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venerdì 24 novembre 2017


Distribuzione moderna, cinque richieste alla politica

Un manifesto per il rilancio del settore. Lo ha presentato mercoledì a Milano l’associazione della distribuzione moderna (Adm), realtà che aggrega Federdistribuzione (in rappresentanza delle grandi catene come Esselunga e Carrefour), Ancc-Coop, Ancd-Conad per un totale di circa novecento imprese di settore attive in Italia. Insieme, per la prima volta, per inviare un messaggio chiaro al mondo della politica: vogliamo essere considerati di più e fare riferimento a regole eque in un comparto che - è stato detto - esprime 101 miliardi di valore aggiunto pari al 7% del Pil, due milioni di posti di lavoro (il 91% con contratto a tempo indeterminato), 60 milioni di clienti ogni settimana, contributi versati per 30 miliardi, l'81% degli acquisti effettuati in Italia; il 91,5% dei fornitori di prodotti a marca del distributore nel settore alimentare, tra l'altro, è costituito da imprese italiane.

Concorrenza, legalità, rilancio dei consumi, incentivi per gli investimenti, semplificazione del quadro normativo: questo il "pokerissimo" di richieste a chi amministra il Paese e a chi, dopo le prossime elezioni, lo amministrerà. A snocciolare il decalogo, il presidente di Adm Giorgio Santambrogio e i colleghi di settore intervenuti a Milano. Base di partenza, lo studio "Valore Esteso", realizzato dall’associazione in collaborazione con Ey per quantificare il ruolo della Dm in Italia. 

La grande distribuzione, in particolare, si sente “discriminata” su tre fronti: quello fiscale, quello degli orari e quello della legalità. “Vogliamo le stesso regime applicato a chi fa commercio online”, ha detto Francesco Pugliese, leader di Conad. “L’Irap penalizza le aziende come le nostre che danno lavoro a molte persone a vantaggio di chi non utilizza forza lavoro. Dovrebbe essere esattamente il contrario”.

Altri temi caldi, quelli dell’evasione fiscale e della concorrenza sleale: “Urge ripristinare la legalità al Sud, dove troppo spesso non si pagano tasse e dipendenti”, la considerazione di Albino Russo, direttore generale di Ancc-Coop. “Nel nostro Paese si stima un'evasione fiscale di 150 miliardi di euro l’anno, recuperarne una parte consentirebbe di diminuire le tasse e quindi aumentare i consumi”, il parere del presidente di Federdistribuzione Giovanni Cobolli Gigli. 

La grande distribuzione chiede poi miglioramenti in tema di costi energetici e Irap, la semplificazione del quadro normativo e dei controlli (uniformando quelli nel comparto alimentare) per migliorare la competitività. Altro punto caldo, gli incentivi: la Gdo bussa alla porte dello Stato sollecitando un supporto economico per modernizzare i punti vendita e favorirne la digitalizzazione.

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