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venerdì 13 gennaio 2017


Gelso da frutto, «a volte ritornano»

Il moderno frutticoltore ha sempre più necessità di trovare valide alternative alle colture frutticole tradizionali, troppo spesso soggette a crisi di mercato. E la tendenza in atto negli ultimi anni è la riscoperta di vecchie varietà o di antiche coltivazioni, soprattutto per l'alto valore nutraceutico delle produzioni. In questo senso, il caso del gelso da frutto è emblematico.
       
Fino agli inizi del ‘900 questa specie arborea era largamente diffusa nel Nord Italia, consociata alla vite, in quanto fungeva da supporto "biologico" in un'epoca dove non esistevamo pali o fili in acciaio per il sostegno delle piante. Oggi è possibile trovare vecchi filari di viti maritate con possenti alberi di gelso, sotto tutela per il valore storico-paesaggistico.
Da non dimenticare, poi, i gelsi coltivati nelle campagne padovane per l'allevamento dei bachi da seta, soppiantati dalla fibra industriale e dal più economico prodotto cinese.
   
Tuttavia, in virtù delle alte concentrazioni di composti biologicamente attivi, antiossidanti in particolare, le more di gelso sono considerate a tutti gli effetti veri e propri superfruit, attirando l'interesse di diverse aziende che hanno lanciato prodotti trasformati e lavorati proprio a base di more di gelso.

Oggi l'industria alimentare utilizza prevalentemente prodotto di importazione, ma si sta formando anche una filiera tutta italiana. In particolare in Piemonte, regione vocata per la coltivazione di piccoli frutti, ci sono i primi impianti sperimentali di gelso nero da frutto, che hanno l'obiettivo di codificare una tecnica agronomica coerente con i principi dell'arboricoltura moderna assecondando le caratteristiche della pianta. Così, sono in fase di coltivazione impianti caratterizzati da forme di allevamento in volume a densità medio-alta, dove si cerca di controllare la vigoria della pianta con interventi di potatura verde e invernale, oltre alle classiche piegature per evitare ristoppi vegetativi; da evidenziare l'utilizzo di reti sottochioma per agevolare la raccolta delle more, con produzioni medie pari a 7 tonnellate per ettaro.
I frutti, subito dopo la raccolta, vengono immediatamente trasformati, oppure disidratati e congelati per la conservazione e successiva lavorazione. Difficilmente sono commercializzati come prodotto fresco a causa della scarsa conservabilità in post-raccolta.

L'interesse per il gelso da frutto poco alla volta sta "contagiando" altre regioni come l'Emilia Romagna, mentre in Veneto sta tornando alla ribalta soprattutto per l'allevamento del baco da seta, visto che la richiesta di questo prodotto tessile è in forte aumento.

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