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mercoledì 3 aprile 2019


Popillia japonica, speranze affidate a nematodi e funghi

Le speranze di contenimento di Popillia japonica sono affidate a nematodi e funghi. L'organismo alieno, rinvenuto per la prima volta in Italia, nella zona del Parco del Ticino, nel 2014 è ormai insediato nel nostro paese. Il punto della situazione è stato fatto a Torino, durante gli 'Incontri fitoiatrici' organizzati da Agroinnova e UniTo.

A relazionare è stato Alberto Alma del Disafa, UniTo. Secondo gli ultimi dati, a fine 2018, Popillia japonica, coleottero giapponese in grado di causare ingenti danni alle colture, si trovava in Lombardia e Piemonte, precisamente la zona infestata si compone di 233 comuni della Lombardia (Como, Milano, Monza e Brianza, Pavia e Varese) e di 88 del Piemonte (Novara, Biella, Vercelli). La zona cuscinetto per la Lombardia è composta da 177 comuni, per il Piemonte da 108 comuni.

L'insetto, altamente polifago, si nutre di più di 300 specie spontanee e coltivate, è in espansione continua: si pensi che nel 2015 i comuni della zona focolaio in Lombardia erano 11 e in Piemonte erano 6. Dal 2017 è presente anche in Svizzera.

Il coleottero è inserito tra gli organismi da quarantena compresi nella direttiva 2000/29/CE del Consiglio e datata 8 maggio 2000: dal 2016 in Italia vige un decreto di lotta obbligatoria, aggiornato l'ultima volta un anno fa. Moltissime le piante che l'adulto di Popillia japonica attacca: si va da pomacee a drupacee e vite, da mais e soia a pomodori, melanzane e basilico, scheletrizza le foglie ed erode fiori e frutti.

Per contenerlo è stato istituito un tavolo dedicato che comprende le due regioni interessate, il Crea, il Disafa, l'UniPd e il Mipaaft. I Servizi fitosanitari di Piemonte e Lombardia sono impegnati ogni anno nel monitoraggio di P. japonica per aggiornare le aree interessate, per le larve si lavora attraverso carotaggi, per gli adulti invece si utilizzano le trappole.


Fra le strategie di contenimento testate, ce n'è una che ha dato particolari soddisfazioni. Sono stati utilizzati nematodi in grado di attaccare le larve di P. japonica, sia in vaso sia in pieno campo. Particolarmente promettente è H. bacteriophora che però ha il difetto di essere costoso e di avere conservabilità breve.

Per quanto riguarda gli adulti, sono state testate nuove trappole che sfruttano la capacità di alcuni funghi entomopatogeni di infettare il coleottero. L'insetto viene attratto nella trappola, si sporca con il fungo ma non muore immediatamente  e diffonde quindi le spore fra gli altri della popolazione.

Anche nel 2019 andrà avanti l'attività di monitoraggio e contenimento. L'insetto è considerato particolarmente pericoloso, si pensi che negli Usa è presente da oltre un secolo e non si è riusciti ad eradicarlo, causa milioni di dollari di danni ogni anno.

Autore: Barbara Righini 

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a cura di AgroNotizie

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