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venerdì 6 ottobre 2017


Uva da tavola, la ricerca vola in Sicilia

Il summit mondiale dell’uva da tavola ha concluso ieri il programma pugliese. Dopo le sessioni scientifiche all’Università di Foggia, infatti, mercoledì scorso l’VIII Simposio internazionale (organizzato dalle Università di Torino, Foggia e Palermo) si è spostato in provincia di Bari, dove erano previste le visite tecniche in alcune realtà all’avanguardia del territorio: Agricoper di Noicattaro, FraVa di Rutigliano, Op Agritalia dei Fratelli Laporta a Trinitapoli (Bat), Op Giuliano Pugliafruit di Turi, Pignataro di Casamassima e Serroplast di Rutigliano.

Ad esempio, nei vigneti della varietà Italia di FraVa, azienda specializzata in uva da tavola e ciliegie, il general manager Vito Valenzano ha illustrato le principali innovazioni adottate dalla sua impresa: cover crop, sistema di allevamento a “Y”, monitoraggio della soluzione circolante, oltre all’utilizzo della tecnologia a microonde in post-raccolta per una conservazione senza solfiti e all’impiego di imballaggi sostenibili in polipropilene.



Ieri, invece, a Bari era in programma la tavola rotonda “Uva da tavola e prodotti freschi alla sfida dell’internazionalizzazione”, organizzata insieme a Fruitimprese e Apeo, l’associazione degli esportatori pugliesi, e in collaborazione con Agrifood Consulting.

Moderati da Luca Lanini, docente di logistica e supply chain management all’Università Cattolica di Piacenza, i relatori hanno analizzato criticità e urgenze da affrontare nell’immediato per permettere agli operatori ortofrutticoli italiani, e in particolare alle aziende che producono uva da tavola, di esportare nei mercati più lontani. “Il mondo dei trasporti – ha detto Lanini – sta affrontando grandi mutamenti, con un abbassamento dei costi che offre grandi opportunità agli imprenditori del settore e che può rilanciarne le ambizioni e competitività a livello internazionale”.



Supply chain, gestione della logistica, importanza delle infrastrutture, servizi, barriere fitosanitarie sono le cinque parole chiave che hanno fatto da filo conduttore agli interventi.
L’uva da tavola è sempre stato un “cavallo di battaglia” dell’export ortofrutticolo nazionale, basti dire che il 45% della nostra produzione (quasi un milione di tonnellate) va all’estero. Negli anni il settore dell’uva da tavola italiano “ha tenuto” ma, aumentando le esportazioni mondiali, le nostre quote di mercato sono ovviamente diminuite. Che fare? “Promozione - ha spiegato Marcello Gentile dell’Ice-Italian Trade Agency - per diversificare l’offerta, con maggiori standard di qualitatà”. Strizzando l’occhio ai nuovi trend, in particolare seedless, biologico e, perché no, salutista. Tanto che si sta già studiando una “diet grape” per i più attenti alla linea: meno di 12,5 gradi Brix ma con un sapore più apprezzato dal consumatore.
Poi, certo, rigorosa gestione della cold chain, trasporti e piattaforme logistiche integrate nelle infrastrutture e lungo i corridoi intermodali delle merci. E, come ha suggerito Giacomo Suglia, a nome di Fruitimprese, una maggiore presenza delle Istituzioni a fianco delle aziende italiane nel processo di internazionalizzazione.

Soddisfatto Vittorino Novello, ordinario dell’Università di Torino e presidente del Comitato scientifico del Simposio: “Le giornate di studio, che si sono svolte secondo programma, sono state di alto livello e abbiamo affrontato anche tematiche stringenti per il mondo produttivo, quali la gestione delle fioriture e delle coperture. Riscontri positivi anche per quanto riguarda le interessanti visite in campo tra Foggia e Bari”. Il Simposio proseguirà oggi e domani in Sicilia, dove sarà anche fissata la sede del prossimo appuntamento mondiale.

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