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venerdì 1 febbraio 2019


Mandarini: è l'ora di Nadorcott, dono della natura

E' partita sotto i migliori auspici la campagna italiana del mandarino senza semi Nadorcott. Una specialità pugliese, protetta da royalty, che nel nostro Paese può produrre e distribuire soltanto l'Organizzazione di produttori Giuliano Puglia Fruit grazie a un accordo di esclusiva siglato con la Casa Reale del Marocco nel 2014.

La superficie di coltivazione oggi interessa 200 ettari (120 in fase di raccolta) in due aree "incontaminate" da altri mandarini e clementine: la Valle d'Itria e il territorio tra Ginosa e Mataponto, al confine con la Basilicata. A coltivare Nadorcott sono quattro aziende agricole specializzate, tra cui la Masseria Scorcola di proprietà della famiglia Giuliano. 



"I primi frutti - spiega a Italiafruit News l’imprenditore Nicola Giuliano - sono stati staccati dalle piante proprio questa settimana e, contestualmente, abbiamo avviato anche le prime consegne presso la Gdo nazionale e i Mercati all’ingrosso".

"Nadorcott è un mandarino straordinario: piacevolmente dolce, dalla buccia liscia, facile da pelare e di colore arancio vivo. Ma non solo: è una macchina da guerra a livello produttivo, in quanto assicura una elevata produttività senza l’impiego di alcun tipo di accorgimento innaturale. La pianta resiste anche a temperature di cinque o sei gradi sottozero. Nadorcott, in pratica, è un dono della natura: non ha bisogno di diradamenti né di ormonature e concimazioni".



E i produttori sono soddisfatti? "Moltissimo. Chi coltiva Nadorcott ha sempre il sorriso a 32 denti. La nostra Op, prima della raccolta, definisce il prezzo del prodotto staccato in pianta sulla base delle precedenti contrattazioni con i retailer. Quest'anno, come nelle due annate precedenti, stiamo garantendo alle aziende agricole una quotazione netta di un euro il chilo, malgrado di volumi nell'ultimo triennio siano triplicati".

La Giuliano Puglia Fruit è alla ricerca di nuovi produttori pugliesi interessati a entrare nel circuito “controllato”. “Nelle zone vocate - rimarca l'imprenditore - il nostro disciplinare prevede l'obbligo di proteggere le piante con reti di copertura anti insetto, per garantire che non siano impollinate da altre varietà. La sfida è quella di cercare di abbattere i tabù delle royalties e della vendita controllata che, in alcuni casi, sono ancora considerate come impedimenti alla libertà. Nei prossimi anni - conclude - ci piacerebbe arrivare ai 500 ettari che abbiamo programmato. Ma si potrebbe anche superare questa soglia. D'altronde il potenziale è enorme: al momento non soddisfiamo nemmeno il 10% del fabbisogno nazionale".



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