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lunedì 9 ottobre 2017


Produzione, import-export, consumi, prezzi: tutto sulle mele

Con circa 2,2 milioni di tonnellate prodotte e oltre un milione di tonnellate esportate, l’Italia si conferma player di spicco nel comparto delle mele. I mercati di destinazione più importanti rimangono Germania, Spagna e Paesi Arabi. Nel 2016 si sono importate notevoli quantità di mele non in controstagione, mentre il consumo domestico è in calo nonostante la riduzione del prezzo/mix.


Produzione mondiale: Italia stabile, si rafforzano i competitor internazionali

La produzione mondiale di mele si attesta a circa 84 milioni di tonnellate, e il primo Paese rimane la Cina, con oltre 40 milioni di tonnellate. Escludendo il gigante asiatico, il cui raccolto è prevalentemente per consumo interno, il più grande produttore è rappresentato dagli Stati Uniti con una produzione, secondo dati Faostat 2014, di circa 4 milioni di tonnellate. A seguire, a pari merito, la Turchia e la Polonia, entrambe con circa 2,7 milioni di tonnellate, in crescita costante.  L’Italia invece vede la sua produzione rimanere costante da ormai oltre 30 anni, con una quota di circa 2,2 milioni di tonnellate. Vero e proprio astro nascente è l’India, che dagli anni Ottanta ad oggi ha più che raddoppiato i volumi di mele arrivando a circa 2,2 milioni di tonnellate.

Import-export: la bilancia commerciale delle italiana

Rimane costante il trend positivo delle esportazioni italiane dall’inizio del nuovo millennio, sia pure con qualche alto e basso.  Nel 2016 infatti l’Italia ha esportato oltre un milione di tonnellate di mele all’estero, in lieve calo rispetto al 2015, ma comunque in crescita rispetto agli anni precedenti. Stando ai dati Eurostat, rimangono pressoché costanti anche le importazioni dall’estero, con circa 63 mila tonnellate nel 2016.



Dove vanno le mele italiane? I principali mercati di esportazione

Analizzando i dati Eurostat, relativi ai volumi di mele esportati all’estero, si nota chiaramente che la Germania è e rimane il principale mercato di sbocco per il prodotto italiano, assorbendo quasi un quarto delle mele italiane. A seguire un altro Paese europeo, la Spagna, verso la quale l’Italia nel 2016 ha spedito il 10% del prodotto, aumentando le esportazioni di circa il 30%. Uscendo dai confini europei spiccano due Paesi del Medio-oriente e del Nord-Africa: l’Egitto con una quota di esportazioni ricevute dell’8% e l’Arabia Saudita con una quota del 5%.



Acquisti dall’estero: dall’import in controstagione alla sovrapposizione con la produzione italiana

Osservando i dati Eurostat aggiornati al 2016 e confrontandoli con i dati relativi al periodo 2000-2001 e 2005-2006 si può notare come l’importazione di mele veda un notevole cambiamento nel tempo. Se infatti all’inizio del 2000 l’Italia importava mele prevalentemente in controstagione (marzo-giugno) e principalmente da Paesi extra-Ue, nel periodo 2015-2016 la tendenza si inverte completamente e si può notare un picco di importazione tra ottobre e dicembre, col suo massimo a novembre. È inoltre importante notare come queste mele abbiano provenienza prevalentemente europea, essendo quasi tutte importate da Polonia e Slovenia.



La produzione italiana: Trento e Bolzano i due poli principali

Stando ai dati Istat aggiornati al 2016, la produzione italiana di mele è di 2,4 milioni e si concentra sostanzialmente nelle due provincie di Trento e Bolzano. Queste ultime hanno infatti prodotto nel 2016 un milione di tonnellate (Bolzano) e oltre 500 mila tonnellate (Trento), su un totale di oltre 28 mila ettari. La restante quota di Made in Italy è prodotta in Veneto (oltre 300 mila tonnellate), Piemonte (158 mila tons) e Emilia-Romagna (151 mila tons).


Si consumano meno mele, cala il prezzo medio-mix

Si riduce il consumo di mele da parte degli italiani, nonostante il calo del prezzo/mix. Questo il dato eclatante dell’elaborazione del Monitor Ortofrutta su dati Osservatorio Ismea-Nielsen. Come si può notare dal grafico sotto, le mele sono infatti l’unico dei prodotti analizzati che a fronte di un calo del prezzo mix di oltre cinque punti percentuali vede una riduzione nei volumi consumati analogo. Viceversa, prodotti come avocado, limoni e frutti di bosco hanno registrato un netto incremento nei consumi nonostante l’altrettanto rilevante incremento del prezzo/mix.



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