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venerdì 1 febbraio 2019


Migliorare nel solco della qualità e dei nuovi mercati

Crescita, approccio innovativo, ricerca e gioco di squadra. Negli ultimi dieci anni il gruppo Biolchim è passato da 30 a 115 milioni di euro di fatturato, acquisendo altre società e aprendo filiali nel mondo: se nel 2008 c'era solo quella tedesca ad oggi sono in totale sette. E il fatturato di Biolchim è generato per il 60% all'estero.



Per l'azienda oggi si chiude la Worldwide Convention, la decima. Dieci come gli anni passati dal nuovo management alla guida della società. L'amministratore delegato Leonardo Valenti (nella foto di apertura) e il direttore commerciale Antonio Di Nardo (nella foto sopra) hanno riunito a Bologna la rete commerciale, italiana ed estera, del gruppo, ribadendo la filosofia aziendale: ascoltare le esigenze degli agricoltori, trovare soluzioni e permettere loro di migliorare nei risultati e guadagnare; stesso discorso per i rivenditori dei prodotti Biolchim.



Per focalizzare le nuove opportunità che ci sono nel settore ortofrutticolo, nel mondo e in Italia, Biolchim ha ospitato gli interventi di Renzo Piraccini (presidente del Macfrut) e di Roberto Della Casa (docente di marketing dei prodotti agroalimentari all'Università di Bologna e managing director di Agroter).



Piraccini si è concentrato sull'Africa Sub-Sahariana, Paese partner dell'edizione 2019. "Lo sviluppo dell’Africa è un problema globale, è una priorità per l’Europa - la premessa del presidente di Macfrut - L'agricoltura, e l'ortofrutta in particolare, è destinata a giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo di questi Paesi, sia a fini alimentari che come risposta ai problemi di occupazione. Etiopia e Somalia da una parte; Senegal, Costa d'Avorio e Ghana dall'altra, sono tra le zone più interessanti. Il settore ortofrutticolo in Africa ha un grande futuro: c'è grande disponibilità di terra, acqua, sole e manodopera a basso costo. I prezzi dei prodotti ortofrutticoli nei supermercati delle città, però, non sono bassi: di prodotto con standard qualitativi elevati, quello richiesto dai consumatori abbienti, non ce n'è molto. I problemi? Mancanza di infrastrutture, carenze tecnologiche sia nella fase di produzione che nel post raccolta. Mancano i mercati all’ingrosso e le piattaforme di stoccaggio e distribuzione, con gravi carenze igienico sanitarie nella catena di approvvigionamento".



Roberto Della Casa ha fornito uno spaccato del consumatore italiano, delle sue abitudini e dei suoi desideti. "Non c'è nulla negli attuali trend di mercato che suggerisca di mangiare frutta e verdura, eppure i consumi stentano - afferma l'esperto - Di ortofrutta siamo tra i primi consumatori al mondo, ma gli italiani non trovano soddisfazioni nel consumare ortofrutta perché manca un elemento per loro importantissimo: il gusto. Si è puntato troppo sulla convenienza per sviluppare i consumi, perdendo di vista la capacità di soddisfare i clienti con il sapore: la gente mangia ortofrutta più per abitudine che per soddisfazione. Migliorare la qualità? Non c’è altro modo che farlo in campo, con il post raccolta posso conservare meglio il prodotto, ma non posso migliorare le sue caratteristiche. Oggi, con la tecnologia, possiamo avere un'agricoltura capace di dare prodotti dalla qualità coerente. Sui mercati internazionali possiamo recuperare una parte di competitività giocando il fattore dell'italianità - conclude Della Casa - spingendo sul fattore dell'eccellenza e della distintività del prodotto ortofrutticolo italiano".

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Maicol Mercuriali
Editor - Social Media Manager
maicol@italiafruit.net

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