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martedì 22 marzo 2016


Competitività, dieci ricette per farcela

"Ortofrutta Italiana. La sfida": questo il titolo del libro di Roberto Faben presentato ieri a Cesena presso l'Istituto Tecnico Agrario G. Garibaldi, alla presenza del sottosegretario del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Lorenzo Castiglione.

Il volume analizza dieci case history di realtà imprenditoriali: Melinda per le mele del Trentino, Rivoira per le mele, pesche, kiwi e prugne del Piemonte, Secondulfo per l'uva da tavola, le fragole e le drupacee campane, Oranfrizer per le arance di Sicilia, Colle d'Oro per i pomodori di Pachino e le carote novelle di Ispiaca, Orogel per gli ortaggi surgelati, La Linea Verde per le insalate di quarta gamma, Santa Margherita Terra e Sole per i pomodorini e i carciofi di Sardegna, Unitec per le tecnologie per la selezione di ortofrutta di qualità e Ilip per il packaging di ultima generazione.

L'autore ha intervistato gli amministratori delle dieci aziende, chiedendo loro di raccontare le rispettive storie e di analizzare le criticità e le potenzialità del settore ortofrutticolo italiano. Un comparto che genera un valore alla produzione di 12,8 miliardi di euro, pari al 24% del totale dell'agricoltura italiana, e un fatturato all'esportazione di oltre 4 miliardi. I consumi interni, tuttavia, hanno registrato un calo sensibile dal 2007 ad oggi.

"La sfida dell'ortofrutta – ha sottolineato, nel suo intervento introduttivo, il giornalista economico che lavora per il Gruppo Sole 24 Ore – è quella della competitività. Il settore, infatti, vanta vere e proprie eccellenze dal punto di vista qualitativo con oltre 100 Dop e Igp, ma sconta una sofferenza nei confronti della competizione estera. Ci sono, in particolare, problemi strutturali che ne penalizzano lo slancio, come gli eccessivi costi dell'energia e del lavoro, la frammentazione delle aziende agricole, la loro resistenza all'aggregazione, l'inadeguatezza del sistema dei trasporti, l'eccessiva burocrazia, ecc.".

La prefazione del libro è curata dall'onorevole europeo Paolo De Castro, che, in un videomessaggio, ha spiegato come l'ortofrutta sia uno dei settori più importanti dell'agricoltura nazionale. "L'elemento debole del settore – ha rimarcato – è l'immissione del prodotto sul mercato, pertanto bisogna concentrare gli sforzi per migliorare l'organizzazione dell'offerta, necessaria per conquistare i mercati esteri e dialogare con le catene distributive europee. Serve, poi, supportare di più la ricerca scientifica e puntare sui giovani".




La tavola rotonda sul tema "Come diventare competitivi?"
Angelo Benedetti, presidente di Unitec, ha evidenziato che le aziende di produzione dovrebbero assumersi la "responsabilità individuale di mettersi sempre nei panni del consumatore, che rimane il giudice sovrano e quindi non va mai deluso al momento del consumo". A questo proposito, ha proseguito Benedetti, "le tecnologie per la selezione della qualità sono uno strumento utile per avere successo, per esempio, nei mercati dell'Asia, che pagano molto di più frutto quando è buono e selezionato".

"Prima di parlare di prodotti Dop e Igp – ha detto Nello Alba, amministratore unico dell'azienda siciliana Oranfrizer – dobbiamo capire cosa vogliono fare il Governo e le Regioni per risolvere le difficoltà degli agricoltori. L'economia nazionale dell'arancia rossa di Sicilia, che è basata sui piccoli produttori, è a rischio a causa della diffusione della Tristeza. Dov'è lo Stato?", ha chiesto Alba.

Trattando il successo delle uve seedless, "sempre più richieste dalle nuove generazioni", Salvatore Secondulfo, presidente della Op Secondulfo, ha segnalato invece che gli investimenti in innovazione varietale sono fondamentali per rilanciare i consumi di ortofrutta.

Roberto Zanichelli, sales & manager director di Ilip, ha evidenziato che "l'imballaggio viene spesso additato come un costo superfluo e una minaccia ambientale. Per far fronte a queste opinioni – ha aggiunto -, stiamo seguendo tre driver di sviluppo: l'attuazione di un piano per la riduzione dei costi e del peso delle confezioni, la lotta per la riduzione dello spreco e il miglioramento dell'esperienza del consumatore puntando sul mercato del convenience food naturale".

Secondo Leopoldo Marrapese, direttore generale della società cooperativa Santa Margherita Terra e Sole, le istituzioni italiane dovrebbero "guidare le aziende nei percorsi di aggregazione", ma anche cominciare ad attuare politiche di "sano protezionismo" seguendo i modelli adottati da Svizzera e Danimarca. "Alla globalità dei mercati – ha spiegato - bisogna associare la globalità delle regole in termini di rispetto dei lavoratori, dei prodotti e dei processi". Un altro aspetto critico, poi, è il trasporto: "ogni volta che spediamo via mare dalla Sardegna, non abbiamo mai la certezza che i nostri prodotti possano partire e, quindi, arrivare nelle piattaforme logistiche entro i tempi che ci vengono richiesti".

Maurizio Pisani, che cura il marketing dell'Op Colle d'Oro, ha detto che l'azienda siciliana è un "esempio di imprenditoria italiana illuminata", in quanto ha capito per prima l'importanza di rispettare i lavoratori e l'ambiente e di realizzare ricerche di mercato per comprendere i bisogni specifici dei consumatori.

Il direttore marketing di Orogel, Luca Pagliacci, ha concentrato invece il suo intervento sulle grandi opportunità di crescita del mercato degli ortaggi surgelati, visto che nel Nord Europa se ne consumano quasi il doppio (30 chilogrammi pro capite) rispetto all'Italia (18,2 chilogrammi pro capite).

Da parte sua, il sottosegretario Lorenzo Castiglione ha spiegato che le imprese dovrebbero continuare a dialogare con il pubblico per lo snellimento delle procedure burocratiche. "Solo lavorando insieme – ha sottolineato – possiamo definire una normativa che sia funzionale allo sviluppo della competitività delle imprese ortofrutticole".

Sono seguiti, poi, i commenti di Luciano Trentini, vice presidente di Arefhl ("L'Italia dovrebbe campare di innovazione perché siamo il Paese europeo che ha i costi più elevati"), di Franco Foschi, dirigente del servizio produzioni vegetali della regione Emilia-Romagna ("Il punto nodale sta nella capacità di concentrare l'offerta: con troppe Op, infatti, l'offerta rischia ugualmente di essere frammentata"), di Andrea Ferrini, presidente Coldiretti Forlì-Cesena e di Cristian Maretti di Agrinsieme.

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