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venerdì 3 agosto 2018


Grandinate e spiccioli ai produttori, estate no in Spagna

Estate densa di ombre per la frutticoltura spagnola, tra avversità meteorologiche e vendite poco soddisfacenti sui mercati. A fine luglio la provincia di Lleida è stata interessata da una grandinata che, secondo il ministero dell'Agricoltura, ha danneggiato oltre 5.700 ettari di colture. Nel mirino del ghiaccio sono finiti 3.100 ettari di pesche e nettarine e più di mille ettari dedicati a pere e mele pronte per la raccolta. 

La campagna della frutta estiva dell’area di Valencia, intanto, sta sviluppandosi nel peggiore dei modi con prezzi particolarmente bassi alla produzione: uno studio elaborato dall'Associazione degli agricoltori valenciani Ava-Asaja evidenzia in particolare la disastrosa performance dell’anguria, i cui prezzi medi sono di 12 centesimi il chilo, con punte minime di otto, ampiamente sotto i costi di produzione. In una stagione potenzialmente favorevole in virtù di temperature elevate e di un’offerta generale contenute, le aspettative erano ben altre. Male anche cipolle e patate che chiudono nel peggiore dei modi una stagione dignitosa spuntando quotazioni all’origine tra gli 8 e i 10 centesimi. 



Cattive notizie anche in prospettiva, per una coltura strategica valenciana: i kaki. Il raccolto, stando alle prime stime di Ava-Asaja, subirà un calo del 35% rispetto alla scorsa stagione e dovrebbe attestarsi sulle 240mila tonnellate, quasi tutte di Rojo Brillante. Una battuta d’arresto pesante causata dal gelo di gennaio e febbraio ma soprattutto dalla tempesta di grandine che ha colpito la regione a inizio luglio. In dieci anni, tra il 2007 e il 2017, le superfici valenciane dedicate ai kaki sono passate da 3.300 a 16mila ettari; il crollo produttivo si verifica nonostante l’entrata in produzione di nuovi impianti che avrebbero dovuto far segnare in questo 2018 un potenziale aumento dei volumi dell’8%.

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