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mercoledì 24 luglio 2019


Prima gli svizzeri: maxi tutele per i produttori

Il protezionismo “moderato” della Svizzera tutela i produttori elvetici di frutta e verdura, che possono così beneficiare di ricavi più consoni al loro lavoro. Un modello difficilmente replicabile in Italia e ancor meno nell’Unione Europea, ma che indubbiamente limita gli effetti negativi della globalizzazione e può generare qualche giustificata invidia nella Penisola, dove molti operatori a monte della filiera sono, anche in questa estate, in balìa della logica del low cost. 



Il meccanismo è piuttosto semplice ma richiede rigore, caratteristica che nella confederazione d'Oltralpe non manca: se per alcune referenze il commercio internazionale è possibile tutto l’anno senza restrizioni per altre - quelle coltivate anche "in casa" - è previsto un periodo amministrato e uno non amministrato in funzione della disponibilità di offerta di merce "indigena". Agli operatori è richiesto un permesso generale d'importazione (Pgi) rilasciato dall'Ufficio federale dell'agricoltura (Ufag). Una rappresentazione grafica dei periodi amministrati, delle voci di tariffa doganale e delle aliquote (variabili) di dazio è disponibile online, sul sito dell'Agenzia delle Dogane, dove è pubblicato inoltre l’elenco dei prodotti in regime "gestito" per i quali si è liberato un contingente, che viene aggiornato più volte a settimana. 

La gestione, infatti, è flessibile: nel periodo “amministrato” quando l'offerta interna non è sufficiente a coprire la domanda, si possono aprire spazi per l'ortofrutta estera; in questo caso, la ripartizione del contingente tra gli importatori avviene in funzione dei volumi commercializzati l'anno precedente da ogni singola azienda.




A febbraio di ogni anno vengono decisi i contingenti validi per l'anno in corso con la ripartizione delle quote tra gli importatori che hanno presentato domanda all’associazione di settore Swisscofel. Gli elenchi sono pubblicati sul sito doganale.

Norme ad hoc impediscono che venga stoccata ortofrutta d'importazione in presenza di merce "indigena". L'amministrazione federale delle dogane controlla regolarmente gli importatori per appurare che i presupposti vengano rispettati. Oltre che per il fresco, il meccanismo vale anche per il prodotto destinato all'industria di trasformazione.  



Un sistema che richiede collaborazione tra istituzione e imprese, precisione, puntualità ma che a quanto pare funziona: lo testimoniano anche alcuni operatori italiani che esportano a Berna e nelle altre città della confederazione. E così, mentre in molti areali vocati della nostra Penisola la frutta estiva resta sugli alberi o viene svenduta, nei supermercati svizzeri i prezzi per i prodotti locali sono sostenuti: la foto sopra, di Carmine Bilotta, mostra albicocche elvetiche in confezione da 2,5 chili in vendita a 17,90 franchi, l’equivalente di 6,50 euro il chilo. 

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