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venerdì 20 settembre 2019


«Se costiamo di più c'è un perché»

Un marchio unico per il Made in Italy all'estero. Un brand che dia valore alle eccellenze agricole italiane in Europa e nel mondo. Il vecchio pallino di Oscar Farinetti, che l'aveva proposto nell'ormai lontano 2011, viene oggi rilanciato da Giacomo Suglia, vicepresidente di Fruitimprese (Federazione nazionale degli esportatori e degli importatori di ortofrutta) e presidente dell'Apeo (Associazione dei produttori e degli esportatori ortofrutticoli pugliesi).

"Le aziende italiane del nostro settore hanno bisogno di fare capire ai consumatori esteri, e in particolare a quelli europei, le ragioni per cui i nostri prodotti agricoli costano di più - spiega Suglia a Italiafruit News - In Europa arrivano merci deperibili da tutte le parti del mondo, da nazioni extra-Ue che hanno costi (di produzione, manodopera, energia, logistica, ecc.) molto più bassi dei nostri e che sono agevolati dal cambio euro-dollaro. Ma anche all'interno della stessa Unione Europa ci sono Paesi come Spagna, Grecia e Portogallo che propongono i loro prodotti a prezzi con i quali non possiamo assolutamente competere. E nel futuro, probabilmente, la concorrenza sul prezzo non diminuirà”.

Per queste ragioni, Suglia, auspica che il nuovo Governo giallo-rosso e il neo ministro Teresa Bellanova possano dare vita a un Piano strategico per l'agricoltura italiana, anche al fine di difendere la nostra economia, i posti di lavoro e il progressivo abbandono dei terreni. 



"Lo Stato, a mio avviso, dovrebbe avviare un progetto comune di lungo termine per l'intero comparto agricolo - rimarca il vicepresidente di Frutimprese - Un programma che punti, in primo luogo, alla comunicazione del concetto di pulito in Europa. L'Italia, infatti, è il Paese più green al mondo, il Paese con più aziende certificate Global Gap, Grasp e Ifs, il Paese con il maggiore numero di prodotti Dop e Igp e la maggiore biodiversità. Ma i consumatori europei non lo sanno".

Il marchio unico per le eccellenze agricole all'estero, in questo senso, potrebbe costituire uno strumento decisivo proprio per “esprimere” gli elevatissimi standard di sostenibilità alimentare, ambientale e lavorativa che stanno dietro ai prodotti agricoli coltivati in Italia e poi commercializzati in giro per il mondo. “Nessun Paese estero - conclude - ci può battere sul tema del pulito. I nostri prodotti danno garanzie uniche. Tuttavia tantissimi produttori ed esportatori, a partire da quelli ortofrutticoli, fanno sempre più fatica a ricevere la giusta remunerazione”.

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