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venerdì 9 marzo 2018


«Rete rosa» dell'ortofrutta, un modello per l'imprenditoria

Il primo convegno organizzato dall’Associazione nazionale Le donne dell’ortofrutta (Assdono) insieme alla Regione Emilia-Romagna ha gettato le basi per una maggiore consapevolezza.
In primis della presenza femminile nel settore. Un’indagine del Cso Italy di Ferrara, che ha coinvolto i propri soci sull’intero territorio nazionale, ha infatti scattato una istantanea sull’impiego delle donne, “un primo approccio alla conoscenza del fenomeno che – ha detto Daria Lodi, servizi statistici e osservatorio di mercato del Cso - ci piacerebbe approfondire ulteriormente e ampliare”.

Le donne rappresentano il 69% della forza lavoro dell’ortofrutta, ma trovano occupazione per l’83% nelle operazioni di lavorazione e a magazzino. Del restante 17% appena lo 0,2% ha un ruolo nella direzione e lo 0,3% nella comunicazione e marketing. E ciò nonostante una scolarità maggiore dei colleghi uomini. Se si fa un confronto diretto uomo/donna nell’ambito dello stesso ruolo, emerge un rapporto 88 a 12, mentre nel marketing & comunicazione è di 33 a 67. Il 32% delle addette nel settore ha età compresa tra i 45 e 55, solo il 4% possiede una laurea, ma sono comunque molte di più in confronto agli uomini; eppure la presenza nella sfera direzionale è quasi nulla.

Dati interessanti, sui quali si è innestata Giuseppina Muzzarelli, professoressa dell’Università di Bologna, che ha illustrato come le donne abbiano sempre lavorato molto, in maniera polifunzionale, ma con poca visibilità e riconoscimento. Così, il contributo che può dare la storia è proprio la consapevolezza. La stessa che, peraltro, sta dietro la scelta di costituire questa associazione, unica in Europa, che riunisce la filiera dal vivaio al packaging, fino alla comunicazione.

“Siamo una rete di donne esperte in vari ambiti della filiera ortofrutticola, a cui piace il confronto, visto come momento di crescita - ha spiegato la presidente di Assdono, Alessandra Ravaioli - Donne che vogliono essere visibili, essere coinvolte e avere voce anche per promuovere l’ortofrutta con modalità differenti che aiutino a superare l’immagine di mera commodity di frutta e verdura”.



A testimonianza di ciò, le storie di quattro imprenditrici che hanno raccontato come e perché hanno scelto di occuparsi di ortofrutta, cosa significhi per loro innovazione - ma anche tracciabilità, qualità, certificazione, marchi e così via - e, infine, come le richieste di consumatori sempre più informati abbiano modificato le loro scelte imprenditoriali. Imprenditrici del calibro di Silvia Salvi, dirigente del gruppo Salvi di Ferrara, leader nel vivaismo ma attivo anche nella produzione e commercializzazione dell’ortofrutta, con un fatturato annuo di 130 milioni di euro; Francesca Nadalini, responsabile commerciale dell’omonima società di Sermide (Mantova), associata al Consorzio di tutela del Melone mantovano Igp; Valentina Borghi, titolare della Funghi Valentina di Minerbio (Bologna) e presidente dell'Op HortoItalia che gestisce il marchio Fungo bio. Anna Maria Minguzzi, amministratrice della società Minguzzi di Alfonsine (Ravenna), era in collegamento video.

“Le lavoratici e le imprenditrici del settore possono dare un contributo fondamentale di professionalità e creatività allo sviluppo di questo comparto, soprattutto sul versante dell’innovazione e della qualità - ha sottolineato l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli che, come presidente di Areflh, è la prima socia onoraria dell’associazione - Come Regione siamo impegnati a rimuovere tutti gli ostacoli che si frappongono a una piena valorizzazione della capacità delle donne, a promuovere la parità di genere e a favorire la crescita dell’imprenditorialità rosa anche in agricoltura. E ciò grazie soprattutto ai fondi del Programma di sviluppo rurale 2014/20 che, in casi particolari, a fronte del permanere di situazioni di debolezza delle imprese al femminile, prevedono punteggi aggiuntivi a loro favore, come nel caso dei bandi per promuovere l’agricoltura sociale. In altri casi, invece, è concessa una semplice precedenza a parità di punteggio nell’accesso ai finanziamenti pubblici, ad esempio per favorire la nascita di imprese condotte da giovani e gli investimenti aziendali”.



Una presenza, quella delle donne alla guida di aziende agricole che, nonostante i recenti progressi, continua a restare largamente minoritaria. Basta pensare che nel 2016 (ultimo dato disponibile) solo il 28% delle imprese individuali del comparto agricolo in Emilia-Romagna erano intestate a donne; una percentuale comunque in forte crescita rispetto al 22% del 2010. E lo squilibrio si riflette anche nella ripartizione delle risorse del Psr.

Secondo i dati citati dall'assessore Caselli, su oltre 20mila imprese agricole individuali che a fine 2017 avevano già beneficiato dei fondi europei, 5.352 sono a conduzione femminile, per un totale di 42,3 milioni di euro incassati (19,63%) contro 14.890 imprese guidate da uomini, per un importo complessivo di contributi erogati pari a 173,5 milioni di euro.

A chiusura lavori, Maura Latini, direttore generale di Coop Italia, è stata nominata socia onoraria dell’associazione. Insomma, una giornata dedicata a teste, braccia, occhi e cuori che hanno fatto impresa. Rosa.

Foto: Fabrizio Dell'Aquila, Diateca Agricoltura Regione Emilia-Romagna

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