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lunedì 19 febbraio 2018


Sos obesità infantile, serve l'etichetta di pericolo

C’è crescita e crescita. Secondo un recente studio dell'Organizzazione mondiale della sanità (curato dall'Imperial college di Londra, pubblicato sulla rivista The Lancet) il numero dei bambini e adolescenti obesi nel corso degli ultimi 40 anni è cresciuto di dieci volte, passando da 11 a 120 milioni. In proporzione, se nel 1975 l'obesità infantile era inferiore all'1% della popolazione del mondo, nel 2016, invece, è salita a quasi l'8% per i maschi e al 6% per le femmine. Lo fa notare su Repubblica Massimiliano Dona, presidente Unione nazionale consumatori.

E’ un’emergenza troppo spesso sottovalutata che riguarda i consumi, gli stili di vita e… la crescita della consapevolezza dei cittadini. Si può e si deve reagire, cominciando, ad esempio, dal porre in essere alcune serie iniziative per arginare gli eccessi del “marketing alimentare”. Penso a tutte quelle volte nelle quali questo invita a un maggior consumo di bevande zuccherate, snack e altri prodotti non proprio salutari. Si tratta purtroppo di campagne che realizzano potenti effetti sui consumatori, in particolare sulle fasce più deboli economicamente e socialmente.

Durante le mie lezioni nel corso di Gestione etica d’Impresa all’Università degli studi di Roma3 sono solito mostrare alcune campagne pubblicitarie americane degli anni Cinquanta, che esaltavano la “godibilità” di fumare sigarette dal sapore intenso e piacevole. Oggi noi tutti conosciamo l’evoluzione della regolamentazione che ha costretto il marketing del tabacco dapprima a ridurre la sua influenza, poi persino ad accompagnarsi a diciture idonee a rendere i fumatori consapevoli dei danni per la salute.

E’ proprio questo passaggio che auspico per il marketing alimentare, dove prima o poi certi prodotti saranno obbligatoriamente etichettati con disclaimer di pericolo (“attenzione: consumare con moderazione e accompagnare a costante esercizio fisico”). E non si tratta di una battuta: sono davvero convinto che tutti i prodotti ad elevato contenuto di grassi, zuccheri o sale, dovranno prima o poi essere contrassegnati come “pericolosi” per la salute. Insomma non basterà più l’etichettatura se vogliamo che i consumatori, indipendentemente dal loro grado culturale, sappiano tenersi alla larga da consumi eccessivi di prodotti ipercalorici.

Qualche tentativo in tal senso è stato fatto. In California è stato approvato il cosiddetto soda warning, cioè la previsione di un avviso obbligatorio che, secondo l’ordinanza della Contea di San Francisco del giugno 2015, doveva accompagnare la pubblicità delle bevande zuccherate per avvertire i consumatori sui rischi per la salute: “Attenzione: bere bevande con zuccheri aggiunti contribuisce a obesità, diabete e carie. Questo è un messaggio della Contea di San Francisco”.

Poi purtroppo una Corte d’appello statunitense ha accolto i ricorsi dell’American Beverage Association e della California Retailers Association, bloccando questa etichettatura per violazione del diritto costituzionale alla libertà di parola.

Ma non possiamo arrenderci se abbiamo a cuore una “vera crescita”: non solo più vendite, ma anche prodotti migliori e più trasparenti nell’informare i consumatori. Ecco perché con l’Unione Nazionale Consumatori insistiamo nel richiedere una “etichetta di pericolo” se è vero che i dati sull’obesità giovanile riflettono l'impatto del marketing e delle politiche alimentari in tutto il mondo, con cibi sani spesso troppo costosi per le famiglie povere.

Fonte: La Repubblica


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