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giovedì 8 ottobre 2015


Kiwi, le previsioni: produzione +9%, boom del Lazio, la moria falcidia i frutti veronesi

Superfici pressoché stabili, produzioni in crescita per il kiwi italiano nel 2015. Per l'anno in corso sono stimati complessivamente circa 24.440 ettari coltivati, con una flessione dell’1% sul 2014. Veneto (3.424 ettari) ed Emilia Romagna (3.591) fanno segnare un calo del 4%, il Piemonte (4.569 ettari) flette del 3%, stabile il Lazio (7.292 ettari), in aumento le aree a Sud, soprattutto in Calabria e Campania. In ascesa invece, la produzione nazionale, che dovrebbe superare le 538 mila tonnellate, il 9% in più del 2014 (495 mila) e il 18% in più della media 2010-2013; analogamente la produzione commercializzabile crescerà rispettivamente dell’8 e del 16%.  



Questi i principali input emersi ieri sera nella sala congressi di Veronamercato in occasione del tradizionale incontro dedicato alle stime di produzione e commercializzazione del kiwi organizzato in collaborazione con la Camera di commercio scaligera e caratterizzato dalla presentazione di Tomas Bosi del Cso, che ha sostituito il direttore Elisa Macchi ed è intervenuto dopo il saluto delle autorità locali davanti a una folta platea.

Forte calo produttivo veneto, boom del Lazio, Piemonte su

Numeri, quelli snocciolati, che “nascondono” forti variazioni da regione a regione, con un ingente calo produttivo del Veneto e una crescita negli stessi termini (25%) del Lazio. 
In Piemonte dovrebbe registrarsi un'ascesa sia di produzioni (+3% sul 2014) che di rese (+8%), 


L'asfissia delle piante si aggrava, Verona perde un quarto del raccolto

In  provincia di Verona i problemi non mancano: si fa infatti più consistente il problema dell’asfissia delle piante rispetto al 2014.
Da informazioni ricevute dai tecnici sono interessati quasi 1.000 ettari, mentre nel 2014 erano stati valutati oltre 600 ettari. Segnalato il problema anche in aree che lo scorso anno erano esenti.


 
Dei circa mille ettari, oltre 420 ettari presentano piante morte e quindi con produzione pari a zero; circa 270 ettari in forte sofferenza sono accreditati di una produzione scarsissima, pari al 20% del potenziale;  la parte rimanente (altri 270 ettari) sono stati considerati in media sofferenza e presentano una produzione un po’ più elevata (circa il 40/50% del potenziale).
Il calo delle superfici (-5% sul 2014) è in imputabile alla minore entità degli impianti giovani che progressivamente entrano in produzione. La resa nella provincia veronese è stimata in calo del 25% rispetto al 2014, così come la produzione, fortemente ridimensionata (da 56 mila a 42 mila tonnellate). 

Va meglio nelle altre province venete vocate: nel rodigino, dopo un biennio con rese contenute aggravate dai danni per la grandinate dell’agosto 2013, si ritorna, nel 2015, su rese normali. Valutate superfici in lieve diminuzione (-3% sul 2014) ma la produzione è attesa in forte incremento. 
Nel trevigiano, superfici pressoché costanti rispetto al 2014 (-1%). Contrastanti le informazioni relativamente alla resa attesa per il 2015. Nel complesso, in Veneto, è attesa una flessione del 17% con un dato di 54 mila tonnellate.

Segno meno in Emilia Romagna, vola la produzione laziale

Segno meno anche in Emilia Romagna: scivola a 67 mila tonnellate la provincia di Ravenna (erano 70 mila nel 2014); registrate produzioni in calo, rispetto al 2014 , anche a Forlì-Cesena (-11%) e Bologna (-2%).  In calo anche le superfici: -5% a Forlì-Cesena e Ravenna, pressoché stabili solo nel bolognese. Il dato produttivo complessivo, di poco inferiore alle 89 mila tonnellate, evidenza una riduzione del 5%.



Produzione boom, invece, nel Lazio, regione che, stando alle previsioni Cso, dovrebbe raggiungere quota 174 mila tonnellate, il 26% in più del 2014.

Friuli in calo, Sud in continuo progresso

Per quanto riguarda le altre regioni, in Friuli rese in lieve calo rispetto all’abbondante 2014 associato a superfici pressoché costanti; è attesa una produzione 2015 stabile o in calo del 15% rispetto alla precedente annata anche se alcuni referenti parlano di un calo maggiore.

