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lunedì 4 maggio 2015


Expo: buon avvio, tanta gente, ma c'è anche qualche ombra [FOTOGALLERY]

Dal padiglione la cui struttura riproduce cassette in legno di mele (Polonia) allo stand costellato da orti verticali (Stati Uniti), dal supermercato del futuro “targato” Coop al cluster frutta e legumi: non mancano i riferimenti al settore nell’Expo dedicato all'alimentazione che ha aperto i battenti sabato a Milano.

Numeri e struttura

Sono 94 i Paesi che hanno presentato un progetto specifico sul tema della nutrizione, 53 i Paesi con un loro Padiglione con un tema personale collegato a quello generale di Expo, 9 i Cluster tematici (riso, cacao e cioccolato, caffè, frutta e legumi, spezie, cereali e tuberi, bio-mediterraneo, isole mare e cibo, zone aride) dove i paesi senza proprio padiglione hanno un loro spazio di azione ed esposizione, 13 organizzazioni civili (da Save the Children al Wwf, da Action Aid alla Caritas) e 3 organizzazioni internazionali: Onu (Organizzazione delle Nazioni Unite), Ue (Unione Europea) e Cern (Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare).


Un’area grande più di un milione di metri quadrati (110 ettari) tagliata da due strade ortogonali: il Cardo e il Decumano (detta anche World Avenue). Padiglione Italia è un quartiere che si sviluppa lungo una strada di 325 metri intorno alla quale, organizzate in borghi e piazzette, vengono presentate le eccellenze italiane. Cuore del quartiere è Palazzo Italia, struttura avveniristica di 5 piani, simbolo del made in Italy con l’Albero della Vita, ideato da Marco Balich, come sua icona. 

Avvio positivo, ma anche qualche problema

Positivi i primi dati relativi agli ingressi: 200 mila venerdì, 220 mila sabato. Sarebbero già 11 milioni, stando agli organizzatori, i ticket venduti.

Ma non sono mancati i problemi: il cluster bio-mediterraneo gestito dalla Sicilia si è presentato sporco, deserto e allagato. Il grande padiglione che riunisce 11 Paesi dell'area mediterranea è stato invaso dalla pioggia passata attraverso la copertura realizzata nelle ultime settimane, in vista dell'inaugurazione, rendendo sostanzialmente inagibili i locali.


Stando alle cronache ha dovuto armarsi di scopa e paletta persino il commissario unico per il cluster, il dirigente regionale Dario Cartabellotta, che insieme al suo staff e agli studenti dello Iulm - giunti per uno stage - ha cercato di fare pulizia negli spazi destinati al pubblico. 


Un pezzetto di metallo sabato sera si è staccato dal padiglione turco, ferendo una giovane turista, potenziale campanello d'allarme degli effetti della corsa contro il tempo per finire i lavori. E ancora, qualcuno ha notato uno scarso  legame con il tema che dovrebbe essere al centro di tutto - "Nutrire il pianeta", "Energia per la vita" - che spesso e volentieri sfugge: come scrive lastampa.it l’obiettivo primario degli stand sembra essere quello di stupire. Ma la sfida con cui la manifestazione si è presentata era altra... 

Il cluster frutta e legumi

Piccole e grandi piante da frutto che diffondono il loro profumo e invogliano il visitatore a scoprirne l’origine, la storia e le leggende costellano il Cluster Frutta e Legumi che si sviluppa su 3.700 metri quadri complessivi, un terzo dei quali espositivi. Gli spazi, i prodotti dei Paesi e le strutture architettoniche creano passaggi e giochi di luce e ombra dando al visitatore la sensazione di trovarsi in un bosco coltivato.


Negli spazi del Cluster Frutta e Legumi vi sono aree coltivate con piante da frutto di diverse tipologie. Intorno a una piazza centrale, ispirato dalle forme, dai profumi e dai colori, il visitatore può partecipare agli eventi e ammirare gli allestimenti tematici.
 
Sopra la piazza, concepita per unire idealmente i padiglioni, c’è una copertura di legno che ricorda una pergola. Al termine della visita ci si può fermare a curiosare ed eventualmente acquistare prodotti nel mercato, che si trova come elemento di unione tra questo Cluster e quello delle spezie. I Paesi coinvolti sono Benin, Gambia, Guinea, Guinea Equatoriale, Kyrgyzstan, Repubblica del Congo, Uzbekistan e Zambia.
 

Il supermercato del futuro

Basta indicare un prodotto per leggere sugli schermi sopra agli scaffali non solo le informazioni riportate sull'etichetta, ma i possibili allergeni, l'impronta ambientale, l'origine delle materie prime, i controlli di sicurezza: avviene nel Padiglione del cibo del futuro che Coop ha allestito in collaborazione con l'Mit senseable city Lab su 6.500 metri quadri nelle adiacenze di Piazza Italia investendo circa 15 milioni di euro.
"Un supermercato come i mercati di una volta, con tecnologie che mettono l'uomo e le sue opinioni al centro - l’ha definito a Il Sole 24 Ore Marco Pedroni, presidente di Coop Italia -. Abbiamo lavorato sull'idea di fornire molte più indicazioni di quelle che normalmente riescono a stare su un'etichetta”. 


Tutti gli alimenti (1.500 prodotti realizzati da 90 fornitori con stabilimenti in Italia) raccontano fino dalle origini la storia dei loro prodotti. Il Future food district individua i possibili, e verosimili, scenari futuri del retail. È composto da un vero e proprio supermercato in cui vivere una esperienza d'acquisto, anche se futura, e dall'Exhibition Area, struttura polivalente che si proietta fino al 2050.  Il cibo del 2020 e del 2050 è visibile in due corner all'interno del supermercato mentre nell'Exhibition area sono in mostra i primi prodotti commestibili derivanti dalle oltre 1.900 specie di insetti di cui si cibano già oggi circa 2 miliardi di persone. 

Chi volesse organizzare la propria visita all'Expo può cliccare qui per la guida. Italiafruit News tornerà presto a scriverne. 

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