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venerdì 1 febbraio 2019


Chiusure domenicali dei negozi, la Gdo: pessima legge

 

Si allenta il giro di vite del Governo sulle chiusure festive dei negozi, ma rimangono perplessità e critiche da parte delle associazioni di categorie e soprattutto dei maggiori player della Gdo. E’ stato depositato e verrà ora discusso in Commissione attività produttive della Camera il testo frutto dell'accordo tra Lega e Movimento 5 Stelle che, nelle intenzioni del Governo, punta a porre un freno alle liberalizzazioni introdotte dal Governo Monti con il decreto Salva-Italia. I negozi, in sintesi, potranno restare aperti 26 domeniche su 52 e la scelte delle date spetterà a Regioni, associazioni di categoria e rappresentanti sindacali, mentre dovranno restare chiusi in almeno 8 delle 12 festività laiche e religiose.

Il testo, non ancora approvato, prevede deroghe per le zone turistiche. Saranno le Regioni a decidere come distribuire le aperture in base ai mesi di maggiore afflusso: da aprile a settembre al mare e ai laghi; da dicembre a marzo e da luglio ad agosto in montagna. I negozi dei centri storici potranno restare sempre aperti, eccezion fatta per le festività nazionali. Vale lo stesso per i negozi di vicinato fuori dai centri storici, anche se in questo caso le aperture e le chiusure possono variare in base al numero di abitanti: nei comuni sotto i 10 mila potranno restare aperti soltanto i negozi fino a 150 metri quadrati; nei comuni con più di 10 mila quelli fino a 250 metri quadrati.



In base al testo depositato, infine resteranno sempre aperti i negozi dei villaggi e dei campeggi, quelli che si trovano all'interno di aeroporti, stazioni, parchi o lungo le autostrade. Apertura libera anche per le gastronomie, i giornalai, le librerie, i bar e le pasticcerie. Multe salate per chi non rispetterà gli obblighi: dai 10 ai 60 mila euro. Resta da sciogliere il nodo e-commerce: al momento non sono previste normative specifiche, ma l’obiettivo del governo è quello di regolarizzare il comparto inserendo emendamenti. 

Molti "distinguo", dunque e un quadro piuttosto frammentato. “E’ lo scenario più scriteriato che si potesse pensare e che porterà ad una contrazione dei posti di lavoro”, il commento su Twitter di Giorgio Santambrogio, presidente di Adm, l'associazione della distribuzione moderna e Ad di Végé.



“Avevamo posto una sola condizione: una legge uguale per tutti, non una legge che scontentasse tutti. Niente da fare, così si torna al Medioevo”, il tweet dell’Ad di Unes Mario Gasbarrino. Per Sergio Imolesi, segretario generale Ancd Conad, “il testo presentato dalle forze politiche di maggioranza se approvato, determinerebbe un forte arretramento dello sviluppo e della ripresa del Paese che avrà effetti ulteriormente negativi sull’economia, già in fase di recessione. Non ne trarranno beneficio i consumi e, soprattutto, l’occupazione che potrebbe portare oltre 40mila addetti in meno nel solo settore della grande distribuzione organizzata”. Per Imolesi, inoltre, “la proposta di legge presenta alcuni aspetti di incostituzionalità”. E conclude: “E’ indispensabile procedere ad un nuovo ciclo di audizioni al fine di arrivare ad una soluzione che sia condivisa da tutte le categorie del commercio”.

Per Federdistribuzione, "diminuiranno i livelli occupazionali di 30mila unità, caleranno i consumi per oltre quattro miliardi di euro, peggioreranno le aspettative delle imprese, con conseguente riduzione degli investimenti; ci sarà meno servizio ai consumatori, costretti a modificare le proprie abitudini di acquisto ormai consolidate, si creeranno distorsioni nella concorrenza tra imprese e disparità di trattamento tra i cittadini per il potere dato agli enti territoriali e cambieranno inoltre le dinamiche del mercato, dando ulteriore impulso all’ e-commerce e penalizzando il commercio fisico, che è un settore ad alta intensità occupazionale".

Perché riproporre questo tema nel momento in cui il Paese si scopre in recessione e avrebbe invece bisogno di misure espansive, si chiede Federdistribuzione? "Siamo da sempre contrari a interventi che creino ostacoli all’attività d’impresa e alla libertà dei consumatori, e questo vale soprattutto in una fase economica nella quale questi fattori possono rappresentare un pilastro su cui costruire la ripresa dell’Italia". La federazione, per questo, chiede che "la voce del commercio sia nuovamente ascoltata, prima di prendere decisioni che potrebbero essere di danno irreversibile per la fiducia e l’economia del nostro Paese".

Fuori dal coro Confesercenti, secondo cui “la proposta di legge sulle chiusure segna un passo avanti rispetto ai dl che erano stati presentati fino ad ora e per i quali eravamo stati auditi”.
 
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