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giovedì 7 marzo 2019


Marchio 100% bio italiano, l'idea del Mipaaft

Il biologico, a cui ormai sta stretta la definizione di settore di nicchia, prova a uscire fuori da alcuni steccati post-moderni - legati più ad un'arcaica concezione dell'identità contadina che alla voglia di innovazione che pervade i campi oggi - per guardare sempre di più al mondo delle imprese; e soprattutto del made in Italy. E' questo lo spirito del messaggio che emerge dal convegno, dal titolo di per sé identificativo, "Biologico, una scelta di campo" organizzato ieri, 6 marzo 2019, alla Camera, con il sottosegretario alle Politiche agricole Franco Manzato, la capogruppo del Pd in Commissione Agricoltura alla Camera Maria Chiara Gadda, il vicepresidente della Camera Ettore Rosato, e il presidente della Commissione Agricoltura alla Camera Filippo Gallinella.

E in effetti il biologico, questa maturità discussa a parole, la dimostra nei fatti: oltre 800mila ettari convertiti a questo metodo dal 2010 ad oggi; e una crescita del 71% negli ultimi sette anni. In tutto quasi 2 milioni di ettari che producono bio, e più di 75mila imprese che ruotano intorno a questo settore.

Numeri che dovrebbero farci primeggiare in Europa, secondo Manzato e che magari siano supportati dall'idea di un marchio ad hoc per il nostro paese: "Il bio fatto in Italia deve essere il top in Europa e fregiarsi di un marchio 100% biologico italiano - ha osservato Manzato nel corso del suo intervento - si tratta di uno dei settori più sensibili del sistema agroalimentare con un consenso in crescita da parte dei consumatori".


 Franco Manzato

Nuove professionalità per gli agricoltori che, avverte il sottosegretario, rappresentano un "salto" di visione e richiedono "una rivisitazione e l'aggiornamento della normativa per renderla più adeguata all'evoluzione delle tecniche produttive e alla situazione del mercato".

Tra i vari punti, Manzato ha ricordato come il ministero intenda "riconsiderare il carico burocratico sostenuto dalle imprese, rivedere la dispersione di enti preposti al rilascio di autorizzazioni, e il potenziamento di una task-force di vigilanza per rafforzare la presenza di autorità ed evitare infiltrazioni e malaffare; questo perché non si può scherzare su salute dei cittadini e qualità delle produzioni".

"Il metodo ed il comparto biologico - ha spiegato Gadda, promotrice della legge sul biologico che, già approvata alla Camera, potrà essere l'occasione per uscire da alcuni luoghi comuni - sono entrati nella fase di maturità. La crescita dei dati relativi al settore è incontrovertibile, in termini di consumo, di export e di incremento di superficie agricola utilizzata". Secondo Gadda bisogna anche smetterla di assistere ad una guerra dei campi tra metodi diversi: "Non c'è nessuna volontà di contrapporre l'agricoltura convenzionale con quella biologica, ma di affrontare insieme la sfida della sostenibilità delle produzioni".

Autore: Tommaso Tetro 

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a cura di AgroNotizie

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