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martedì 5 marzo 2019


Nocciole, la qualità è l'unica strada per competere

Ieri vi abbiamo raccontato che il settore corilicolo turco se l'è presa con l'Italia per la richiesta di ridurre l'importazione Ue di nocciole turche, avanzata dalla parlamentare Mara Bizzotto (Lega Nord) in Commissione europea (clicca qui per consultare la notizia). Da diversi anni, la Turchia - primo produttore mondiale - e il gruppo italiano Ferrero hanno iniziato a investire decine di milioni di euro per migliorare la produttività e la qualità delle nocciole turche. Ed è per questo motivo che, probabilmente, numerosi esponenti del comparto turco hanno criticato aspramente l’iniziativa politica italiana, accusandoci perfino di essere dei bugiardi.

"Il 2019, per i nostri colleghi turchi, sarà sicuramente l'anno della qualità: hanno capito che possono essere competitivi solo migliorando il profilo qualitativo delle nocciole. Un aspetto che in Italia, purtroppo, le nostre Istituzioni non hanno ancora compreso", commenta Giampaolo Rubinaccio, produttore di nocciole e coordinatore dell'area Frutta a guscio dell’Organizzazione interprofessionale Ortofrutta Italia.

Secondo le informazioni dell'operatore italiano, la Turchia potrebbe beneficiare quest'anno (la campagna inizierà ad agosto) di un incremento produttivo prossimo al 3-5%, grazie anche al programma di miglioramento di Ferrero indirizzato ai corilicoltori.



"Il nostro Paese, di fronte alla crescita delle produzioni in Turchia e in tutto in mondo, sta commettendo un errore fatale: ci stiamo dimenticando di chi coltiva già nocciole. I nostri corilicoltori di esperienza avrebbero bisogno infatti di apprendere informazioni agronomiche aggiornate per poter incrementare la qualità dei propri prodotti. Io stesso - evidenzia Rubinaccio -, per fare un esempio, mi ritrovo a dovermi aggiornare sulle pratiche di potatura attraverso i video pubblicati sul web da Ferrero Turchia".

Insomma, per Rubinaccio l'Italia ha un assoluto bisogno di "incamerare" know-how dall'estero, in particolare da centri di ricerca e dipartimenti universitari di altre nazioni come Cile, Usa e Australia. Per poi supportare un programma pubblico di miglioramento dedicato agli impianti esistenti. "In Italia abbiamo solo Agrion, la Fondazione per la ricerca l'innovazione e lo sviluppo tecnologico dell'agricoltura piemontese, a fare ricerca di campo. Il settore deve fortemente puntare sulla qualità, così come sta facendo la Turchia - conclude Rubinaccio - Non c'è altra strada per poter riuscire a competere".
 
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