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lunedì 17 giugno 2019


Ecco perché va seguito il modello dell'Emilia-Romagna

In occasione della tappa dedicata all'ortofrutta del Grande Viaggio Insieme di Conad, quella di Forlì, per la due giorni romagnola l'insegna della Gdo ha affidato all’istituto di ricerca Aaster il compito di realizzare uno studio socio-economico sul comparto dell’ortofrutta e sulle dinamiche che ne regolano il funzionamento, individuandone criticità e potenzialità.

Il settore è popolato da più di 318mila imprese, conta quasi 472mila occupati, un fatturato di 14,7 miliardi di euro (per le società di capitali), in crescita del 3,2% tra il 2016 e il 2017. Ma - rileva lo studio - il comparto della frutta ancora accusa i colpi della crisi, e soffre nell’export la concorrenza di realtà ben più strutturate. L’Italia è il settimo esportatore mondiale di frutta fresca, al terzo posto in Europa, ma a lunga distanza da Paesi Bassi e Spagna. Le esperienze di aggregazione produttiva, gli investimenti in qualità e sostenibilità, un maggiore sforzo di pianificazione anche in concerto con la Gdo possono però divenire la chiave del rilancio per l’intero settore.

La scelta di Forlì come tappa dedicata all'ortofrutta non è casuale: con una quota del 16% sulla superficie totale, l’Emilia-Romagna è la prima regione per aree dedicate alla coltivazione di frutta, le sue aziende vantano una superficie media di 3,7 ettari, più che doppia rispetto alla media nazionale (ferma a 1,8), e vicinissima a quella della Spagna (3,9).

Partendo da questi numeri, venerdì scorso in Fiera a Forlì l'amministratore delegato di Conad Francesco Pugliese si è confrontato con gli attori del territorio. Moderati dalla giornalista Marianna Aprile, si sono succeduti in due tavole rotonde il sociologo e direttore di Aaster Aldo Bonomi, Francesco Avanzini, presidente di Cpr System e direttore generale operativo di Conad, Simona Caselli, assessore all’Agricoltura, caccia e pesca della Regione Emilia-Romagna, Vincenzo Colla, vice segretario generale Cgil, Lauro Guidi, presidente del Consorzio Agribologna, Roberto Guidi, direzione commerciale Agricola Guidi di Roncofreddo (Forlì-Cesena) e Mirco Zanelli, direttore commerciale di Apofruit.



La ricerca Aaster ha coinvolto grandi realtà produttive, gruppi cooperativi, coltivatori e trasformatori, scavando a fondo tra i problemi di un settore complesso, che nei mercati globali subisce l’efficienza dei competitor stranieri, e in casa è drogato dalle storture di un mercato che troppo spesso antepone alla qualità la quantità a basso costo. Attraverso le testimonianze raccolte si intravvedono però vie e soluzioni per invertire la rotta. Mentre il Mezzogiorno appare ancora penalizzato dalle piccole dimensioni delle sue imprese (il fatturato medio di una cooperativa agricola al Sud è di 1,9 milioni di euro all’anno, contro i 17,4 del Nord) è l’Emilia Romagna a indicare la via maestra per superare la debolezze della filiera ortofrutticola italiana. La regione conta 26 Organizzazioni di produttori (Op) che rappresentano assieme a quelle del Trentino-Alto Adige il 60% delle aziende agricole nazionali, e 6 Associazioni di organizzazioni di produttori (Aop), un terzo di quelle nazionali. Qui sorgono realtà cooperative importanti come Apofruit, Agrintesa, Agribologna, che in virtù dei loro numeri riescono a fronteggiare il mercato, organizzare il lavoro secondo logiche di pianificazione, e, come nel caso di Apofruit e Agrintesa, offrire ai coltivatori servizi di protezione, come polizze che contro le calamità naturali o la volatilità dei prezzi.

L’Emilia-Romagna si contraddistingue anche come territorio di innovazione. Oltre agli investimenti nel settore bio, che in tre anni ha visto un aumento del 95% delle superfici coltivate, il sapiente utilizzo dei fondi comunitari ha permesso la nascita di 93 gruppi operativi di innovazione, formati da centinaia di agricoltori che si sono uniti per condividere sperimentazioni su metodi di coltivazione, conservabilità dei prodotti, nuove forme di produzione di energia e nuovi packaging.

Anche su temi come il packaging e la sostenibilità si giocherà il futuro del settore. Ne sono consce le aziende che, come sottolinea l’indagine di Aaster, vanno sperimentando metodi di coltura finalizzati alla tutela o al ripristino della biodiversità, abbinate a politiche di crescente riduzione dell'uso di agrofarmaci, e studiano nuove confezioni per i loro prodotti, “nella consapevolezza che tra le determinanti delle scelte di consumo di frutta vi è proprio l’aspetto legato alla biodegradabilità delle confezioni”.

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Maicol Mercuriali
Editor - Social Media Manager
maicol@italiafruit.net

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