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venerdì 20 aprile 2018


Riforma bio, ieri il via libera del Parlamento Ue

Ieri a Strasburgo il Parlamento europeo ha approvato in seduta plenaria il testo del nuovo regolamento comunitario su “Produzione biologica ed etichettatura dei prodotti biologici”. I deputati Ue hanno dato il via libera alla nuova regolamentazione comunitaria, già concordata nei negoziati tra Parlamento e ministri Ue, con 466 voti a favore, 124 contrari e 50 astenuti. Di seguito i punti salienti.

Garantire l’alta qualità dei prodotti bio
Controlli rigidi e basati sul rischio di contaminazione lungo tutta la catena di approvvigionamento. Grazie all’insistenza del Parlamento, i controlli saranno effettuati in sede per tutti gli operatori ogni anno di regola, o ogni due anni se nessuna irregolarità è stata riscontrata nel corso di tre anni.
Tutti i prodotti importati da Paesi extra-Ue dovranno rispettare gli standard europei. Le attuali norme in materia di “equivalenza”, che impongono ai Paesi terzi di conformarsi a norme simili, ma non identiche, saranno eliminate entro cinque anni dall’entrata in vigore.

Aumentare la produzione biologica nell’Ue
Aumentare l’offerta di semi biologici per soddisfare i bisogni degli agricoltori: le deroghe che permettono l’utilizzo di semi convenzionali nella produzione biologica saranno eliminati entro il 2035.
Le aziende agricole che producono sia prodotti convenzionali che biologici continuano a essere autorizzate, a condizione che le due attività agricole siano chiaramente ed efficacemente separate.
Le certificazioni di gruppo permetterebbero ai piccoli coltivatori che si convertono al biologico di risparmiare soldi e tempo.

Evitare la contaminazione da pesticidi chimici o fertilizzanti sintetici
I produttori e altri operatori nella catena di approvvigionamento saranno obbligati ad applicare una serie di misure precauzionali per evitare la contaminazione; se si sospetta la presenza di un pesticida o un fertilizzante non autorizzato, il prodotto finale non potrà essere etichettato come biologico fino ad ulteriori indagini; se la contaminazione risulterà volontaria o se l’operatore non ha applicato le misure precauzionali, il prodotto perderà lo status di alimento biologico.
Gli Stati membri che al momento applicano soglie massime per le sostanze non autorizzate nei cibi biologici, come pesticidi, potranno continuare a farlo, a condizione che permettano ai prodotti biologici provenienti da altri paesi Ue e che rispettano le regole dell’Unione, di entrare nel loro mercato.

L’ultimo passaggio prima della pubblicazione avverrà a maggio con il via libera definitivo da parte del Consiglio Agricoltura e pesca che riunisce tutti i ministri dell’Agricoltura. Il regolamento, con i relativi regolamenti applicativi collegati, entrerà in vigore dal 1 gennaio 2021, sostituendo l’attuale Reg Ce 834/2007.

“L'esito dei negoziati per dare nuove regole alla produzione biologica in Europa rappresenta un'occasione persa. Per noi, tuttavia, la sfida di replicare o avvicinare il più possibile il sistema europeo al modello biologico di alta qualità e sostenibilità italiano resta aperta”. E' il commento a caldo di Paolo De Castro, vicepresidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo.

“Il punto cruciale negativo - ha precisato De Castro - è avere eliminato completamente le soglie per i residui di fitofarmaci. Che differenza c’è con l’agricoltura convenzionale, s'interroga ancora il vicepresidente della ComAgri che intervenendo al dibattito in Plenaria aveva chiesto di seguire la legislazione più stringente in vigore in Italia al fine di “garantire una concorrenza leale per i produttori e gli operatori del settore, di prevenire le frodi e migliorare la fiducia dei consumatori. L'accordo finale rappresenta un compromesso al ribasso”.

“La palla è ora nel campo della prossima Commissione europea che ha la possibilità - ha osservato De Castro - di proporre standard di produzione più elevati prima dell'entrata in applicazione del nuovo regolamento Ue nel 2021. Ricordo che l'Italia è prima tra i 28 Paesi in termini di produzione biologica e seconda per superficie coltivata: 1,8 milioni di ettari contro 2 milioni in Spagna. La produzione biologica è destinata a crescere”.

Due i punti critici evidenziati, invece, dal Ccpb: la mancanza di omogeneità tra i vari Paesi nel definire la soglia massima di residui presenti nei prodotti biologici e l’eliminazione della visita ispettiva annuale per aziende considerate non a rischio.
Già in passato Ccpb aveva fatto propria la posizione critica di Eocc (The European Organic Certifiers Council, l'associazione che raggruppa i principali organismi di certificazione europei), soprattutto sui due punti. Nel primo caso, ogni Paese può stabilire delle differenze che, seppur minime, creano un sistema di competizione sleale con prodotti che in alcuni paesi possono essere venduti come biologici e in altri no. La visita ispettiva annuale, poi, secondo Eocc è il “cuore della fiducia dei consumatori e degli operatori nel sistema di certificazione”, rinunciarci in un periodo di grande crescita del bio, potrebbe abbassare il livello delle garanzie offerte dal biologico.

“Il Parlamento ha ratificato il testo su cui s’era raggiunto l’accordo di massima tra le tre istituzioni nel novembre scorso - ha commentato il presidente di FederBio, Paolo Carnemolla - nonostante un giudizio che nel complesso confermiamo negativo, già allora avevamo riconosciuto lo sforzo compiuto dalle diverse parti in causa per migliorare il testo iniziale della Commissione. Sono state tenute in considerazione alcune delle richieste dei produttori biologici, tra queste la possibilità della certificazione di gruppo per le piccole aziende agricole riunite in cooperative e organizzazioni locali, strumenti per garantire un quadro di controllo e di garanzie anche sui prodotti importati dai Paesi extra-europei. Lo sviluppo del settore biologico deve ora diventare una priorità delle politiche europee e nazionali, a partire dalle programmazioni regionali dei Piani di sviluppo rurale agli acquisti verdi della pubblica amministrazione”.

“Le nuove regole europee sull’agricoltura biologica non sono assolutamente in linea con i livelli e gli standard di qualità che sono applicati da anni in Italia, che è al primo posto in Europa per produzione e al secondo per superficie coltivata a bio. Esprimiamo quindi tutta la nostra contrarietà come Agricoltori Italiani”. Questo il commento di Cia, a conclusione del voto dell’Europarlamento.

“Si tratta, di fatto, di norme che non riformano il settore biologico - ha spiegato Cia - Soprattutto, non apportano alcun miglioramento per i consumatori nel momento in cui non intervengono sulle regole che riguardano la contaminazione dei prodotti, eliminando dai negoziati la questione delle soglie per i residui di fitofarmaci. In questo modo si penalizza il nostro Paese, che è tra i più virtuosi nel rispetto del metodo di produzione biologica e del sistema dei controlli, ponendoci in una condizione di svantaggio competitivo in Europa”.

“Ora bisogna lavorare su due fronti: da un lato insistere a Bruxelles affinché, con gli atti delegati ed esecutivi, si vada verso misure armonizzate sulle contaminazioni e maggiori tutele per i produttori biologici; dall’altro lato - ha concluso Cia - riprendere in mano il disegno di legge nazionale sul biologico che il Parlamento uscente non è riuscito ad approvare”.

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