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mercoledì 30 agosto 2017


Fichidindia, ci saranno meno «bastardoni»

E' partita a fine luglio, con una settimana d'anticipo, la raccolta dei fichidindia e andrà avanti per un'altra settimana. Anche la campagna dei "bastardoni" - che generalmente parte attorno al 25 settembre - giocherà d'anticipo di una decina di giorni.



"Quest'anno il clima ha inciso parecchio sulla produzione - spiega a Italiafruit News Enza Milazzo, titolare dell'Azienda agricola Ramì e produttrice del ficodindia di San Cono, in provincia di Catania - Fino al 30 maggio la scozzolatura è andata bene, ma poi le alte temperature hanno compromesso il prodotto scozzolato a giugno. Anche in questi giorni il caldo si fa sentire, con temperature che superano i 35 gradi e che stanno anticipando notevolmente la maturazione dei frutti. Noi, grazie alle nostre fonti idriche e agli impianti di irrigazione, stiamo reggendo a queste condizioni climatiche, ma è chiaro che i costi sono aumentati. Se nelle scorse stagioni si effettuavano tre irrigazioni, quest'anno siamo arrivati a una decina: si è deciso di modificare il tipo di irrigazione, con intervenuti di meno ore ma più frequenti".

L'Azienda agricola Ramì è socia della cooperativa La Normanna di Paternò (Catania) e dedica al ficodindia 20 ettari. "La qualità è buona, in linea con gli anni passati - aggiunge Milazzo - e stiamo avendo dei buoni risultati nella vendita. Visto che mancano grosse quantità i prezzi sono più alti del 20-30% rispetto lo scorso anno, ma questo non potrà mai compensare l'aumento dei costi e la mancata produzione, che per i bastardoni potrà arrivare anche al 50%".



Ma cosa fare per valorizzare ulteriormente il ficodindia? "E' necessaria una collaborazione tra tutti i produttori della zona - risponde l'imprenditrice - il mio auspicio è che ci sia una svolta culturale e generazionale che ci permette di poter avviare un dialogo maggiore tra aziende in modo da fare più programmazione su tutto il territorio".

La Normanna commercializza i fichidindia coltivati in diversi aerali: San Cono, Paternò, Biancavilla... In totale i soci della cooperativa operano su 45 ettari di ficodindieti e poi ci sono altri conferitori da cui l'azienda si rifornisce. "Abbiamo una pezzatura mediamente più piccola rispetto al 2016 - dichiara Ivan Mazzamuto, presidente della società - la produzione agostana è regolare, mentre per i bastardoni ci sarà poco prodotto. La dolcezza, però, è garantita".



Proprio in questi giorni la cooperativa siciliana sta avviando un test con una catena della grande distribuzione organizzata per vendere i fichidindia in una nuova confezione da due frutti, per 250 grammi di prodotto. "Il ficodindia è un prodotto di nicchia - aggiunge il presidente - confezioni più grandi possono allontanare il consumatore che vorrebbe provare il frutto. Con questa prova cercheremo di capire se l'idea è giusta o meno".

Il ficodindia è un prodotto destinato prevalentemente al mercato nazionale e La Normanna lavora con la Gdo. L'export vale circa il 10% e vede nella Germania il Paese di riferimento. Per la cooperativa di Paternò continua poi la campagna del melone gialletto. "Un prodotto che ci sta dando molte soddisfazioni - fa notare Mazzamuto - nel 2016 siamo riusciti ad arrivare fino a ottobre, forse quest'anno ci dovremo fermare un po' prima".



Per La Normanna è fondamentale puntare sulle caratteristiche d'eccellenza dei prodotti siciliani. Non a caso la cooperativa scommette sulla territorialità. "Il futuro dell'ortofrutta italiana passa attraverso attraverso l'aggregazione e la valorizzazione dei prodotti di qualità Dop, Igp e biologici - conclude Mazzamuto - Quindi distinguiamoci".



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