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giovedì 18 gennaio 2018


Lamboseeds, una ricerca che «pensa» alla salute

Il convegno organizzato ieri a Cesena Fiera da Lamboseeds, ditta sementiera di Sant’Agata Bolognese, rientra nell’ambito del progetto “Il benessere dai nostri ortaggi”, pensato e sviluppato per far conoscere gli effetti benefici dei prodotti orticoli di qualità sulla salute del consumatore. “Perché – ha detto il responsabile marketing, Sandro Colombi – da tempo volevamo innovare il mercato, introducendo prodotti che avessero parametri qualitativi diversi. Volevamo, cioè, differenziare l’offerta, non globalizzare, anzi valorizzare vecchi sapori e profumi”.

Il discorso è stato affrontato sotto più punti di vista, a cominciare dalla sicurezza e salubrità dei prodotti, tema trattato da Luciana Prete, del Dipartimento di sanità pubblica dell’Ausl di Bologna, che si occupa in particolare di igiene degli alimenti e di nutrizione.
La dirigente ha approfondito gli aspetti dei controlli, come strumento della sicurezza alimentare, e le normative comunitarie e nazionali in materia, precisando come la responsabilità primaria di produrre alimenti sani sia in capo all’operatore alimentare.
L’analisi è poi scesa nel dettaglio con i dati relativi alle notifiche Rasff (il sistema di allerta europeo) per i prodotti orticoli: nel 2016 solo l’1% risultava con livelli di residuo superiori al limite. Pomodori, patate, peperoni e zucchine i più controllati.

A introdurre i valori nutrizionali degli alimenti e gli altri “fondamentali” è stata Alessandra Bordoni, professore del Dipartimento di scienze e tecnologie agroalimentari (Distal) dell’Università di Bologna, che ha ricordato la differenza tra densità energetica e densità nutrizionale (concentrazione dei micronutrienti e presenza componenti bioattivi) e l'importanza del contenuto in vitamine, minerali, sodio, fibre, antiossidanti e, ovviamente, acqua, il nutriente per antonomasia. In chiusura d’intervento, un “nota bene”: il carico mondiale di malattie è attribuito per l’1,8% a carenze di frutta e verdure.

Mattia Di Nunzio, ricercatore del Distal a Cesena, ha poi approfondito le proprietà nutrizionali delle quattro specie che interessano da vicino il progetto della Lamboseeds, cioè: angurie, asparagi, peperoni e pomodori.
Dalla citrullina dell’anguria all’asparagina e ai folati degli asparagi, dal licopene dei pomodori fino ai carotenoidi e alla luteina dei peperoni, una carrellata di fitochimici “ad alto tasso di salute”. Che rendono, cioè, gli ortaggi portatori di effetti benefici per la salute umana.



E sono queste le premesse che rendono comprensibile la scelta dell’azienda bolognese di concentrare la propria ricerca sui contenuti salutistici. Scelta che presto porterà al lancio di una serie di nuove varietà, ora in fase di test, caratterizzate da un'intensa presenza di antociani sul pericarpo dei frutti. Il risultato? Varietà (di pomodoro e di asparago per iniziare) ad alta capacità antiossidante.

Luciano Trentini, che ha ideato il progetto insieme alla Lamboseeds, ha presentato i dati produttivi delle quattro specie, sottolineando come l’Italia, tra i più importanti produttori di frutta e verdure, si soffermi ancora troppo sugli aspetti quantitativi, dimenticando i problemi legati ai surplus produttivi. “Il progetto Lamboseeds – ha detto - è nato proprio per uscire da questa logica con qualcosa di diverso”. Senza dimenticare la necessità che il nostro Paese ha di innovazione agronomica, varietale e tecnologica.

E innovazione è stata anche la parola chiave dell’intervento di Luigi Vannini, professore del Distal, che ha chiuso i lavori con alcune considerazioni sul settore.
In primo luogo, l’innovazione ha forse realizzato le performance migliori proprio in orticoltura, con la messa a punto non solo di nuove varietà, ma anche di prodotti nuovi. Adeguando l’offerta a nuove condizioni di domanda.
In secondo luogo, l’innovazione - tanto più è in grado di differenziare il prodotto e di condizionare la formazione del prezzo - si rivela fattore di competitività per le imprese.
Infine, per Vannini, le innovazioni meccaniche e tecnologiche rappresentano la vera rivoluzione che ci attende. Rivoluzione che imporrà la ricerca di nuove vie di sviluppo dell’agricoltura italiana, la quale – faticando a confrontarsi con sistemi dotati di maggiori risorse – dovrà trovare un nuovo equilibrio tra tradizione, innovazione ed educazione alimentare. Tenendo conto di nuovi valori, modalità di consumo e canali di commercializzazione.

“Ma – ha concluso Vannini – i risultati di eccellenza della ricerca devono essere trasferiti meglio  alle unità di produzione. Si tratta di realizzare una organizzazione di rete tra le pluralità di soggetti interessati, coinvolti in un progetto comune di affinamento delle tecniche e promozione dei prodotti”.

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