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giovedì 30 novembre 2017


Orsero: più distribuzione e fresh cut, meno import e shipping

Rafforzamento della distribuzione di prodotti ortofrutticoli - core business del gruppo - sviluppo di nuove linee di business all’interno del settore e contestuale riduzione della "dipendenza" da import e shipping, che presenta marginalità potenzialmente più elevate ma più volatili: queste le priorità di Orsero nella sintesi di Matteo Colombini (nella foto sotto), Ad e Cfo del Gruppo quotato in borsa (all’Aim) dallo scorso febbraio. Il tutto per “consolidarsi e continuare con una crescita organica nel mercato distributivo dell'ortofrutta, mantenendo una marginalità migliore rispetto a quella dei competitor”.



“Terminato il lavoro finalizzato alla realizzazione della business combination con Glenalta Food e al conseguente ingresso a Piazza Affari - ricorda il giovane manager, classe 1983, in un'intervista a marketinsight.it - le prime iniziative strategiche sono state orientate al rafforzamento della distribuzione puntando sull’acquisizione di tre società, Fruttital Firenze, Galandi e la spagnola Hermanos Fernández Lopez, annunciate a fine luglio e finalizzate da ultimo con l’aumento di capitale avvenuto nello scorso mese di settembre”.

Azioni, si legge nel pezzo, la cui bontà è riconosciuta dagli analisti, che indicano prevalentemente un giudizio positivo sul titolo, ma non ancora adeguatamente dalla Borsa, dove lo stesso ha registrato dal 13 febbraio, giorno di ingresso a Piazza Affari un ribasso del 5% circa. Il titolo viene definito “sottovalutato”.



“Puntiamo a raggiungere nei prossimi tre-quattro anni un modello di business sempre più simile a quello di rilevanti società distributive come Total Produce o Greenyard piuttosto che a quello di player attivi nella produzione e nel trasporto, quali Del Monte, Fyffes o Chiquita, ponendoci l’obiettivo di innovare in termini sia in termini di prodotto che di processo”, aggiunge Colombini.

“Le attività distributive recentemente acquisite - sottolinea ancora Colombini - hanno un valore aggiunto in termini di posizionamento di mercato, di capacità organizzativa, nonché di diversificazione in prodotti come il fresh cut, ed evidenziano tassi di profitto superiori rispetto a quelli registrati nel 2016 dall’attività distributiva del gruppo Orsero. Per la fine del 2017 e per il 2018 rimaniamo concentrati sulla gestione e la piena integrazione nel gruppo delle realtà acquisite e puntiamo a sfruttare le sinergie che ne derivano e che in parte già esistevano, detenendo, Orsero, già una partecipazione in tali società”. 

In ogni caso, nel breve termine, non si intravedono ulteriori operazioni di merger & acquisition di questa portata “non escludendo tuttavia la valutazione di target più piccoli e a valori convenienti”.  

“Desideriamo sfruttare appieno la leva operativa del gruppo ed espandere il modello fresh-cut su altre aree geografiche di interesse del Gruppo sulla penisola italiana”, aggiunge Colombini. “Il laboratorio, situato a Firenze, attivo nella produzione di frutta tagliata verrà ampliato, raddoppiandone la capacità di lavorazione. E’ inoltre allo studio la possibilità di affiancare a questo prodotto la verdura”.



Venendo ai numeri, “il 2016 è stato un anno in crescita rispetto al 2015 sulla distribuzione e nei primi sei mesi del 2017 tale attività è cresciuta in maniera organica di oltre il 9%. Un trend che difficilmente potrà essere mantenuto a questo ritmo nel lungo periodo ma che dovrebbe comunque proseguire a tassi superiori a quelli del mercato, che si attestano nell’ordine del 2-3%”.

I ricavi consolidati sono pari a 473,4 milioni, rispetto 337,6 milioni del pari periodo del 2016, con un Ebitda adjusted e un Ebit rispettivamente pari a 15,6 milioni e a 6,2 milioni, un utile netto di 20 milioni e un indebitamento finanziario netto di 76,8 milioni.

A perimetro costante, ovvero escludendo gli effetti delle ultime operazioni, il fatturato segna un progresso del 5,2% a 355 milioni beneficiando del favorevole andamento delle vendite del settore distribuzione, cresciute, nel dettaglio, del 9,4% grazie alle buone performance delle società operanti in Italia e in Francia.

In calo invece il margine operativo lordo (-59,7% 10,6 milioni), con una marginalità passata dal 7,8% al 3% per criticità legate all’import (in particolare il prolungato eccesso di offerta di banane verdi e il conseguente basso livello dei prezzi di vendita già a partire dal quarto trimestre 2016) e allo shipping (calo dei volumi trasportati, unitamente all’incremento del costo del carburante non bilanciato da una adeguata crescita delle tariffe).

Le prospettive sono definite buone: “Riteniamo di poter raggiungere probabilmente già nel corso del 2018 un fatturato consolidato vicino al miliardo di euro, target inizialmente fissato per la fine del 2019”, dice Colombini. Nel prossimo triennio sono attese performance positive sul fronte dei ricavi e dell’Ebit nonché una graduale ripresa della redditività. Mentre tra gli analisti prevalgono i giudizi positivi sul titolo.

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