In Calabria continua l’espansione delle superfici che entrano annualmente in produzione in questa regione ed anche i nuovi investimenti messi a dimora. Valutato un incremento delle superfici produttive sul 2014 di circa 5 punti percentuali.
Rese 2015 in netto aumento rispetto a quelle contenute dello scorso anno (frenate dalla mancanza di freddo invernale, problemi climatici in fase di impollinazione e grandine); ci si attende peraltro una pezzatura non eccellente.
Nel complesso è stimata una produzione superiore del 37% a quella del 2014-2015.

Anche per la Campania si parla di un netto incremento delle superfici in produzione e pure delle rese unitarie. Nel complesso si stima un buon 30% di prodotto in più nel confronto con la stagione scorsa.

Così all'estero

Per quanto riguarda gli altri Paesi europei, aumenti in doppia cifra percentuale per Francia, Portogallo, Spagna e Grecia (nella tabella sopra il dettaglio) per una previsione di produzione stimata, per l'Emisfero Nord, in quasi 800 mila tonnellate circa, il 9% in più del 2014-2015.



Acquisti in lieve calo, prezzo medio in ascesa

Sul fronte dei consumi gli acquisti in volume, nei primi otto mesi dell’anno in corso, sono calati del 4% ma il prezzo medio  è cresciuto in egual misura rispetto allo stesso periodo 2014. Migliora l’indice di penetrazione, in lieve calo la spesa media per famiglia.

Un frutto export oriented

Il kiwi, ha ricordato Bosi, è tra i prodotti più esportati, basti pensare che circa il 70% dei quantitativi prodotti in Italia sono indirizzati all’esportazione, con un ventaglio di destinazioni che si è notevolmente allargato nel corso degli anni: nel 2014/2015 l’export è cresciuto del 3% rispetto all’anno precedente, in linea con l’incremento produttivo. 



Si è comunque di fronte ad una situazione internazionale un po’ diversa da quella di qualche anno fa. Dal 2008 fino allo scorso anno, la batteriosi ha infatti mutato la situazione produttiva.
In Italia da tre anni consecutivi si sono registrati cali del potenziale produttivo in termini di superfici ma, è stato detto, è in atto una seppur timida ripresa degli investimenti nelle aree tradizionali e, a breve, ci si attende l’entrata in produzione delle nuove varietà messe a dimora negli anni recenti (ad esempio la G3 nel Lazio).
Continuano ad espandersi le aree a Sud del Paese come Calabria e Campania.

Infine un accenno ai mercati sui quali si sta lavorando per accedere con il kiwi made in Italy: in Giappone, Vietnam, e Messico sono in corso trattative, in Cile invece dallo scorso anno è possibile esportare.

Moria, per le imprese veronesi un danno da 100 milioni di euro

In apertura Claudio Valente, in rappresentanza della Camera di Commercio veronese, ha detto che "la batteriosi esiste ma ci si convive con prevenzione e tecniche, essendo fitopatia conosciuta. Per la moria, invece, non c'è nessuno in grado di capire di cosa si tratti".
"Stiamo cercando di mettere assieme tutti gli attori per portare avanti progetti comuni e mettere a frutto le risorse che abbiamo stanziato come Camera di Commercio", ha proseguito. "La situazione è grave, abbiamo calcolato che il danno per un ettaro coltivato a kiwi ed espiantato causa moria sia di 100 mila euro in quattro anni: 18 mila euro l'anno di mancata produzione, più i costi di re-impianto e di coltivazione fino a che la pianta non diventa produttiva, al quinto anno. Quindi al momento il danno per le imprese veronesi è di 100 milioni di euro".

Fausto Bertaiola, presidente del Consorzio di tutela del kiwi di Verona ha aggiunto: "le aziende nei 12 Comuni interessati dalla moria sono 930, in tutto i coltivatori di kiwi sono 1.200. Il territorio si sta muovendo per il verso giusto, c'è una maggiore collaborazione anche con l'Università. Aspettiamo prima di espiantare...". Sul tema moria è intervenuto anche Lorenzo Tosi di Agrea.

Al tavolo c'erano inoltre l'assessore comunale Stefano Casali e Stefano Valdegamberi, consigliere regionale; ha aperto i lavori Gianni Dalla Bernardina, presidente di VeronaMercato.  
 
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