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lunedì 3 luglio 2017


I pericoltori? In California diventano artigiani

A volte basta una storia positiva da raccontare, creatività ed energia "da vendere" per dare un'immagine distintiva a un prodotto territoriale, creare nuova domanda e quindi sostenere l'economia di una zona vocata. E' il caso - di successo - delle pere della California, la cui produzione è concentrata nelle contee di Sacramento, Mendocino e Lake. Qui sono presenti sessanta pericoltori, riuniti nel California Pear Advisory Board, che producono il frutto negli stessi appezzamenti (l'ampiezza media degli impianti è di 52 ettari) dove lo coltivavano i loro padri e, in molti casi, i loro nonni. Un fattore differenziante rispetto alla "breve" storia americana.

La "famiglia" rappresenta, in un certo senso, un valore emozionale che, dal 2014 a questa parte, l'agenzia di comunicazione Farmers Communication Exchange sta cercando di veicolare al consumatore, con la gestione a 360 gradi delle attività di marketing e comunicazione: dall'organizzazione di insoliti eventi consumer come le cene a base di pere su ponti immersi nella campagna, alla partecipazione a manifestazioni culinarie di ampio respiro qual è per esempio il "Farm to Fork Festival" di Sacramento, dalla collaborazione con chef e ristoratori locali alle relazioni con i mezzi di comunicazione off-line e on-line per la promozione di articoli, pubblicità, concorsi, visite in azienda e così via.


Il pilastro della strategia di comunicazione è il concetto di produttore-artigiano che porta avanti il mestiere di famiglia 



Le cene a base di pere sono diventate un appuntamento imperdibile dell'estate

A fare da traino al mix di iniziative sono stati innanzitutto i social network, come Facebook, Instagram, Twitter e Pinterest. Il settore delle pere californiane, in pochi anni, è stato infatti in grado di costruirsi un pubblico on-line di 40mila persone, creando consapevolezza tra gli americani e aumentando al contempo il proprio valore.

La comunicazione nel passato rispetto a quella odierna


Ogni settimana sono pubblicati dai due ai cinque post su Facebook e Instagram, mentre su Twitter dai quattro ai dieci post. L'anno scorso il programma editoriale sui social ha previsto la diffusione di 226 contenuti personalizzati. Inoltre, secondo i dati dell'agenzia, ogni giorno quasi 50 persone visitano il sito web di California Pear Advisory Board (www.calpear.com). Un bell'esempio cui ispirarsi che ci sentiamo di condividere.

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