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mercoledì 24 giugno 2015


Ciliegio, da Bologna nuovi sistemi di allevamento

Tra le specie che hanno vissuto una crescita interessante negli ultimi anni il ciliegio si pone sicuramente tra i primi posti.
Il suo sviluppo è merito del profondo processo d'innovazione che ha permesso di migliorarne le performance quantitative e qualitative, oltre migliorarne la sostenibilità economica ed ambientale.

In base ai dati Fao la produzione mondiale di ciliegie dolci nel 2013 è stimata in 2,3 milioni di tonnellate. A guidare la classifica è la Turchia con circa 470 mila tonnellate, seguita da Usa con 318 mila, Iran con 200 mila, Italia con 116 mila e Spagna con 95 mila tonnellate.

Un'ascesa caratterizzata da zone di luce e ombre, che rendono complessa la sua lettura. Per approfondire l'argomento AgroNotizie ha chiesto a Stefano Lugli, ricercatore presso il Dipartimento di scienze agrarie dell'Università di Bologna, di rispondere ad alcune domande.

Innovarsi per guardare al futuro con prospettiva
"E' necessario che la cerasicoltura diventi più moderna, intensiva, imprenditoriale e sostenibile. Per poter essere competitivi è necessario migliorarne le rese produttive, che in Europa e Italia rimangono abbastanza basse (50-60 ql/ettaro per l'Europa e 40-45 ql/ettaro per l'Italia). Tra le maggiori innovazioni introdotte abbiamo l'alta densità d'impianto (si è passati da 500 piante/ettaro a 800-1200 piante/ettaro) e l'utilizzo di protezioni multifunzionali".

La prova sperimentale dell'Unibo
"In quest'ottica stiamo sperimentando impianti di questo tipo per dare nuove possibilità ai frutticoltori. Una di queste prove è in atto presso l'azienda agricola dell'Università di Bologna a Cadriano (Bo). In questo impianto sono state messe a dimora le varietà Black Star* e Regina su portinnesti nanizzanti, con diversi sistemi d'allevamento ad alta densità (tra le mille e le 5 mila piante ad ettaro con forme tipo Spindel, fuso ed a V) e con coperture multifunzionali monofila. In questo modo è possibile ridurre i costi di produzione (raccolta e manodopera in genere), migliorarne le rese, accrescere la qualità e ridurre l'impatto ambientale".


Alcune prove sperimentali per coperture multifunzionali all'interno dell'azienda agricola del Dipartimento di scienze agrarie dell'Università di Bologna a Cadriano (Bo)

I portainnesti nanizzati
"L'utilizzo di portainnesti semi-nanizzanti o nanizzanti (come Gisela® 5, Gisela® 6, PHLA e Piko 1) sono determinanti nell'evoluzione del nuovo processo d'innovazione. In questo modo è possibile ridurre il vigore delle piante ed indurre una precoce entrata in produzione, facilitandone la gestione e permettendo una produzione più intensiva. Il tutto senza intaccarne la produzione e la qualità dei frutti".

Innovazione varietale al centro del progetto
"C'è grande fermento nel settore dell'innovazione varietale. Oggi però il panaroma varietale del ciliegio dispone di una scelta molto ampia per un calendario di maturazione troppo breve. Abbiamo più varietà che giorni di raccolta e questo trend deve essere cambiato.
Ci sono stati due momenti importanti nel processo evolutivo delle varietà. La prima con l'introduzione delle varietà autofertili canadesi, la seconda con l'introduzione delle varietà americane ed italiane che puntano sulla qualità.

Ma cosa vuol dire qualità?
Se dovessi identificare alcuni parametri parlerei di dolcezza equilibrata all'acidità (un livello di zuccheri > a 18 °brix e 8 gr/l di acido malico), consistenza (una durezza della polpa > a 400 g all'utilizzo del penetrometro), calibro elevato (28mm e oltre di diametro), ottimo colore rosso dell'epidermide (4-5 nella scala del Ctifl) e lunga shelf-life dei frutti. Senza dimenticare l'aroma".

La nuova gamma varietale 'Sweet'
"Per ottenere queste nuove varietà noi del Dipartimento di scienze agrarie dell'Università di Bologna abbiamo incrociato i Duroni di Vignola con varietà californiane, ottenendo oltre 3 mila semenzali. Da questi ne abbiamo individuati 5, ritenuti più interessanti. Si chiamano Aryana, Lorenz, Gabriel, Saretta e Valina, i nomi dei figli dei costitutori, e di cognome Sweet, a testimonianza del loro tratto caratteristico: la dolcezza.
Coprono un calendario di raccolta di circa 5 settimane e presentano caratteristiche organolettiche ed estetiche omogenee. In questo modo crediamo di poter dare al mercato un prodotto che possa far affezionare il consumatore ed invogliarlo al consumo. Stiamo lavorando per aggiungere altre due varietà: una nel periodo extra precoce e una nel periodo extra tardivo per aumentare il calendario di maturazione a 7 settimane".

Autore: Lorenzo Cricca 

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A cura di AgroNotizie

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