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lunedì 23 settembre 2019


«Pomodoro da conserva, il prezzo è giusto»

Un’iniziativa commerciale inedita per soddisfare e remunerare tutta la filiera. Si è appena conclusa una campagna "speciale" per il pomodoro da conserva di Coop Italia, che ha coinvolto qualificati fornitori delle aree più vocate del Paese, da Nord a Sud, definendo un prezzo equo in tutte le fasi della catena - dalla raccolta alla lavorazione, dal confezionamento al trasporto - in modo da assicurare marginalità e arrivare sul punto vendita con un'offerta comunque competitiva



“E’andata molto bene e l’anno prossimo riproporremo sicuramente l’iniziativa, ulteriore tassello della campagna Buoni e Giusti”, commenta il responsabile freschissimi Claudio Mazzini (foto sopra). Che sintetizza così il progetto: “Su una campagna storicamente caratterizzata da un elevato grado di incertezza, abbiamo ingaggiato cinque importanti fornitori, elaborato un’analisi dettagliata dei costi definendo, già ad aprile, un prezzo minimo coerente che assicurasse il rispetto della legalità e la giusta marginalità. Abbiamo inoltre lavorato, per migliorare la qualità, sulla scelta delle varietà e alla  definizione di parametri più restrittivi per la selezione, quali: prima categoria, calibro minimo 35/45 e 100% colore.  Due impattanti confezioni da 10 chili, una di plastica e una di legno, hanno valorizzato la materia prima negli store Coop, in cui è stato ribadito l'invito a Scegliere i frutti della legalità”.  



“Siamo soddisfatti - aggiunge Mazzini - in quanto siamo riusciti a coniugare valore economico ed etica per un prodotto che da luglio a settembre registra ancora volumi importanti in Coop, oltre i 2,5 milioni di chili circa. Le sei settimane di campagna si chiudono con un bilancio positivo e le vendite di pomodoro da conserva, alle prese con una stagione complessa soprattutto al Centro Nord, ne hanno beneficiato”.
 
Il costo medio ordinario, precisa il responsabile freschissimi Coop, è stato stimato prendendo come riferimento un impianto a pieno campo dalla resa di 70 mila chili per ettaro. “I produttori bravi hanno guadagnato bene”, annota Mazzini. “Un altro pro di questa iniziativa è che stimola la competitività più sana e spinge a rispettare regole che sono chiare e comuni. In una filiera che spesso in passato ha sofferto un sottocosto selvaggio - conclude -  abbiamo cambiato le carte in tavola proponendo una nuova logica di pensare e operare”.

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