è accreditato.

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