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lunedì 10 settembre 2018


Aperture domenicali in Gdo, guerra sul progetto di legge

E' guerra sulle aperture festive. L’arrivo alla Camera di una proposta di legge per abrogare la liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali introdotta dal Governo Monti riapre il dialogo su un tema fondamentale per le imprese del commercio.

Il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, accelera sulle aperture la domenica. "In materia di commercio, sicuramente entro l'anno, approveremo la legge che impone lo stop nei fine settimana e nei festivi a centri commerciali, con delle turnazioni e l'orario che non sarà più liberalizzato, come fatto dal governo Monti. Quella liberalizzazione sta infatti distruggendo le famiglie italiane. Bisogna ricominciare a disciplinare orari di apertura e chiusura", ha detto il vicepremier ieri a Bari per visitare la Fiera del Levante.

"Ci fa piacere - dice Donatella Prampolini Manzini, presidente Fida, la Federazione italiana dettaglianti dell’alimentazione di Confcommercio-Imprese per l’Italia - che finalmente si riprenda a parlare della necessità di regolare le aperture festive degli esercizi commerciali. Come Federazione - spiega - ribadiamo che la totale deregolamentazione ci ha sempre trovati contrari perché non garantisce il mantenimento della pluralità commerciale creando di fatto una disparità a favore delle grandi superfici, che possono utilizzare la turnazione del personale, a scapito della piccola distribuzione che spesso e volentieri ha all’interno soltanto il titolare con la conseguenza di non potere garantire 365 giorni di apertura all’anno".

"Proprio per questo abbiamo valutato attentamente tutte le quattro proposte di legge formulate fin qui e ci sentiamo - sottolinea Donatella Prampolini Manzini - di evidenziare un problema che esse hanno in comune. Tutte, infatti, prevedono delle deroghe nei comuni turistici ai limiti di apertura proposti. Forse, allora, si è sottovalutato il fatto che nel corso degli anni lo status di comune turistico è stato concesso a circa il 50% dei comuni italiani. Questo comporterebbe una inevitabile confusione e una concorrenza letale tra attività che risiedono anche a pochi chilometri di distanza". 



"Rilanciamo pertanto l’idea - continua - di un disegno di legge che preveda la totale chiusura degli esercizi commerciali nelle più importanti festività civili e religiose e che valga su tutto il territorio nazionale senza esenzioni. Riteniamo infatti che partire con una regolamentazione di minima che non crei problemi al mercato consenta poi di affrontare e risolvere adeguatamente il problema delle aperture domenicali e delle località turistiche. Diversamente - conclude - finiremmo per creare un problema ancora più grande".

La proposta di legge ha trovato invece l'opposizione Ancd Conad. "E' totalmente insensata e disancorata dalla realtà e dai bisogni reali dei consumatori e del mondo produttivo - sottolinea l'Associazione nazionale delle cooperative fra dettaglianti Conad - Tale provvedimento, che limita fortemente la libertà di impresa, la concorrenza e la libertà di scelta dei consumatori riportando il Paese indietro di diversi anni, avrebbe ricadute negative sui consumi e sul Pil. Si stima che attualmente siano circa 19,5 milioni gli italiani che approfittano dei giorni festivi per fare acquisti, i quali verrebbero privati di un servizio di grande utilità. A questi effetti va sommato l’impatto non certamente positivo che la misura avrebbe sugli occupati della Grande distribuzione organizzata, settore che attualmente vede impiegati circa 450 mila addetti, a cui vanno aggiunti quelli dell’indotto. Stupisce, anzi, che in un momento di grandi difficoltà economiche le organizzazioni a tutela dei lavoratori non mostrino preoccupazione a fronte di una proposta che mette a rischio migliaia di posti di lavoro". 

"Altro elemento di criticità - prosegue Ancd Conad - riguarda la possibilità, prevista nelle proposte di legge, di affidare alle Regioni il compito di regolamentare orari e giorni di chiusura, che avrebbe come diretta conseguenza quella di peggiorare un quadro normativo già frammentato, e che già oggi costituisce uno dei principali ostacoli allo sviluppo economico del nostro Paese. Si fa fatica quindi a comprendere l’utilità di una norma, che lungi dal tutelare i piccoli esercizi, costituirebbe soprattutto uno straordinario regalo ai colossi dell’e-commerce. Tanto più che le indagini condotte negli ultimi anni hanno riscontrato da parte dei consumatori un altro grado di apprezzamento nei confronti delle aperture domenicali. Contro questa decisione per noi inaccettabile, poiché priva di buon senso e concepita al di fuori delle logiche di sviluppo ci opporremo in tutte le sedi, fino ad arrivare, se sarà necessario, alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea".

I dati Istat sul commercio al dettaglio relativi al mese di luglio 2018, intanto, registrano un calo del -0,6% rispetto a luglio 2017 nelle vendite a valore. L’alimentare segna un +0,2% e il non alimentare un -1,0%. Il dato cumulato gennaio-luglio evidenzia una parità assoluta a valore e -0,6% a volume.
“Siamo di fronte all’ennesimo segnale preoccupante sulla crescita del Paese, ancora troppo debole e in rallentamento - dichiara Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzione - Le vendite al dettaglio mostrano due facce completamente diverse: da un lato l’e-commerce che continua a svilupparsi a due cifre, dall’altro il commercio tradizionale che arranca, con un trend che dall’inizio dell’anno è negativo sia in valore che in volume”.

“In questo scenario, alterato in termini concorrenziali a favore delle vendite on line che non sono sottoposte a vincoli su promozioni e sottocosto che invece limitano il dettaglio off line, si ricomincia a discutere su ulteriori freni al commercio fisico, come potrebbero essere le eventuali chiusure domenicali e festive dei negozi. Un’impostazione che non tiene conto della reale situazione in cui versa il commercio facendo un ulteriore regalo all’e-commerce, che toglie servizio ai consumatori e che avrà inevitabili impatti in termini occupazionali e di minori consumiIl contrario di ciò di cui avrebbe bisogno il Paese, cioè un forte sostegno ai consumi per irrobustire la crescita e una valorizzazione del mondo distributivo, che ha attraversato la crisi garantendo convenienza, occupazione e tutela del potere d’acquisto dei cittadini a scapito della propria redditività”, conclude Gradara.

Fonte: Ufficio stampa Fida - Ufficio stampa Ancd Conad


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