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mercoledì 31 gennaio 2018


Etichette, il no del Made in Italy al semaforo che confonde

All'incontro sull'etichetta alimentare “che informa senza fuorviare”, organizzato ieri all'Europarlamento da Coldiretti, Federalimentare e l'Osservatorio sulla criminalità nell'agroalimentare, il capo Unità della direzione generale Salute dell'Esecutivo Ue, Alexandra Nikolakopoulou, ha annunciato che entro la fine di quest’anno la Commissione Europea presenterà il rapporto sui differenti sistemi di etichettatura a semaforo attualmente in vigore nei diversi Paesi europei, atteso nei mesi scorsi. “Il rapporto – ha detto la dirigente - avrà una visuale più ampia di quanto previsto e verterà sull'impatto di questi sistemi di etichettatura sulla percezione dei consumatori e sul mercato interno”.

Un nuovo approccio - a favore di un'etichetta alimentare trasparente e corretta che non condizioni la scelta del consumatore - auspicato anche da Paolo De Castro, primo vicepresidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo: “Ci aspettiamo che la nostra denuncia porti all’apertura di un tavolo di discussione per raggiungere un nuovo sistema armonizzato di valutazione e qualificazione dei valori nutrizionali degli alimenti, capace di dare informazioni veritiere e complete ai consumatori e che possa essere adottato in tutti gli Stati membri".

“Respingiamo con forza il sistema di etichettatura a semaforo che, dalla Gran Bretagna, si sta diffondendo in altri Stati europei: non è accettabile - ha aggiunto De Castro - che un bollino verde, giallo o rosso possa decretare se un cibo è buono o cattivo per la salute di chi lo consuma, basandosi solo sulla percentuale di sale, zuccheri e grassi che contiene”.

Il Parlamento europeo ha già espresso la sua contrarietà a questi sistemi di etichettatura, mentre ha chiesto a grande maggioranza uno schema europeo di indicazione dell’origine dei prodotti alimentari, come già sperimentato in Italia grazie all’azione del governo. “Ma non siamo soli - ha sottolineato De Castro - ne è testimonianza l’adesione all’iniziativa di oggi del Copa-Cogeca e delle Associazioni europee dei produttori lattiero caseari e di zucchero”.



A combattere la stessa battaglia c’è anche l’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari. “La qualità e l’indiscusso valore delle produzioni alimentari Made in Italy – ha dichiarato il presidente, Giorgio Mercuri - vanno difesi da sistemi di etichettatura che veicolano messaggi fuorvianti, facendo leva solo su singoli parametri e su valutazioni astratte che non considerano i prodotti nel ruolo che rivestono nel più ampio riferimento al contesto generale di uno stile di vita quale quello mediterraneo”.

“Se si privilegia un solo criterio – ha spiegato Mercuri - il rischio è che si arrechino più danni che benefici ai consumatori. I quali potrebbero finire per orientare le loro scelte in tema di diete e regimi alimentari proprio seguendo informazioni nutrizionali eccessivamente semplicistiche”. Mercuri, poi, ha ribadito di essere “assolutamente favorevole” all’introduzione della cosiddetta etichettatura nutrizionale, introdotta con il Regolamento comunitario 1169/2011, perché la corretta informazione al consumo resta la priorità.
“Vanno solo normate con attenzione le informazioni supplementari previste all’art. 35 del Regolamento – ha continuato il presidente dell’Alleanza Cooperative Agroalimentari – Bisogna arrivare presto a uniformare su una base comune i vari sistemi di etichettatura, che dovranno contenere informazioni nutrizionali basate su accurate ricerche scientifiche e che non introducano in qualche modo discriminazioni verso alimenti che provengano da alcuni stati membri”.

“L’Unione Europea deve intervenire per impedire un sistema di etichettatura fuorviante, discriminatorio e incompleto che finisce per escludere dalla dieta alimenti sani e naturali da secoli presenti sulle tavole favorendo prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta - ha affermato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel denunciare “le distorsioni provocate dal sistema di informazione visiva che fino a ora è stato adottato con formule diverse in Gran Bretagna e Francia. Per l’Italia a essere bocciati dal semaforo rosso inglese ci sono tra gli altri – ha sottolineato Moncalvo – le prime tre specialità Dop Made in Italy più vendute in Italia e all’estero come il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano e il prosciutto di Parma, ma si arriva addirittura a colpire anche l’extravergine di oliva, considerato il simbolo della dieta mediterranea”.

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