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lunedì 21 dicembre 2015


«Noce da frutto opportunità per il territorio»

Il noce da frutto come nuova coltura da reddito per le aziende emiliano-romagnole. Venerdì scorso, nella sua sede di Bagnacavallo, la Cooperativa Terremerse ha tenuto il convegno "Noce da frutto: un'opportunità per il territorio", in cui ha spiegato a soci e stakeholders la necessità di virare verso produzioni più redditizie rispetto a quelle tradizionali (come pesche e nettarine, ad esempio).

Casalini: intercettare le opportunità e trasferire il valore alla produzione

I lavori sono stati aperti da Marco Casalini, presidente di Terremerse, che ha inquadrato questa opportunità all'interno di un progetto di più ampio respiro, ovvero Terremerse 2020, che vuole rilanciare l'azione cooperativa. "Vogliamo fare cose nuove in una maniera diversa, portando avanti un sano modello di cooperazione. In questo senso, anche se non è proprio una novità, crediamo che il noce da frutto possa essere inserito in una nuova forma imprenditoriale".

"Rispetto a 20 anni fa, la situazione è cambiata molto e lo strumento cooperativo deve essere in grado di intercettare le nuove necessità ad ogni livello della filiera, cercando di fare interagire tra loro i vari attori. Solo in questo modo possiamo trasferire valore dal mercato alla produzione", ha aggiunto Casalini.

Fabiani (Coop): marketing di prodotto e nuovi stili di consumo

E proprio per avere una finestra in tempo reale sul mercato, è intervenuto Germano Fabiani, responsabile reparto frutta, frutta secca, presidio Fior Fiore, direzione commerciale Food di Coop Italia. "Le noci sono ormai un prodotto destagionalizzato, percepito come salutistico e consumato prevalentemente sgusciato. Italia, Francia e Spagna sono tra i pochi Paesi in cui il consumo del frutto con guscio è ancora predominante; nel resto dei mercati, viene preferito lo sgusciato. I produttori dovranno adattarsi a questa richiesta, optando per varietà come la Chandler, che presenta un guscio più fragile e quindi facilmente frantumabile".


Un momento dell'intervento di Fabiani

Fabiani ha messo poi in evidenza come la produzione italiana sia ancora insufficiente a soddisfare la domanda interna, che dal 2008 ha determinato un'impennata delle quotazioni. "Questo significa che c'è ancora dello spazio per i produttori italiani, a patto che le insegne abbiano la sensibilità di privilegiare le noci italiane, come fa Coop, e che si facciano delle politiche di marketing di prodotto, puntando su packaging, comunicazione e promozioni al punto vendita".

Marangoni: serve una figura unica che coordini la filiera

Il Prof. Bruno Marangoni, del Dipartimento di Scienza Agrarie dell'Università di Bologna, ha fornito una rapida carrellata delle caratteristiche tecnico-agronomiche del noce da frutto, una produzione ormai di portata mondiale e che è strategica per puntare a quei mercati, come l'Africa, in cui non c'è ancora una catena del freddo. Secondo Marangoni, la nocicoltura in Emilia-Romagna dovrà:
-    Definire in maniera appropriata lo stato nutrizionale e le tecniche agronomiche da ottimizzare
-    Valutare attentamente i costi di gestione e meccanizzazione
-    Scegliere varietà che anticipino la maturazione del frutto rispetto alla cultivar Chandler
-    Valorizzare commercialmente il prodotto


L'intervento del Prof. Marangoni

"Se al momento – sostiene Marangoni – abbiamo volumi di import molto alti, è perché non ci sono ancora un'organizzazione di filiera ed un sistema agricolo programmato. Possiamo prendere spunti da altri Paesi produttori, come per la Walnut Growers Association in California, per capire l'importanza di una figura unica che proietti sulla filiera le opportunità del mercato".

Per quanto riguarda la difesa della pianta, si può utilizzare la confusione sessuale con spray contro la Carpocapsa, aiutati anche dal fatto che molte varietà induriscono il guscio presto, rendendolo impenetrabile all'insetto. Più problematica può risultare la gestione della mosca della noce, che necessita di un piano trattamenti ben calendarizzato. Per le fisiopatie, Marangoni ha sottolineato l'importanza di dotarsi di materiale vivaistico sano contro le batteriosi e di gestire il ristagno idrico per l'antracnosi.

Onofri: opportunità da sfruttare

Mattia Onofri, Responsabile scelte varietali e tecniche agronomiche ortofrutta di Terremerse, ha fornito delle indicazioni sul dimensionamento dell'impianto ed i relativi costi. "La dimensione ideale sarebbe di 5-8 ettari, con sesti di impianto che facilitino la penetrazione della luce, con varietà Chandler, Franquette come impollinatore e Lara come portinnesto".


Mattia Onofri spiega nel dettaglio il dimensionamento dell'impianto

Dalle analisi economiche, risulterebbe:
-    12.700 €/ha di costi di impianto per 240 piante con sesto 7x6;
-    15.000 €/ha di costo totale di allevamento al quinto anno;
-    9.106 €/ha come costi di produzione dal 6° al 25° anno
-    35 q/ha di media in piena produzione
-    2,60 €/kg per raggiungere il punto di pareggio su una vita stimata di 25 anni
-    10.500 €/ha di PLV al 6° anno e 14.000 €/ha dopo il 7° anno, ipotizzando un prezzo di vendita di 3,50 €/kg ed una produzione che raggiunge i 40 q/ha

"Mantenendo una costanza di produzione superiore ai 40 q/ha e con prezzi ideali a 3,50 €/kg, dal 7° anno potrebbe essere possibile produrre un utile superiore ai 4.000 €/ha, finendo l'ammortamento dell'impianto all'11mo anno", spiega Onofri.

Sabatini: guidare i soci nella pianificazione dell'investimento

Terremerse darà la possibilità ai soci di effettuare una pianificazione finanziaria dell'investimento grazie alle partnership con gli istituti di credito, come ha spiegato Emilio Sabatini, Direttore Amministrazione, Finanza e Controllo di Terremerse. "Sono valutazioni che dovrà fare il singolo socio in base alla sua situazione specifica, non è previsto uno strumento adatto per tutti. Inoltre, non vogliamo sostituirci all'attività imprenditoriale dei soci".


La pianificazione finanziaria illustrata da Sabatini

Cenzuales: accordo strategico con Apofruit per sinergia commerciale e produttiva

"Il ruolo di Terremerse – ha spiegato in conclusione il Direttore Ortofrutta, Alessandro Cenzuales – sarà quello di coordinare la filiera e collocare il prodotto finale su più realtà, come il prodotto fresco per IV gamma e sgusciato, attuando una politica di marchio. In quest'ultima direzione, è strategico un accordo raggiunto con Apofruit per creare una sinergia commerciale e produttiva, ragionando insieme su volumi e politiche di mercato come pochi competitors possono fare".


Alessandro Cenzuales: a lui sono spettate le conclusioni del convegno

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