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mercoledì 8 agosto 2018


Russia, «fatti in casa» l'80% dei prodotti agroalimentari

Quando le frontiere russe torneranno ad aprirsi le condizioni di mercato saranno completamente diverse da quelle cui erano abituati i fornitori italiani prima dell’embargo. La capacità di rispondere autonomamente alle esigenze della popolazione locale sono notevolmente cresciute, negli ultimi anni, e il direttore esecutivo dell’Associazione dei produttori e fornitori di alimentari, Dmitry Vostrikov, ha recentemente fornito dati che parlano chiaro: “Prima dell'introduzione delle sanzioni la produzione interna della Federazione Russa copriva circa il 60% del fabbisogno di prodotti agroalimentari, mentre nel corso degli ultimi quattro anni ha raggiunto l’80%.

Le coltivazioni di frutta e verdura hanno guadagnato terreno in modo consistente, la domanda di grano, zucchero, olio di girasole, pollame è soddisfatta quasi totalmente dalla produzione locale; per formaggio e pesce la quota “indigena” tocca il 90%.

Oggi le importazioni di food riguardano soprattutto i prodotti freschi che, per motivi meramente climatici, non possono essere sviluppati in Russia. Anche se, grazie alle serre e alle nuove tecnologie, la lista è sempre più corta. Grazie agli importanti investimenti destinati alla costruzione di complessi serricoli di ultima generazione, il Paese di Putin riesce ad aprire ogni anno circa 200 ettari di nuove serre per la coltivazione di una vasta gamma di verdure come cetrioli, cavoli, zucchine e peperoni. 


E per quei prodotti che proprio non riescono a essere sviluppati dentro i confini, ecco che prendono quota Paesi alternativi a quelli di un tempo: la Russia è diventato il primo importatore di frutta e verdura egiziana. Da settembre 2017 a maggio 2018 ha acquistato prodotti agricoli dal Paese nordafricano per un valore di oltre 307 milioni di dollari, con uva e mandarini sugli scudi.

"Il nostro obiettivo è quello di sfruttare le controsanzioni che la Russia ha imposto ai Paesi dell'Unione Europea”, ha detto senza tanti giri di parole il vicepresidente della Commissione agricoltura del Parlamento egiziano, Hisham al-Khasro. E ha aggiunto: "entro la fine di quest’anno i volumi di frutta e verdura destinata a Mosca potrebbero crescere del 25% rispetto al 2017". 

Altro fornitore di punta è l’Azerbaigian che spedisce il Russia il 90% dell’ortofrutta esportata: tra gennaio e marzo l’export totale ha superato gli 80 milioni di dollari, mentre nei primi cinque mesi del 2018 le vendite all’estero sono incrementate del 23%.

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