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Ciliegie venerdì 17 maggio 2019


Anche il Vicentino perde la metà delle Bigarreau

Il maltempo dello scorso weekend ha creato non pochi problemi ai cerasicoltori di Puglia, Emilia-Romagna e Veneto. Dopo avere fornito ieri una panoramica sui danni subiti da aziende pugliesi ed emiliane (clicca qui per leggere il nostro articolo), oggi ci spostiamo nel territorio veneto. Più precisamente a nord di Vicenza, dove si produce la gustosa Ciliegia di Marostica Igp.

E' il Consorzio cooperativo ortofrutticolo di Mason Vicentino, tra le più importanti realtà cerasicole dell'area, a fare il punto della situazione. "Circa il 50% della produzione di Bigarreau se ne è andata a causa di piogge abbondanti e di qualche grandinata", spiega a Italiafruit News il direttore Alberto Viero. "Abbiamo perso tutto il primo strato che era pronto da raccogliere. E' stato un brutto colpo, visto che la Bigarreau rappresenta circa 40% dei volumi complessivi del comprensorio della Ciliegia di Marostica Igp".

La cooperativa diretta da Viero è un punto di riferimento per i cerasicoltori locali: nata nel 1957, conta oggi 130 produttori, dei quali circa 80 sono certificati Igp. Quest'anno, viste le condizioni climatiche negative, l'azienda ha scelto di posticipare l'inizio della raccolta a martedì 21 maggio

"Avevamo programmato di fare i primi stacchi il 12 maggio. Ma il maltempo e il calo termico ci hanno cambiato i piani" evidenzia il direttore. "Le previsioni meteo danno pioggia debole per sabato e domenica. Da metà della prossima settimana, però, dovrebbe arrivare il caldo africano che speriamo possa incentivare i consumi in modo significativo”.

Viero tiene a dedicare una battuta agli sfortunati "colleghi" del Barese, che hanno perso almeno il 50% delle varietà precoci e intermedie, riscontrando danni anche sulla Ferrovia: “Mi dispiace molto per le pesanti perdite che ha subito il comparto pugliese. Nel nostro Paese, purtroppo, l'andamento commerciale di una campagna cerasicola - sottolinea - rimane ancora dipendente dalle disgrazie di altri. Non dovrebbe essere così. "Questa regola può essere cambiata solo seguendo l'esempio di Spagna, Grecia e Turchia, dove la maggior parte degli operatori sono concentrati sulle esportazioni verso Paesi non produttori di ciliegie”.

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