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martedì 11 settembre 2018


«Barriere in Cina, basta scuse: il Ministero si muova»

E’ diventato virale il video che mostra l’imprenditore piemontese Carlo Lingua, Ad di Rk Growers e Avi, denunciare lo scarso impegno della politica nel cercare di abbattere le "barriere commerciali" per mele e uva in Cina. “Girato” l’ultimo giorno della fiera Asia Fruit Logistica di Hong Kong, è stato condiviso venerdì nei principali social; su Facebook, in soli tre giorni e mezzo, ha superato le 12.800 visualizzazioni ottenendo quasi 450 condivisioni e una quarantina di commenti - molti di qualificati operatori del settore - di sostegno e approvazione.

Nel mirino di Lingua, che non le manda certo a dire (nome omen…) soprattutto il ministero delle Politiche Agricole, oggi Mipaaft, accusato di stare con le mani in mano mentre i competitor continuano a guadagnare spazi su nuovi mercati: “Non riusciamo a vendere le nostre mele in Cina perché non abbiamo i protocolli in quanto tutti coloro che governano e hanno governato non se ne sono occupati in modo serio”, dice Lingua impugnando con piglio deciso una Gala. “La situazione è estremamente difficile e complessa: vorremmo che qualcuno prendesse sul serio la questione. Polonia e Francia hanno i protocolli per le mele, sull’uva la Spagna ha il protocollo e noi no. E’ gravissimo: vi prego di condividere questo messaggio”.  

Detto, fatto: il video, ampiamente rilanciato, sta facendo il pieno di “like” (ieri sera erano oltre 230). Tra i commenti, il più “apprezzato” dai follower di Lingua su Facebook è quello di Renzo Piraccini, patron di Cesena Fiera: “La soluzione al problema delle barriere fitosanitarie deve essere di competenza della Unione Europea sia in import che in export. I protocolli dei prodotti ammessi devono valere per tutte le regioni dell’Europa”. “Totalmente d'accordo - replica Lingua - solo non vorrei che diventasse di nuovo colpa dell'Europa se non si fa. Il nostro Ministro faccia la sua parte. Noi che siamo del settore, sappiamo molto bene che i vari governi, dei vari schieramenti, hanno sempre raccontato una serie di scuse… Si mettano al lavoro e basta”.



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