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giovedì 12 settembre 2019


«Nocciole ko. Ma la frutta secca italiana ha un futuro»

Per la nocciola italiana si preannuncia una “stagione no”, mentre le previsioni sono più lusinghiere per noci e mandorle Made in Italy. E in uno scenario internazionale caratterizzato da numerose complessità, dalla guerra dei dazi Usa-Cina fino a Brexit, Riccardo Calcagni, amministratore delegato di Besana, è realista: il settore della frutta secca non corre più come un tempo, i consumi hanno smesso di aumentare in modo esponenziale e sono entrati in una fase di consolidamento “da gestire con la massima attenzione”, spiega il manager.

Il comparto nazionale della nocciola patisce i danni causati da eventi atmosferici avversi che hanno rovinato buona parte della produzione: “Il raccolto non è dei migliori, non è quello che ci aspettavamo - dice schiettamente Calcagni - Alcuni produttori hanno dimezzato i volumi, altri dispongono e disporranno sì e no di un terzo dei frutti di una stagione normale”. Ma nello scacchiere globale ci sono vari mercati di approvvigionamento: “La disponibilità della Turchia è discreta, il Cile sta diventando un player importante ed è in forte espansione”. E poi ci sono buone prospettive nella Penisola: “L’ingresso in scena della nocciola in Umbria, da noi caldeggiato e seguito attentamente, è destinato a dare risultati interessanti”.



Entra nel vivo intanto il progetto tra Apofruit e Besana per valorizzare la frutta secca Made in Italy. Presentato lo scorso maggio a Macfrut, coinvolgerà duemila ettari con l'obiettivo di salire a 3.500 avvicinando e coinvolgendo produttori di noci, nocciole, mandorle e pistacchi nelle principali aree vocate del Paese, dall’Emilia Romagna al Centro Italia, dalla Puglia alla Campania, alla Sicilia. “Martedì ero in Puglia: tante realtà agricole si stanno riappropriando del mandorlo anche con l'obiettivo di diversificare i rischi legati ad altre colture frutticole. E stanno ottenendo soddisfazione”.
Viene definito buono il raccolto delle noci campane: “Il calibro dovrebbe essere medio piccolo ma la qualità attesa è elevata", spiega Calcagni. "La storica cultivar di Sorrento resta il punto di riferimento”.

Besana non si ferma: “Dall’inizio dell’anno i volumi sono aumentati a fronte di un fatturato sostanzialmente stabile, in quanto il prezzo di alcune materie prime è calato. Il progetto Besana International va alla grande: abbiamo piantato molto nei Paesi dell’Est e i risultati non mancano grazie anche agli investimenti in tecnologie pensati, tra l'altro, per accelerare l’entrata in produzione. Siamo al terzo anno di attività oltre confine e stiamo vedendo e raccogliendo i primi frutti: un fattore importante, anche dal punto di vista psicologico, per i produttori delle aree coinvolte”.



Sempre più accentuato, poi, il processo di verticalizzazione “pensato per avvicinare produzione, trasformazione e distribuzione”, dice il manager. E a proposito di estero, il gruppo parteciperà con uno stand all’Anuga di Colonia a inizio ottobre e a metà novembre esporrà a Shanghai, alla fiera Fhc China

Prosegue, infine, l’impegno nell’ambito della sostenibilità: il Besana’s Planet Friendly Pack, premiato prima dell’estate con l’Inc Innovation Award è frutto del lavoro di un pool di esperti e collaboratori per sviluppare packaging sempre più ecosostenibili, che permettano di ridurre gli sprechi, l’utilizzo della plastica e avere maggior rispetto del pianeta. “In futuro - conclude Calcagni - utilizzeremo soltanto pack che seguano la logica delle tre R: riutilizzabile, riciclabileridotto, con cui si intende non solo la diminuzione del materiale del singolo imballaggio, ma anche delle tipologie di imballaggio per il consumatore affinché non debba districarsi tra diversi materiali”.

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