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giovedì 28 febbraio 2019


Piccoli frutti tra fitopatie e nuove proposte commerciali

Il coleottero Antonomo della fragola, la Drosophila suzukii, l’agrobatterio del mirtillo: per i piccoli frutti sono sempre di più le insidie, come è emerso ieri nella sede della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Trento) in occasione della sesta giornata tecnica sui berries. La preoccupazione è alta: lo testimonia la folta presenza di produttori accorsi ad ascoltare gli esperti. Oltre 170 persone cui sono state proposte relazioni incentrate, inoltre, sulla coltura fuori suolo, sulla qualità organolettica e il contenuto nutrizionale di mora, lampone, fragola e mirtillo, oltre a un focus sulla realtà dell’Alto Adige.

L’Antonomo (Anthonomus rubi Herbst) è un Coleottero Curculionide dannoso per fragola, lampone e mora. Negli ultimi anni in alcune aziende trentine il danno ha interessato i frutti dalle prime fasi di ingrossamento fino a maturazione completa, causando un deprezzamento commerciale del prodotto, con conseguente aumento della perdita economica complessiva legata all’attività del fitofago. Attacchi di Antonomo sono stati riportati in aziende situate in diverse zone del Trentino (Drena, Valle di Sole, Val Rendena, Altipiano di Pinè). Nella stagione 2018 Fem ha testato l’efficacia di alcuni tipi di trappole per cattura massale: il modello ottimale è caricato con un liquido di cattura a base di una soluzione di acqua e tensioattivo, con risultati di cattura migliori qualora impiegata sul suolo.



E poi c’è la Drosophila suzukii: dal 2009, anno del primo ritrovamento in Trentino, tecnici e ricercatori Fem si sono attivati per individuare e catalogare i parassitoidi indigeni in grado di attaccare specie autoctone di Drosophillidae sul territorio trentino. I risultati di queste prove preliminari - è stato sottolineato ieri al convegno - hanno consentito di individuare nell’Imenottero Diapriidae Trichopria drosophilae, un parassitoide pupale, l’organismo candidato ad essere allevato a livello commerciale per inoculi massivi in pieno campo, allo scopo di integrare le popolazioni naturali e cercare di aumentare l’effetto di controllo sul carpofago. Nella stagione 2018, inoltre, è stato messo a punto un prototipo di “augmentorium”, struttura concepita per incrementare le popolazioni locali di parassitoidi.



Riflettori poi sull’agrobatterio del mirtillo: agrobateriium tumefaciens è un patogeno che colpisce numerose specie vegetali (oltre 600) fra cui anche i piccoli frutti. Nel corso del 2018 sono state individuate anche in Trentino piante colpite da questo patogeno. Le strategie di difesa integrata sono utili a limitare i danni e la disseminazione, ma non riescono ad eliminare il batterio che, una volta presente nel suolo, difficilmente può essere eradicato.

A San Michele all’Adige si è parlato anche di novità per i piccoli frutti. Che non mancano: negli ultimi anni è stato manifestato interesse per la produzione del mirtillo gigante americano anche in areali non idonei dal punto di vista delle caratteristiche litologiche dei suoli, come la Val di Non. Per questo si rende necessario un substrato di coltivazione fuori suolo, tecnica innovativa per la realtà trentina, dove la pianta poliennale viene tradizionalmente coltivata in piena terra mentre l’esperienza del fuori suolo, fino ad ora, si limitava prevalentemente alla fragola e al lampone. Secondo le indagini Fem, il substrato più indicato a questo scopo deve essere dotato di buona capacità di ritenzione idrica e mantenere il più a lungo possibile la sua struttura iniziale. I primi risultati delle ricerche mostrano una correlazione positiva tra la dimensione del vaso per il fuori suolo e i dati vegeto-produttivi.



Altro tema trattato, quello relativo ai consumi, che sono in crescita in tutta Europa. Più il consumatore inizia a conoscerli e ad apprezzarli, maggiore diventa però il rischio che l’offerta non soddisfi categorie qualitative apprezzabili. Parte della ricerca scientifica sui piccoli frutti svolta da Fem è orientata al miglioramento qualitativo, sia tramite i nuovi piani di breeding finalizzati alla proprietà organolettiche, sia tramite lo sviluppo di tecniche analitiche e di conservazione su misura per ciascuna specie. Il primo obiettivo della ricerca applicata in questa direzione è stato di sviluppare nuove metodologie di analisi per una determinazione oggettiva della qualità del frutto incentrate, in particolare, sull’analisi della texture e dell’aroma.


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