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venerdì 21 aprile 2017


«Non siamo figli di un dio minore: dare all'ortofrutta il peso che merita»

Dare all'ortofrutta italiana tutta l'importanza che merita. Trasformare tutte quelle tonnellate di prodotto esportate in giro per il mondo in un peso specifico da far valere anche a livello istituzionale. Perché la politica - questo è il messaggio emerso durante l'assemblea di Fruitimprese che si è tenuta ieri a Roma - è più interessata alla bottiglie di vino che alle cassette di frutta.

Il ministro Maurizio Martina, invitato e atteso all'evento dell'associazione guidata da Marco Salvi, alla fine ha dato forfait. Le primarie del Pd incombono e gli impegni si sono sovrapposti. Un vuoto, il suo, che non è stato colmato da nessun altro rappresentante istituzionale e il titolare delle Politiche agricole si è limitato a far arrivare un proprio messaggio all'assemblea di Fruitimprese. Chi si aspettava risposte ai tanti nodi del comparto è rimasto deluso.



“Dobbiamo unire le forze, ne va della sopravvivenza del settore”, ha detto Salvi nella sua relazione. “Dobbiamo pretendere più attenzione, quella che il settore merita: l'ortofrutta non deve essere considerata figlia di un dio minore rispetto ad altri comparti. Ci associamo alla richiesta dell'Alleanza delle cooperative agroalimentari e delle Unioni nazionali: condividere un documento per avanzare la richiesta di un Piano nazionale strategico dell'ortofrutta. Pretendiamo un tavolo di confronto permanente con i ministeri competenti, l'Ice, le rappresentanze delle imprese. Dal punto di vista occupazionale possiamo dire tanto, ma tanto di più rispetto al vino. Questa è la strada da seguire, dobbiamo toglierci l'etichetta di quel settore che viene ricordato nei salotti di Bruno Vespa solo per il caro zucchine sotto le feste di Natale o per i problemi del caporalato”.

L'internazionalizzazione, la nuova Politica agricola comunitaria e il mondo del lavoro (revisione della legge contro il caporalato compresa) sono le linee guida su cui Fruitimprese intende muoversi. “Ma il settore  - ha aggiunto Salvi - deve essere sostenuto da un vero sistema Paese”.



L'Italia, però, come ha rilevato Andrea Goldstein (managing director di Nomisma), presenta performance economiche di cui essere poco felici. E se nel mondo si sta palesando una ripresa economica, lungo la Penisola ci troviamo invischiati in una stagnazione preoccupante, tanto che Massimiliano Giansanti (nella foto sopra), neo presidente di Confagricoltura, arriva a lanciare la provocazione che il “Made in Italy è il più grande problema che c'è in Italia, perché tende ad offuscare le vere problematiche del mercato. Se dovessero sparire i sistemi di etichettatura, quelli che mettono in evidenza la provenienza italiana dei nostri prodotti, saremmo spacciati perché non siamo competitivi e se abbiamo marginalità molto più basse dei nostri competitor spagnoli, figuriamoci di quelli del Nord Africa”.

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