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Clementine mercoledì 6 novembre 2019


«Clementine in svendita? Troppi imprenditori, poche imprese»

"Lo sdegno diffuso in tutto il settore produttivo seguito ai prezzi di vendita ingiustificatamente bassi delle clementine proposti da molte insegne distributive italiane in questo inizio di campagna, deve far riflettere tutti gli attori della filiera": lo scrive Marco Eleuteri, Ad di Op Armonia, imprenditore e attento osservatore del comparto.

"Quando, a fronte di una offerta molto più limitata rispetto al normale, forse la più limitata di sempre, non seguono quotazioni di mercato più alte di quelle realizzate in annate normali, ma addirittura in qualche caso più basse, la distorsione di mercato è evidente. I limiti di un settore estremamente frammentato come quello clementicolo, oggi, sono sotto gli occhi di tutti. Non è l'eccesso di produzione della varietà Comune il problema principale, né la presunta concorrenza "sleale" spagnola, spesso sul banco degli imputati, visto che in questo momento le clementine iberiche si stanno vendendo a prezzi più alti dei nostri, sia in Spagna che nel resto di Europa, dove noi non siamo ormai quasi più presenti: il vero problema è la nostra struttura produttiva altamente disaggregata e enormemente sottodimensionata rispetto alla domanda". 


Murcia: clementine spagnole in vendita a 1,90 euro il chilo da Super Dumbo

"Una situazione che se nel breve periodo può, forse, produrre piccole "rendite di posizione" a qualche attore della distribuzione organizzata domestica - aggiunge Eleuteri - nel lungo periodo impoverisce inesorabilmente l'intero sistema. Del resto, anche la sempre maggiore sensibilità mostrata dai consumatori finali per problematiche "macro" inerenti il rispetto dell'ambiente, la salubrità dei prodotti, la sostenibilità sociale del lavoro, oltre a problematiche "micro" più strettamente aziendali come l'ampliamento del calendario varietale in produzione o il miglioramento delle strutture di confezionamento e conservazione, richiedono investimenti ed adeguamenti strutturali - sia in termini di risorse umane, che di infrastrutture - che gran parte degli operatori attualmente impegnati nella commercializzazione delle clementine non sono in grado, in quanto sotto dimensionati, di sostenere". 

Per quanto riguarda i prezzi nei punti vendita, Eleuteri sottolinea che "fortunatamente ci sono diverse importanti insegne distributive nazionali virtuose non coinvolte in queste svendite di inizio stagione; allo stesso modo gli operatori a monte della filiera più strutturati e organizzati riescono ad ottenere quotazioni più giuste (soprattutto per i propri produttori) e consoni all'attuale situazione di mercato". 

"Tutti gli attori coinvolti nella filiera a mio avviso dovrebbero agire con maggior buon senso e lungimiranza, a partire da quelli che compongono la domanda (essenzialmente le insegne distributive nazionali), visto che sono quasi sempre loro, forti del maggior peso contrattuale, a fissare i prezzi di acquisto, specie con i fornitori più piccoli e disorganizzati, che non avendo canali commerciali alternativi, sono costretti ad accettarli", conclude la sua riflessione Eleuteri. "D'altro canto, i tanti e troppo piccoli operatori di settore, dovrebbero unirsi tra loro, o aggregarsi a strutture organizzate già esistenti: abbiamo bisogno di meno imprenditori e più imprese, perché solo così si può tentare di aggiungere valore alla produzione, anziché toglierle quel poco che le è rimasto come si sta facendo ora".

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