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giovedì 11 luglio 2019


Frutta e verdura, mercato da rifondare

Pesche di piccolo calibro che non si vendono, nettarine grandi che mancano; albicocche invendibili a qualunque prezzo insieme ad angurie quotate come gioielli. Gli scherzi del clima di questa prima parte d’estate hanno così scombussolato il mercato che, pur con trent’anni di esperienza, non riesco a ricordare una situazione paragonabile.

Non so se si possa davvero parlare di cambiamenti climatici o se non si tratti solo di un ciclo congiunturale sfavorevole, dato che l’orizzonte temporale di queste modificazioni è ancora limitato, sta di fatto che temporali tropicali, bombe d’acqua, grandinate killer e venti di burrasca non sono più eccezioni, ma fanno oramai parte della nostra vita di tutti i giorni.

Parallelamente, la nostra ortofrutticoltura è diventa sempre più specializzata, concentrando territorialmente e temporalmente produzioni sempre più consistenti ma, ahimè, senza la stessa attenzione all’aggregazione dell’offerta e, ancor peggio, senza alcuna proporzionalità alla domanda sottesa, nella erronea convinzione che alla fine - in qualche modo - ogni impresa e ogni areale produttivo collocherà la sua produzione.

Ne è nata una miscela esplosiva altamente instabile di cui tutte le mattine misurate gli effetti nefasti sulla nostra newsletter, tanto che quest’ultima assomiglia oramai più ad un bollettino di guerra che ad un notiziario economico.
Ci siamo talmente abituati a questa situazione che ci sembra normale e crediamo di poterci convivere: ma crisi di mercato sempre più disastrose e frequenti, voragini, eccessi o sovrapposizioni di produzione oramai imprevedibili e ingestibili, ci dovrebbero far comprendere che non possiamo più proseguire su questo schema di business, poiché troppo aleatorio e imponderabile.

E’ venuto il momento di fare un vero salto evolutivo, cambiando “curva dell’esperienza” come si dice in gergo tecnico, anziché lamentarci del competitore di turno, proporre l’unità di crisi del caso o il pannicello caldo come terapia alla nostra malattia oramai cronica.

Che sia tempo di gradi cambiamenti e anche di rivoluzioni copernicane lo capisce pure l’uomo della strada, a cui da qualche tempo, come per miracolo, le case automobilistiche non vogliono più vendere auto ma solo dargliene in uso. E’ lo stesso Signor Rossi che ha dovuto anche cambiare i tempi per la scelta del posto dove andare a cena il sabato, anticipandoli dal pomeriggio dello stesso giorno almeno al mercoledì, perché la clientela del suo ristorante di fiducia è nel frattempo aumentata esponenzialmente grazie a TripAdvisor e TheFork. Che dire poi del rapporto fiduciario con il dentista, base della scelta per la mia generazione, superato completamente da cliniche specializzate che promuovono i loro servizi a prezzi stracciati con affissioni stradali 6x3. Roba dell’altro mondo.

Roberto Della Casa

In questo nuovo mondo non si può più dipendere solo dall’andamento climatico, dalle intuizioni a pelle, dalle sensazioni a pancia e dall’incoscienza, occorre dare anche all’ortofrutticoltura una nuova impronta manageriale, rifondando l’approccio all’attività su basi nuove. Significa, ad esempio, programmare l’offerta sulla domanda gestibile, proteggere le colture fin dove possibile, progettando comunque sbocchi per i possibili eccessi e backup per le carenze (quest’ultimo approccio in America è già regola per lavorare con i retailer), costruendo alleanze e progetti sulle dimensioni che “fanno mercato” e sui valori che “fanno reddito”, non su quello che si riesce a fare. In altre parole: che senso ha fare un impianto per risparmiare millesimi al kg grazie ad economie di scala che obbligano ad aumentare i volumi, se il nostro conto economico per essere sostenibile necessita di un recupero per centesimi  e il mercato è flettente?

Ritengo che sia necessario un salto di approccio al business, quello attuale è oramai superato e i fatti lo dimostrano. Per questo abbiamo pensato di dedicare lo Speciale Frutta e Verdura 2019 a questo grande tema. E’ la ventesima edizione e vorremmo sfruttare questa ricorrenza per misurare lo stato di salute del sistema ortofrutticolo italiano attraverso la convocazione degli Stati Generali, quindi con il coinvolgimento di tutti gli attori della filiera e delle istituzioni, al fine di delineare una strategia per lo sviluppo dell’ortofrutta italiana nel prossimo ventennio.

Forti delle analisi trasversali svolte in questi vent’anni abbiamo individuato 6 temi chiave su cui saranno realizzati i relativi dossier delle criticità. I dossier, oltre che sulla base del patrimonio di conoscenze acquisite, verranno realizzati sulle considerazioni che arriveranno dagli stakeholders e dalle loro rappresentanze anche tramite i sondaggi che lanceremo nelle prossime settimane, così da poter tracciare per ciascun tema linee guida di sviluppo che saranno discusse con le istituzioni e con le forze economiche, politiche e sociali nel corso del workshop di presentazione del rapporto in programma, il prossimo 20 novembre a Milano al teatro Manzoni (cliccate qui per leggere la brochure di presentazione). Insieme si può invertire la rotta e ridare all'ortofrutta il valore che merita.



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