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venerdì 10 novembre 2017


Clima, produzione, genetica: pomodoro, ecco cosa cambia

Il secondo “International Symposium on Tomato Genetics for Mediterranean Region” si è concluso ieri a Comiso (Ragusa) dopo aver fatto il punto sulle problematiche legate alla produzione e alla commercializzazione del pomodoro, ortaggio principe del Meridione e della Sicilia in particolare. L’evento biennale è organizzato dal mensile di agricoltura professionale Agrisicilia ed è stato moderato dal direttore della testata siciliana, Massimo Mirabella. Il convegno internazionale, molto significativo per gli addetti ai lavori, si è svolto, come sempre, a porte chiuse e solo su invito. In tutto 292 gli ospiti registrati nella sessione mattutina, in rappresentanza di grandi cooperative, tecnici aziendali della fascia da Gela a Pozzallo, agronomi libero professionisti. Molti gli interventi e le domande dal pubblico, a conferma dell’interesse suscitato dalle tematiche affrontate, tutte di alto livello scientifico ed economico. 

Luigi Pasotti, del Dipartimento regionale Acqua e Rifiuti (Osservatorio delle Acque) ha analizzato il problema dei cambiamenti climatici e dell’aumento delle temperature: un problema di cui oggi possiamo analizzare e comprendere solo alcuni effetti, mentre appare più difficoltoso comprendere quali potranno essere le conseguenze nei decenni futuri. 

Pasotti ha presentato un grafico con la situazione delle temperature e delle anomalie climatiche negli ultimi 50 anni. “Gli ultimi anni - ha detto - sono stati caratterizzati da ondate di freddo decisamente gravi, anomali. Ad esempio, nel gennaio 2017 ci sono state due ondate di freddo estreme mentre nella prima decade di agosto si è registrata una eccezionale ondata di caldo”. Altro tema, quello delle piogge: “Le precipitazioni hanno  avuto un andamento decisamente anomalo negli ultimi anni e in particolare quest’anno. Gran parte della Sicilia è in difficoltà soprattutto per ciò che riguarda gli invasi. Il 2017 fa registrare il punto più basso di quantità di acque disponibili a partire dal 2002”.



“Per le colture - ha aggiunto Pasotti - si registra un anticipo della stagione produttiva e del periodo del defogliamento, un accorciamento del ciclo produttivo, soprattutto per le ortive, a causa delle alte temperature”.

I cambiamenti climatici possono produrre degli effetti anche sulle colture e sul comportamento dei patogeni, alterare la competizione tra vegetale e insetto.  E’ necessaria una programmazione attenta delle barriere sanitarie, ha proseguito Pasotti, per contrastare il continuo arrivo di agenti patogeni dall'estero che compromettono l’equilibrio delle colture. E bisogna investire sugli antagonisti naturali. 

Antonio Giovino, (Crea di Bagheria) ha presentato le attività dell'ente. Crea ha riorganizzato le 36 strutture di ricerca presenti in tutto il territorio nazionale. In Sicilia sono presenti due sedi: ad Acireale (per l’agromicultura) e a Bagheria, dove operano 24 persone e, tra questi, 7 ricercatori. 

“Oggi – ha spiegato Giovino - si parla di filiera corta, di sicurezza alimentare. La richieste di produttori e consumatori è quella di riuscire a tracciare il prodotto dalle sementi fino al punto vendita”. Giovino si è soffermato sul “processo di tracciabilità” (da monte a valle) insieme al meccanismo del “processo di rintracciabilità” (da valle a monte).



Ersilia Di Tullio, di Nomisma, ha presentato le nuove norme e le chiavi di lettura economiche a supporto degli iter di autorizzazione degli agrofarmaci. Le nuove norme, dopo il 2009, hanno introdotto il concetto di analisi economica e di valutazione comparativa dei prodotti e degli agrofarmaci stessi. 

