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martedì 11 settembre 2018


Melograno, i numeri dell'emergenza «Cancro del fusto»

La Coniella granati - patogeno fungino che causa il Cancro del fusto del melograno (e il marciume dei suoi frutti) - è diventata una vera e propria emergenza per i produttori italiani di questa coltura. L'incidenza della patologia nei frutteti infetti è passata dal 10-20% del 2017 a oltre il 90% di quest'anno. In questi ultimi mesi, poi, si sono ammalati nuovi appezzamenti da Nord a Sud: Toscana, Lazio, Calabria, Sicilia e anche Puglia. Parola del Centro ricerche Crisba dell'Istituto "Leopoldo II di Lorena" di Grosseto, tra i primi poli scientifici ad avere identificato l'agente patogeno in Italia e impegnato in indagini su tutto il territorio nazionale. 

"Nel maggio 2017 - spiega Lorenzo Moncini, responsabile del Crisba - abbiamo identificato Coniella granati in frutteti toscani. Questa identificazione ha rappresentato la prima segnalazione del patogeno nel Centro-Nord Italia e la seconda in assoluto come agente di Cancro del fusto, dopo quella della professoressa Stefania Pollastro (Puglia, 2016) dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Assieme a Pollastro abbiamo quindi avviato una collaborazione che ha portato, nel luglio 2017, a una pubblicazione congiunta dei risultati delle indagini su L’Informatore Agrario. Sempre insieme, inoltre, stiamo presentando una Disease note internazionale sull'argomento".  

Da due anni, in pratica, il Crisba svolge analisi su numerosi frutteti infetti in Toscana, Lazio, Calabria e Sicilia. "Nel nostro Paese - sottolinea Moncini - abbiamo registrato una esasperazione dei sintomi del Cancro del fusto da Coniella granati rispetto ad altre nazioni dove questa patologia è già presente ma in maniera piuttosto marginale, quali Turchia, Cina, Iran, Spagna e Israele. Stiamo parlando quindi di un patogeno conosciuto dalla comunità scientifica mondiale. L'aspetto nuovo, nel caso dell'Italia, riguarda però la sua grande e rapida diffusione negli appezzamenti della varietà Wonderful e Mollar".

Dettaglio dei sintomi alla base del fusto

Per quanto riguarda i risultati, Moncini sottolinea come “nella primavera del 2018 abbiamo rilevato incidenze di malattia superiori al 90% (nel 2017 era al 10-20%), con ettari di frutteto totalmente distrutti. In alcuni appezzamenti, poi, risultano colpite anche piante che l’anno scorso non mostravano sintomi. Così, alcuni produttori hanno già deciso di fare gli espianti”.

E mentre nei campi si contano i danni, nei laboratori del Crisba si lavora per trovare una soluzione. “La ricerca è alle fasi iniziali. Ci sono ancora molti aspetti da approfondire, fra cui l’influenza dell’andamento climatico stagionale, la suscettibilità delle diverse cultivar nonché il ruolo che può avere avuto il materiale di propagazione utilizzato per gli impianti. Da questo punto di vista stiamo lavorando per definire se sia possibile individuare dei test di controllo rapidi sul materiale di propagazione vivaistico. Allo stesso tempo - conclude - sono in corso test per valutare l’efficacia di principi attivi, disponibili in commercio per altre colture arboree, nel contenimento del fungo, anche in collaborazione con vivaisti e frutticoltori del Sud Italia, Puglia inclusa”.


Nelle foto: gli alberi attaccati mostrano foglie secche ingiallite e fratture longitudinali profonde alla base del fusto, ipertrofie e arrossamenti nello strato sub-corticale.

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