eventi
ASIA FRUIT LOGISTICA
Hong Kong
4-6 Settembre 2019
SANA 
Bologna
6-9 Settembre 2019 
HORTI CHINA
Quingdao
19-21 Settembre 2019
FRUIT ATTRACTION
Madrid
22-24 Ottobre 2019
FUTURPERA
Ferrara 
28-30 Novembre 2019
FRUIT LOGISTICA
Berlino
5-7 Febbraio 2020
MACFRUT 
Rimini
5-7 Maggio 2020
SIAL
Parigi 
18-22 Ottobre 2020 
INTERPOMA
Bolzano 
19-21 Novembre 2020

leggi tutto

venerdì 22 febbraio 2019


Ortaggi di scarto e l'impiego in medicina

L’utilizzo degli scarti agricoli di verdure come le carote e i finocchi per produrre oli essenziali dalle elevate proprietà antimicrobiche. Ad aver scoperto la cura naturale è uno studio realizzato dalle università di Pisa e Monastir in Tunisia pubblicato sulla rivista “Chemistry and Biodiversity”. La ricerca si è concentrata sulle parti “non convenzionali” delle carote gialle e arancioni e di alcune varietà di finocchio. In particolare, dalle foglie e dai fusti senza fiori, i biotecnologi, i farmacologi e i fitochimici delle due università hanno estratto e caratterizzato oli essenziali che si sono rivelati particolarmente efficaci contro vari microorganismi patogeni.

Tra questi, lo stafilococco aureo, il bacillo del fieno, la salmonella enterica, l’escherichia coli e la candida albicans. L’olio essenziale di finocchio della varietà “azoricum” si è in particolare dimostrato anche più efficace del farmaco antifungino di sintesi di riferimento (amfotericina B) utilizzato per combattere la candida albicans.
 
Gli scarti agricoli usati per la ricerca sono stati prodotti in Tunisia; mentre i ricercatori dell’università di Pisa hanno eseguito la caratterizzazione chimica di tutti gli oli essenziali tramite analisi gas-cromatografica abbinata alla spettrometria di massa. L’analisi ha permesso di individuare 60 differenti composti: 28 dalle carote a radice arancione, 22 da quelle a radice rossa e 28 dal finocchio, con una caratterizzazione globale della composizione degli oli essenziali pari al 93%.

“I risultati sono stati incoraggianti”, spiega Guido Flamini, professore del dipartimento di farmacia dell’ateneo pisano che ha realizzato lo studio. “L’idea è quindi di proseguire la ricerca usando come materiale di partenza anche scarti di altre specie coltivate. Nulla osta in futuro”, conclude, “che un’azienda agricola interessata possa utilizzare i suoi scarti per autoprodursi l’olio essenziale oppure, visti i costi da intraprendere per l’acquisto di un distillatore di dimensioni per lo meno artigianali, che si possa creare un consorzio di più imprese”.

Fonte: La Repubblica


Leggi altri articoli su:

Altri articoli che potrebbero interessarti: