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Rischio recessione post Brexit ma ancora nessun effetto sui prezzi venerdì 5 agosto 2016


Rischio recessione post-Brexit ma ancora calma sui prezzi

Nel suo primo mese Brexit non avrebbe influenzato i prezzi al consumo dei prodotti alimentari confezionati venduti nel Regno Unito. Queste sono le prime evidenze esposte da Fraser McKevitt, head of retail and consumer insight di Kantar Worldpanel. Sembra quindi che per vedere un effetto tangibile del voto inglese dovremo ancora attendere.

Secondo le rilevazioni della società di ricerca, infatti, tutto prosegue come niente fosse: il costo medio del carrello della spesa inglese nelle 12 settimane terminanti il 17 luglio è più economico dell'1,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, come il dato registrato sul periodo pre-Brexit. L'atteso rincaro dei prezzi non si è ancora palesato, continua quindi il fenomeno deflattivo promosso dalla guerra dei prezzi in atto nello scenario inglese.

I "Big Four" perdono terreno. Aldi e Lidl avanzano
Con un mercato in impercettibile crescita (0,1%) sulle ultime 12 settimane terminanti il 17 luglio, i "Big Four" continuano a perdere quote di mercato. Ancora in testa, Tesco prende leggermente fiato segnando la perdita più contenuta da marzo 2014, mentre Asda continua a essere il peggiore performer in termini di crescita, con un venduto in promozione che si aggira sul 45% del totale. In aumento i cinque retailer The Co-Operative, Aldi, Waitrose, Lidl e Iceland, tra i quali spiccano i discount, ancora in piena avanzata.

Quote di mercato sul grocery delle ultime 12 settimane terminanti il 17 luglio 2016
market-share-uk-retailer-katnar-ifnFonte: Kantar Worldpanel

Il Regno Unito in recessione post Brexit?
Stando a quanto riportato da Il Sole 24 Ore, il voto per l'uscita dall'Unione Europea ha causato e causerà in primis ovvie turbolenze nel mercato finanziario ma, in seconda battuta, anche su quello del mattone, realtà critica "in un Paese dove il debito privato è elevatissimo e si poggia interamente sul valore degli immobili". In questo contesto le stime degli analisti sulla crescita futura del Pil inglese si fermano allo zero virgola. D'altro canto non bisogna dimenticare che l'indice di fiducia delle famiglie inglesi non scendeva cosi in basso da 26 anni, facendo presupporre una possibile stagnazione/recessione della propria economia e un'inevitabile ricaduta sugli acquisti.

Sempre secondo una ricerca di Kantar Worldpanel, la già avvenuta svalutazione della sterlina (il futuro calo del potere di acquisto degli inglesi), unita al teorico aumento dei prezzi per i prodotti di importazione, porterà a un'ulteriore spinta per i discount tedeschi Aldi e Lidl che a oggi raccolgono oltre il 10% di quota di mercato sul grocery.

Manodopera a rischio per il settore ortofrutticolo

Come riportato da The Guardian, al momento circa il 90% della frutta e verdura prodotti nel Regno Unito è raccolto e lavorato da personale proveniente dal Vecchio continente.

L'allarme è stato lanciato da alcuni tra i più grandi produttori inglesi che fanno appello al Governo, mettendolo di fronte a una scelta: "Il Governo, con le sue politiche sull'immigrazione, deve decidere se in futuro in Gran Bretagna produrremo cibo o no". D'altra parte, c'è chi ha già rilanciato dicendo che la robotica sarà di fondamentale aiuto per sostituire il lavoro umano e, quindi, gli immigrati europei.

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Michele Dall'Olio
Senior Marketing Specialist
michele@italiafruit.net

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