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mercoledì 13 maggio 2015


Igp truffa legalizzata? «Delegittimazione gratuita»

Abbiamo ricevuto da Consorzio di Tutela Nocciola di Giffoni Igp e Consorzio di Tutela Carciofo di Paestum Igp la seguente lettera, che riportiamo integralmente:

Fra le rubriche In primo piano del 6 maggio del network “Italiafruit news”, Mirko Aldinucci riprende il pensiero sulle Igp ortofrutticole del direttore commerciale della Aop Armonia, Marco Eleuteri, con un articolo dal titolo "L'Igp? Spesso una truffa legalizzata che deprime i consumi di fascia alta...". In tale articolo in maniera del tutto gratuita e, forse, senza averne piena conoscenza si attaccano pesantemente le Igp con il chiaro intento di delegittimare i prodotti degli altri nel tentativo di affermare i propri.

L’Unione Europea con la protezione delle indicazioni geografiche persegue l’obiettivo di garantire agli agricoltori un giusto riconoscimento per la qualità e le caratteristiche specifiche dei prodotti per i quali esiste un legame intrinseco con l'origine geografica. Con i regimi di qualità, inoltre, l’Unione tutela i consumatori fornendo informazioni chiare sui prodotti che possiedono caratteristiche specifiche connesse all’origine geografica permettendo di compiere scelte di acquisto più consapevoli.

La normativa comunitaria specifica che le “Indicazioni Geografiche” identificano i prodotti di un determinato territorio, le cui caratteristiche specifiche e qualitative siano attribuibili all’origine geografica e il cui ciclo produttivo, almeno per una delle sue fasi, si svolga nel territorio delimitato.
Ogni indicazione geografica protetta deve rispettare un rigido disciplinare che ne definisce il nome, descrive il prodotto, delimita la zona geografica, gli elementi che legano il prodotto a quella zona, il metodo di produzione, l’Organismo di Controllo incaricato della verifica del rispetto del disciplinare e le specifiche norme per l’etichettatura.



Come si evince facilmente da questa sintesi degli obiettivi e delle condizioni necessarie per ottenere la protezione per una indicazione geografica non è l’Igp che fa di un prodotto una eccellenza ma è l’eccellenza di un prodotto che ne determina il riconoscimento come Igp.
La qualità intrinseca del prodotto, invocata dall’Eleuteri come principale elemento per ottenere risultati soddisfacenti sul mercato, è, insieme a tanti altri, un attributo imprescindibile per ottenere la protezione del marchio Igp che contribuisce a valorizzare molte produzioni tipiche italiane.
In merito alla “vuotezza” e “dannosità” delle Igp ortofrutticole con effetti depressivi sui consumi, si sottolinea che per queste la domanda è sempre crescente tanto che per molte produzioni Igp le quantità prodotte non riescono a soddisfarla.

Se poi il direttore Eleuteri conosce delle situazioni per le quali delle Igp si configurano come "truffa legalizzata al consumatore”, farebbe bene a denunciarlo alle autorità competenti, altrimenti meglio evitare di sparare nel mucchio e generare solo confusione nel consumatore.
E’ veramente sconcertante dover aggiungere alla fatica quotidiana per la valorizzazione delle nostre produzioni la necessità di replicare a considerazioni e valutazioni prive di reale fondamento.

"Parlare male degli altri" è in realtà un fenomeno molto triste che fa danno soprattutto ai tanti agricoltori che con grande fatica, dedizione e passione conservano, nella tradizione, la biodiversità del loro territorio. Con l’augurio che le considerazioni esposte possano contribuire ad una migliore conoscenza dei prodotti a marchio comunitario. 

Consorzio di Tutela Nocciola di Giffoni IGP
Consorzio di Tutela Carciofo di Paestum IGP

Ringraziamo i due Consorzi per la lettera che offre un importante contributo al tema e, come auspicato da Italiafruit News, alimenta il confronto tra gli operatori del settore che costituiscono - non va dimenticato - la platea della nostra testata. 
Marco Eleuteri ha espresso il suo pensiero in modo perentorio, ma l'impressione che l'Igp non rappresenti sempre un reale valore aggiunto tutelando efficacemente i prodotti e i produttori seri, mettendo a riparo dalle crisi di mercato, è diffusa. 
Sicuramente non per colpa di quei Consorzi impegnati meritoriamente, tra mille difficoltà burocratiche e norme complesse, a fare emergere le produzioni di riferimento. 
Certo, in alcuni casi l'Igp ha fatto innestare la marcia in più configurandosi come occasione di crescita e distinzione; ma scorrendo l'elenco degli ortofrutticoli protetti, emerge che al numero record di indicazioni geografiche made in Italy non corrisponde spesso un concreto "plus" sul mercato interno ed estero.
Il dibattito resta aperto.  


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