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lunedì 23 novembre 2015


Sos Cimice asiatica: difficile contenerla, urge unire le competenze

Venerdì scorso, in occasione di un evento organizzato da Bayer CropScience Italia a FuturPera, Edison Pasqualini dell'Università di Bologna (a sinistra nella foto) ha fornito le conclusioni preliminari delle prime esperienze italiane sulla cimice asiatica (H. halys), insetto che negli anni più recenti si è diffuso vistosamente negli Stati Uniti d'America (oltre 40 Paesi) ed è oggi presente in numerosi Paesi europei.

"Le cimici asiatiche possono volare per chilometri anche per 23 ore consecutive: arrivano in qualsiasi parte in tempi molto brevi e questa è una caratteristica terribile per i frutteti" ha avvertito Pasqualini, che ha proseguito: "E' un insetto che ha una notevole e prolungata attività riproduttiva. Fanno raggruppamenti di uova di 28 elementi, possono deporre fra le 9 e le 16 volte. Gli adulti possono vivere anche per un anno e, a parte il primo stadio, tutti gli altri 4 stadi sono "mobili" e per mantenere il loro equilibrio idrico si cibano di moltissime colture frutticole, come pero, melo, pesco, susino, albicocco, ecc".

Su richiesta della multinazionale, Pasqualini e il suo gruppo di ricerca hanno raccolto una popolazione di cimici asiatiche in un pereto infestato e valutato in laboratorio la mortalità nel breve periodo (24 ore) a seguito del trattamento con prodotti chimici (piretroidi, neonicotinoidi, carbammati, OP, cloroderivati, IGR, miscele, insetticidi di origine naturale/organica, ecc).

I risultati delle due prove: i prodotti più incisivi




Cimice asiatica specie difficile da contenere: le previsioni

"I risultati di laboratorio e le prove in campo indicano che molti prodotti hanno conseguenze sulla cimice asiatica e per il momento sono il solo strumento disponibile. Ma alcuni prodotti sono poco selettivi e quindi inadatti per la lotta integrata", in quanto eliminano insetti nocivi e non, alterando con gravi conseguenze l'equilibrio biologico all'interno del frutteto. "Il numero e la frequenza di trattamenti è quindi un problema molto serio. Negli Stati Uniti, nelle aree dove l'insetto si diffuso maggiormente, il numero di trattamenti è aumentato fino a 4 volte l'anno, per un totale di 10 trattamenti specifici all'anno".

Secondo Pasqualini "la diffusione del 2015 in Italia potrebbe non essere un fatto episodico ed è verosimile ipotizzare una ulteriore espansione della specie". Per il futuro, "vanno unite tutte le competenze disponibili per approfondire le conoscenze e sperimentare/adeguare tutti i dispositivi di difesa multi-tattici possibili" conclude.

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