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mercoledì 12 dicembre 2018


Biologico o integrato, non è questo il dilemma

Un intenso botta e risposta interessa dal 21 novembre il comparto biologico. Protagonisti sono il noto editorialista Michele Serra e la senatrice e scienziata Elena Cattaneo. Oggetto del contendere, almeno all'inizio, l’atteggiamento (arrogante, dice Serra) di ricercatori, politici e giornalisti nei confronti dell’espansione della coltivazione biologica.
Nella sua rubrica “L’Amaca”, su Repubblica, Serra ha invitato la professoressa Cattaneo e l'intera comunità scientifica a essere umile, disponibile all’ascolto e, soprattutto, libera da ideologie nel ripensare l'agricoltura bio come mezzo di sviluppo del settore agroalimentare in Italia, nonché come strumento di lotta alla fame nel mondo. Per la senatrice Cattaneo, scienziata di fama internazionale, sarebbe preferibile investire in tecnologia e ricerca. Terzo incomodo, Federbio che ha rimarcato come i cittadini sostengano una domanda crescente di cibo biologico, sia a tutela della propria salute, sia nella consapevolezza di scegliere un’agricoltura rispettosa dell’ambiente.



Repliche e controrepliche al termine delle quali il 7 dicembre la senatrice Cattaneo scrive a Serra una lettera in cui, punto per punto, spiega la propria posizione, critica nei confronti dei tratti distintivi del bio comunemente raccontati. Una lettura interessante, sia per chi sostiene l’agricoltura biologica, sia per chi ne dubita. Ma, soprattutto, più in generale un’analisi puntuale sulle criticità e il probabile (incerto) futuro della nostra ricerca.

Quali sarebbero, si chiede Cattaneo, le garanzie di sicurezza sui prodotti bio e le verifiche a monte e a valle della filiera? Di quante risorse necessita il biologico per essere realizzato e quanto se ne produce per unità di suolo? E quali sarebbero le migliori qualità del prodotto bio che ne giustificano il maggiore prezzo, fino al 110% in più?
“C’è da comprendere in modo più accurato – aggiunge Cattaneo - quanti gas serra emetta, quali pesticidi usi e se e quanto questi siano dannosi per l’ecosistema. In sostanza, mi chiedo quali siano le proiezioni temporali e le conseguenze di un mondo a biologico, con quale utilità e per chi. Per comprendere, mi informo. Lo faccio anche per confrontare questo processo agricolo con l’agricoltura integrata (che oggi è la tecnologia produttiva agricola di riferimento per efficacia, efficienza e rispetto dell’ambiente) e con l’innovazione delle piante geneticamente migliorate (Ogm e da genome editing) e per capire quali soluzioni cercare e cosa fare della ricerca pubblica in campo aperto sulle piante gm”.



La senatrice non ha dubbi: “L’agricoltura è cruciale per la vita e l’economia di un Paese che, però, da vent’anni sembra averla messa sotto anestesia, costringendola a rinunciare all’innovazione. Questo a causa di politiche miopi e irresponsabili”.
Ma, proprio come attività economica fondamentale, l'agricoltura andrebbe lasciata a un'imprenditoria seria, lungimirante, che si avvalga di un’industria sementiera moderna ed efficiente che riproduce le sementi in modo tracciabile e certificato. “Si tratta di un comparto industriale che purtroppo in Italia è stato quasi completamente decimato, costringendoci all’acquisto dei semi (anche quelli biologici) principalmente all’estero, da diverse multinazionali – continua Cattaneo - Con questa politica, quindi, non solo abbiamo perso i nostri biotecnologi agrari e l’innovazione genetica delle piante, ma anche buona parte dell’industria sementiera, il che significa aziende chiuse o estremamente ridimensionate, perdita di lavoro anche professionalizzato, di germoplasma e biodiversità”.

Ciò che la senatrice Cattaneo contrasta - prima del “biologico sì o no” - è l’inquinamento della conoscenza: “La realtà scientifica - scrive - va offerta ai cittadini spogliata di bufale e suggestioni pericolose. Che si tratti di Stamina o dei riti esoterici della cosiddetta agricoltura biodinamica o dello storytelling che racconta che gli Ogm fanno male alla salute e all’ambiente. O, ancora, della favola del biologico che farà vivere di più e più in salute e nello stesso tempo, senza alcuna miglior qualità verificabile dei suoi prodotti, è venduto a ignari cittadini a prezzi maggiorati”.

Da diecimila anni la specie umana pratica l’agricoltura: l'ingegno e la capacità innovativa ci hanno permesso di incrociare specie inadatte al consumo umano per crearne di nuove, commestibili, come il pomodoro, la melanzana, fino al grano Creso, che porta in sé i genomi di tre specie diverse. Che gli aspetti emotivi e irrazionali giochino un ruolo fondamentale nelle scelte umane è indubbio.
“Agli scienziati, però, si deve riconoscere l’adozione di uno strumento fenomenale per resistere a queste trappole cognitive: il metodo scientifico – puntualizza Cattaneo - Sono questi milioni di occhi puntati su ogni scoperta e su ogni numero a rafforzare la probabilità che il risultato ottenuto sia vero, al meglio delle nostre conoscenze attuali, ovvero a confutarlo e correggerlo, laddove presenti margini di errore. È così che quella scoperta potrà essere ulteriormente rifinita, accertata, implementata con i nuovi esperimenti a cui sarà sottoposta, oppure facilmente eliminata se smentita garantendo il consolidamento della scienza, e del nostro benessere, attraverso l’incessante verifica pubblica, terza e competente”.

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