Successivamente Walter Davino, dell’Università di Palermo, ha presentato il libro sulle principali virosi nella coltivazione del pomodoro, scritto con vari esperti e realizzato grazie ad Assosementi. Esso contiene il risultato di studi realizzati finora su 14 virus. Ha analizzato alcuni casi specifici, tra cui il virus dell’accartocciamento fogliare, analizzando le varie tecniche di difesa (rete, mezzi chimici, mezzi tecnici). Davino ha poi parlato dei virus scoperti negli ultimi anni che hanno prodotto danni enormi all’agricoltura. “L’agricoltore ci avverte – ha detto Davino – quando vede gli effettui della malattia sulla pianta. Solitamente è già troppo tardi e il patogeno si è già diffuso". 

Alberto Lipparini, segretario generale di Assosementi, ha presentato la realtà produttiva del pomodoro oggi in Italia. “Il settore sementiero – ha detto - vale oggi 700 milioni di euro. Oggi vi sono 19-20 aziende che producono sementi e che detengono la fetta maggiore del mercato”. Ha illustrato quindi i dati dell’import-export del settore sementiero sbilanciato a favore delle importazioni. Oggi in Italia ci sono 40mila ettari coltivati dedicati alla produzione di sementi, con una concentrazione soprattutto in Emilia Romagna e Marche. 

Per quanto riguarda l’export di pomodoro fresco l’Italia (che è uno dei maggiori produttori) è oggi alle spalle di Spagna, Portogallo e Grecia. Il prodotto che arriva dal Marocco è in costante crescita e questo è motivo di preoccupazione. Oggi il consumo pro capite del pomodoro nel nostro Paese è in diminuzione, ma rappresenta sempre il 15% nel carrello della spesa delle famiglie italiane per il settore ortaggi. Il ciliegino "vale" il 35-40% della produzione ed è in calo; tengono invece le produzioni di cuore di bue, costoluto e insalataro. 

Lipparini ha poi tracciato una breve analisi della situazione del mercato nel 2017: una campagna difficile a causa degli eventi climatici. I prezzi sono bassi e spesso non permettono ai produttori di coprire i costi di produzione. Anche perché i problemi non mancano: mercato poco organizzato, frammentazione dell’offerta, eccesso di merce che fa calare la competitività. 

Il prodotto a pieno campo ha visto l’aumento del 10% della produzione. Il prodotto in serra, invece, è in calo anche a causa degli attacchi di varie malattie (oltre che degli eventi climatici).
“Puntiamo su ricerca e innovazione – ha detto Lipparini – per migliorare la situazione della competitività del prodotto italiano. Cerchiamo e favoriamo buone pratiche economiche ed etiche delle produzioni per dare valore aggiunto a tutto il settore delle produzioni”.



Sono intervenuti al simposio anche Francisco Petit, direttore tecnico e responsabile del settore ortaggi di Anove, e Antonio Villaroel, segretario generale della stessa associazione spagnola, che raggruppa tutte le ditte sementiere spagnole. 

Petit ha illustrato la realtà produttiva in Spagna, portando i dati relativi al 2015 della regione di Almerìa, dove si concentra la maggiore produzione spagnola: 10.836 ettari di  superficie coltivata, una produzione di 1.101 milioni di chilogrammi, 595 milioni di euro di valore economico. Il trend di produzione è in netta crescita. In Spagna ci sono molte piccole aziende anche a conduzione familiare, ma il sistema di commercializzazione è affidato ad un coordinamento.

Per quanto riguarda il mondo sementiero, si contano oggi in Europa 25 grandi compagnie che si occupano di genetica del pomodoro che gestiscono il 95% del mercato; altre 20 detengono il restante 5%. Aziende concentrate quasi esclusivamente in Francia, Italia, Spagna Polonia, Olanda. Un altro dato importante: il 15-20% del fatturato di queste imprese viene reinvestito nella ricerca.

Il convegno di Comiso, organizzato da Agrisicilia, è stato concluso da una tavola rotonda su “Innovazione, qualità ed etica: le armi per competere”. Vi hanno preso parte: Roberto Della Casa, dell’Università di Bologna e managing director Agroter, Stefano Soli, di Valfrutta Fresco, Giuseppe Giannilivigni, di Coop Italia, Salvatore Cannizzo, che sta promuovendo la nascita del Distretto Pomodoro della Sicilia Est, per dare competitività al prodotto e per garantirne la qualità, Rodolfo Zaniboni, che ha presentato il progetto “Road to quality”, avviato da Assosementi per garantire e certificare la tracciabilità.


a cura della Redazione

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