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lunedì 1 aprile 2019


Sementi, sicurezza alimentare e tracciabilità

“Chiediamo alla politica di mettere in atto le misure necessarie per garantire l'applicazione della legge che obbliga il commercio di sementi certificate per la produzione di soia. Si tratta prima di tutto di una garanzia per i consumatori che sono i primi a ritenere che la completa tracciabilità debba partire dal seme, come rivela il sondaggio che abbiamo presentato”. Così si è espresso Paolo Marchesini, presidente della Sezione Colture Industriali di Assosementi, l’associazione che riunisce le aziende sementiere italiane, in occasione della presentazione dei risultati di un’indagine commissionata a Pepe Research da Assosementi che evidenzia il punto di vista dei consumatori sulla sicurezza alimentare e la tracciabilità dei prodotti derivati dalla soia.
 
“La ricerca rivela come i cittadini siano in prima linea nella richiesta di prodotti di qualità e realizzati in modo tracciabile a partire dal seme – ha dichiarato Filippo Gallinella, presidente della Commissione Agricoltura alla Camera. Per rispondere a questa domanda crescente da parte dei consumatori stiamo lavorando per migliorare sempre più i contratti di filiera, la chiave per costruire un percorso che garantisca la totale trasparenza di tutto l’iter produttivo dell’agroalimentare italiano e ci aspettiamo un segnale concreto proprio dalla filiera stessa in questa direzione”.
 
“Il 91% degli italiani ritiene importante che la tracciabilità della produzione agroalimentare inizi dall’origine del seme – ha aggiunto Marchesini. Oggi tuttavia non è possibile garantire la provenienza del 30% della soia seminata, utilizzata sia per il consumo alimentare sia nella dieta degli animali, una situazione che rende impossibile garantire l’origine e la tracciabilità di molti prodotti tipici del Made in Italy. L’Italia è il primo produttore di soia a livello UE, ma se un terzo del prodotto non è tracciato e si mischia con quello regolarmente certificato a risentirne sono le eccellenze agroalimentari delle quali il nostro Paese ha saputo fare un marchio di qualità e distinzione nel mondo”.
 
“Per evitare questo fenomeno è sufficiente mettere in atto le misure necessarie già previste dalla legge. Da 50 anni abbiamo un sistema strutturato per garantire il consumatore, con una legislazione molto avanzata. La certificazione, effettuata da organismo pubblico indipendente, garantisce produzioni di qualità e all’insegna della sostenibilità ambientale” ha concluso Marchesini. 
 
Secondo l’indagine condotta da Pepe Research per conto di Assosementi a livello nazionale, la soia è consumata abitualmente da un terzo degli italiani, in prevalenza giovani (18-34 anni) e in leggera maggioranza di genere femminile. Il 22% degli intervistati ha dichiarato di ritenere che il consumo può aumentare in futuro. Inoltre il 97% del campione è correttamente informato sul ruolo che riveste la soia nell’alimentazione animale.
 
Dall’indagine di Assosementi emerge che l’83% degli italiani dichiara di fare attenzione alle informazioni sulla tracciabilità degli alimenti, strumento a garanzia della sicurezza alimentare, e all’origine delle materie prime durante le scelte di acquisto. Al tempo stesso però, l’inchiesta ha rivelato che per il 90% degli intervistati mancano adeguati strumenti di informazione: un’esigenza che è resa ancora più evidente dal fatto che i consumatori di soia sono più attenti della media alle informazioni sulla tracciabilità del prodotto.

Lo scenario economico della soia in Italia
Nel 2018 le superfici coltivate a soia in Italia hanno riguardato 326.500 ettari, pari al 1,22% in più rispetto all’anno precedente. Dal punto di vista della distribuzione geografica, la produzione è concentrata per il 78% nel Nord Est del paese e la rimanenza nel Nord Ovest, con quote minimali nel Centro Sud. Il Veneto produce poco più della metà (50,6%) di tutta la soia italiana, seguito dal Friuli Venezia-Giulia (17%). In Veneto si è registrata una crescita del 7% circa, in Friuli del 4% (Dati Istat).

L’Italia è il primo produttore di soia della Unione Europea. Nel 2018 la produzione del nostro paese ha fatto registrare una crescita arrivando a 1,13 milioni di tonnellate (+11,7% rispetto al 2017): le rese produttive sono salite da 3,1 a 3,4 tonnellate per ettaro (Dati Istat). 

Nel 2017/2018 la quantità di soia importata in Ue da paesi terzi è stata complessivamente di 14 milioni di tonnellate. L'Italia è stato il quarto paese europeo per importazione di soia, con una quota del 9% del totale importato in Ue.

Per quanto riguarda i prezzi, l’andamento italiano è stato conforme a quello internazionale. Fino all’inizio dell’estate, i valori si sono mantenuti sui 380 euro a tonnellata, scendendo poi a 320 per risalire a 350 all’inizio dell’anno in corso (Elaborazione Terra & Vita da fonte Ismea).

Le superfici destinate alla moltiplicazione di sementi in Italia nel 2018 sono state 11.457 ettari, in calo del 3% rispetto al 2017 (Fonte Crea-Dc).

Fonte: Ufficio stampa Assosementi 


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