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giovedì 13 giugno 2019


Bonduelle e la Piana del Sele riscoprono la rucola

È la Piana del Sele la protagonista insieme a Bonduelle della riscoperta della rucola. È lei infatti una delle 25 colture protagoniste della Rediscovered Food Initiative, progetto internazionale che indaga la riscoperta delle colture antiche, che furono abbandonate e nuovamente apprezzate solo in tempi recenti. Una riscoperta avvenuta proprio per mano di Bonduelle, che, grazie al lavoro di valorizzazione che porta alla creazione del prodotto di fresco confezionato pronto all'uso, riesce oggi a proporre la rucola a un ampio pubblico che giorno dopo giorno la apprezza sempre più. 

Dai primi del ‘900, i contadini di tutto il mondo hanno iniziato ad abbandonare le colture tradizionali a favore di quelle varietà che assicuravano un più alto rendimento. Il risultato? Oggi, più della metà delle colture vegetali è composta da sole tre coltivazioni: mais, grano e riso. Eppure, esistono colture che sono state recentemente riscoperte, come è il caso della rucola da parte degli agricoltori Bonduelle nella Piana del Sele. La rucola selvatica è una pianta perenne dal sapore forte con foglie allungate e frastagliate, ricca di vitamine ed antiossidanti, un ortaggio già noto dai tempi dei romani (Euruca sativa) che ne decantavano le qualità afrodisiache e addirittura magiche.

La storia della Rucola nella Piana del Sele, il “giardino d’Europa”

Il territorio della Piana del Sele, ampiamente pianeggiante e solcato dal fiume Sele, si estende per circa 5.000 chilometri quadrati nella provincia di Salerno. Questo territorio, che fino all'Ottocento era paludoso, malarico e pressoché invivibile, agli inizi del Novecento è stato sottoposto a numerose azioni di bonifica che ne hanno permesso la coltivazione. Da qui, l’avvicendarsi di numerose colture, dal grano al tabacco, dal pomodoro, fino alle pesche e alle mele, per arrivare agli anni ’70, quando si è registrato un vero exploit del territorio con la coltivazione delle fragole. Ma nella metà degli anni '90, a causa dell'impoverimento del terreno e gli elevati costi di produzione, le fragole hanno lasciato il posto alle coltivazioni orticole, con particolare attenzione alla rucola.

Oggi la Piana del Sele risulta uno dei comprensori più sviluppati della Regione, con centri nevralgici a Eboli e Battipaglia. Il territorio è caratterizzato da condizioni climatiche tipicamente mediterranee con inverni miti ed estati calde asciutte. La Piana del Sele oggi conta circa 6.500 ettari di coltura protetta con circa 17.000 occupati di cui circa 3.500 ettari dedicati alla IV Gamma (pronto all'uso) a cui corrispondono circa 8.000 occupati, e l'area di coltivazione comprende i comuni di: Battipaglia, Bellizzi, Eboli, Pontecagnano, Giffoni, Montecorvino, Serre e Capaccio, nella provincia di Salerno.
Nel periodo invernale la Piana del Sele è considerato il giardino d'Europa: infatti grosse quantità dei prodotti in coltura protetta vengono veicolati in tutta l'Europa del Nord.

Il processo di valorizzazione in IV gamma

È grazie ai processi di lavorazione della quarta gamma che la rucola e la piana del Sele hanno trovato il loro successo. E’ bene sapere che il processo di quarta gamma non trasforma il prodotto agricolo, ma ne valorizza le qualità, attraverso tre punti fondamentali: rigore e tecnica in fase agricola, velocità tra raccolta e confezionamento, mantenimento della catena del freddo. Inoltre, la fase di valorizzazione comprende: l'attività di lavaggio in tre fasi, la cernita e selezione attraverso sofisticate cernitrici ottiche, e dosaggio e confezionamento, tutto rispettando rigorosamente la catena del freddo. 

Questi pilastri hanno contribuito in maniera essenziale allo sviluppo della Piana del Sele attraverso i prodotti di IV gamma, riscoprendo antiche colture e tradizioni nel pieno rispetto delle risorse naturali e del territorio stesso.



Fonte: ufficio stampa Bonduelle


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