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Frutto della Passione venerdì 2 agosto 2019


Frutto della passione, un nome che inganna

Il frutto della passione o maracujà è originario del Brasile, ma viene coltivato anche in altri Paesi a clima tropicale e subtropicale: pure in Italia ci sono esperienze di produttori di questo frutto (clicca qui per leggere l'articolo). Le tipologie più conosciute sono la maracujà gialla e quella viola.

Perché la maracujà si chiama frutto della passione?

Molti penseranno che il nome sia legato a proprietà afrodisiache del frutto, ma non è così. La denominazione frutto della passione deriva dalla stilizzazione di diversi elementi riconducibili alla crocifissione di Cristo nel fiore di questa pianta, denominata anche granadilla, che i missionari spagnoli avevano individuato nel fiore della passiflora edulis.

Sembra, infatti, che i gesuiti in Sudamerica usassero il fiore della passiflora e la sua complessa struttura per spiegare agli indigeni il concetto della Passione di Cristo.
I missionari ad ogni parte del fiore attribuirono un significato: i filamenti che circondano l'ovario rappresentavano la corona di spine; i cinque stami raffiguravano le cinque ferite inferte a Gesù; i tre stigmi erano invece i tre chiodi piantati nelle mani e nei piedi; i cinque petali indicavano gli apostoli rimasti fedeli; l'androginoforo rappresentava la colonna della flagellazione e, infine, i capreoli erano identificati con i flagelli usati per la fustigazione di Cristo.

Diffusione mondiale della maracujà

A cominciare dal 1800 il frutto della passione ha cominciato a diffondersi nei Paesi della fascia tropicale e sub-tropicale di tutto il mondo, divenendo in poco tempo un’importante coltura commerciale per gli Stati produttori e un ambito frutto esotico per gli altri.
La passiflora edulis è conosciuta in modo diverso a seconda della zona di produzione: Maracuya in Ecuador e Brasile, Parcha in Venezuela, Lilikoi nelle Hawaii, Chinola o Parchita in Porto Rico; sicuramente, però, il nome con cui questo frutto è, oggi, maggiormente conosciuto è l’inglese passion fruit.
In Australia e alle Hawaii, il frutto della passione trovò l’habitat giusto per proliferare e, anche se oggi questi Paesi non riescono più a coprire con la produzione il loro fabbisogno interno, ne rimangono grandi consumatori.
Gli Stati del Sud America sono i più grandi produttori di maracujà e in queste aree il frutto viene consumato principalmente come snack, semplicemente tagliato a metà, o come succo.


I migliori cocktail fatti con la maracuja

Con la maracuja si creano in tutto il mondo cocktail con un meraviglioso gusto tropicale, tra i più famosi ci sono la Batida de Maracujá e il freschissimo mojito maracuja.

Batida de maracuja

Ingredienti:
  • 3/4 oz di cachaca (un tradizionale distillato brasiliano, ricavato dalla canna da zucchero)
  • 2 oz di succo di mela
  • 1/4 oz sciroppo di lime
  • 1 goccia di succo di lime
  • 1 pezzo di maracuja
Procedimento
In uno shaker bisogna mescolare gli elementi e colarli in un bicchiere highball con dentro ghiaccio frantumato.

Mojito maracuja

Ingredienti:
  • 4 cl di rum bianco cubano
  • 3 cl di succo di lime
  • 7 foglioline di hierbabuena
  • 1 maracujá
  • 2 cucchiai di zucchero di canna bianco raffinato
  • ghiaccio sbriciolato grossolanamente
  • Soda

Procedimento
Bisogna spremere il succo di lime e filtrate il succo. Poi si taglia la maracujá a metà e, con un cucchiaino, si toglie la polpa. In un tumbler alto si mette lo zucchero, il succo di lime e la polpa di maracujá e siapplica una leggera pressione sulla hierbabuena. Infine, versate il rum, il ghiaccio, e girate il tutto delicatamente.

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di Francesco Mattioli

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